Dalla Guerra alla Resistenza

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Il 25 aprile è la festa della liberazione, la liberazione dell’Italia dal nazifascismo, la liberazione dalla guerra. Non solo, in questa data, si ricorda la fine della Seconda Guerra Mondiale (salvo eccezioni, tra cui la lotta ad oltranza del Giappone), ma si celebra anche un evento che rappresenta anche la fine della guerra, tradizionalmente intesa, per il mondo occidentale, che sul suo suolo non ha più conosciuto veri e propri conflitti cruenti. È una festa nazionale importante quella che si festeggia in Italia a mezza primavera, anche se, oramai, per lo più, certe ricorrenze scivolano addosso come un regalo difficile da capire. Perché se uno non ha vissuto sulla propria pelle la paura dei bombardamenti, le corse verso i rifugi, gli abbandoni dei figli e dei mariti che andavano al fronte, non può interamente comprendere certi eventi e la festa nazionale può rappresentare solo un giorno di vacanza in più. Oltretutto la conoscenza sovente è un fatto che si costruisce su umori, su ferite, su stimmate… su cose che segnano il corpo o l’anima.

Per le giovani generazioni di questi ultimi decenni la guerra è fortunatamente un fatto lontano, i nati dopo la prima metà del Ventesimo Secolo sono stati risparmiati da certe ferite: i conflitti, per loro, sono stati e sono solo qualcosa da vedere in televisione, al cinematografo o da ascoltare nei racconti, cose distanti, che solo gli altri sperimentano.

Eppure il 25 aprile del 1945 è la data che ha segnato la fine dell’ultimo conflitto che l’Italia si è trovata ad affrontare sul suo suolo e non solo, che ha interessato da vicino, non soltanto i militari, ma anche i civili, le donne, i vecchi, i bambini… ed ha rappresentato la liberazione dai quei regimi sperimentati dai nostri padri, dai nostri nonni, dai nostri avi. Non dimenticare è dunque doveroso. Come è doveroso festeggiare il 25 aprile con consapevolezza, ricordando gli eventi storici che ad a questa data portarono.

Dopo che in Italia si era sviluppato il Fascismo (nel 1919 Massolini aveva fondato i Fasci di combattimento e nel 1921 era nato il Partito Nazionale Fascista) e, in Germania, Hitler era salito al potere (1933), la Seconda Guerra Mondiale, come il Fürer, che ad essa aveva dato avvio, furono, come è stato detto, una frattura nella storia europea. Il nazismo tedesco aveva cavalcato lo spirito di rivincita conseguente al dicktat imposto dai vincitori dopo la Prima Guerra Mondiale, che aveva visto la Germania annaspare sotto la difficoltà dei debiti, dell’inflazione, della disoccupazione, a causa delle pesanti penalità a cui i vincitori della Grande Guerra l’avevano sottoposta e a cui la cattiva congiuntura economica l’aveva destinata. Hitler, in un momento di crisi profonda, aveva cavalcato l’orgoglio tedesco, promettendo crescita economica, piena occupazione, lotta contro gli ebrei e nel giro di pochi anni aveva trascinato, complice una certa politica europea, i tedeschi, l’Europa, l’ Italia, il mondo… verso la guerra.

Nel 1939 era scoppiato il Secondo Conflitto Mondiale, che solo nel 1940 aveva visto l’Italia scendere in campo. La Germania aveva invaso la Polonia, ad est, dove i tedeschi avrebbero conquistato lo spazio vitale, poi la Francia, attraversando il Belgio e l’ Olanda neutrali ed era ben presto diventata padrona di mezza Europa. Ma, dopo il mancato piegamento dell’Inghilterra, duramente bombardata, e le prime sconfitte, iniziate con la sanguinosa battaglia di Russia (paese invaso nel 1941 e attaccato quando il Fürer aveva deciso di dichiarare guerra anche a questo stato, suo alleato dal 1939) Hitler aveva conosciuto le prime disastrose ritirate, complici il freddo, la neve, la tenacia dei russi che avevano combattuto casa per casa. Sempre nel 1941 anche il Giappone, alleato tedesco, aveva indotto l’America a scendere in campo, dopo l’attacco di Pearl Harbor. Ben presto le potenze antifasciste, gli Stati Uniti d’America, l’Inghilterra, la Russia, la Francia si erano coalizzate, mettendo a punto strategie comuni, per fronteggiare il nazifascismo.

L’Italia che, combattendo accanto ai tedeschi, era stata sconfitta in ogni dove, contro le potenze occidentali, in Grecia e sul fronte africano, il 24-25 luglio del 1943 votò la sfiducia a Mussolini, determinando la caduta del Fascismo e ponendo le basi per un’alleanza coi paesi antifascisti. L’8 settembre del 1943 di fatto l’Italia iniziò a combattere insieme agli ex nemici, agli Alleati, e a guerreggiare contro i Nazisti ed i Fascisti. I primi, i tedeschi, si trovavano in Italia, i secondi, dopo la liberazione di Mussolini, prigioniero sul Gran Sasso, effettuata dai paracadutisti tedeschi, avevano fondato la Repubblica di Salò. L’Italia era così divisa. Al di sotto della linea Gustav, nell’Italia del Sud, c’era il governo regolare, c’erano il Re ed il Governo con l’esercito italiano e gli Alleati (sbarcati in Sicilia nel luglio del 1943). Al di sopra della linea Gustav, nell’Italia del Centro e del Nord, la nostra penisola conobbe quel tragico evento passato alla storia col nome di Resistenza, cioè di guerra partigiana per la liberazione dal nazifascismo e dall’occupazione tedesca.

Il fenomeno della Resistenza non fu solo italiano – il termine pare sia stato utilizzato per la prima volta da De Gaulle, che da Londra invitava i francesi a resistere – ma anche europeo e consisteva genericamente nel resistere al nazifascismo. In Italia, dopo la caduta del Fascismo, ci fu una guerra parallela portata avanti, da un lato dall’esercito italiano, insieme agli Alleati, che erano sbarcati nel Sud della nostra penisola, e dall’altro lato dai partigiani. Il 25 aprile del 1945 segnò dunque la fine della guerra di Resistenza, rappresentò la liberazione dell’Italia dal nazifascismo e costituì la fine (per l’ Italia) della Seconda Guerra Mondiale. Il 28 aprile Mussolini fu catturato e ucciso. Il suo corpo insieme a quello della sua amante, Claretta Setacci, venne appeso per sfregio a piazzale Loreto, a Milano, là dove alcuni partigiani erano stati massacrati.

Gli anni della Resistenza furono duri e sanguinosi, in Francia, nella Jugoslavia, in Italia… Per la nostra penisola i tedeschi avevano varato una legge, secondo cui per ogni loro soldato massacrato si sarebbero dovuti uccidere 10 italiani. Per questo motivo la strage delle fosse Ardeatine, del marzo del 1944, vide il massacro di 335 italiani, dopo che 33 tedeschi erano morti a Roma, nell’agguato di via Rasella. A Marzabotto nel settembre del 1944, un’intera città venne rasa al suolo. Sulle Alpi, nel Nord d’ Italia, la Resistenza durò più a lungo e fu più dura che altrove, dato che gli Alleati avevano scelto di liberare l’Italia partendo dal Sud. Numerosi sacrari ricordano il sacrificio compiuto dai soldati a causa di questa guerra sanguinosa. Uno per tutti, la Casa della Resistenza, a Fondotoce di Verbania.

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