Partito del Sud: il regno dei due leader

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lombardo-micciche400Chiunque pensava che dopo il 1860 non si sarebbe più tornati a rivangare l’ideale borbonico del Regno delle due Sicilie, si sbagliava.
Annunciato, smentito, rinviato, caldeggiato. Che sia una “chiacchiera da transatlantico” o un dato di fatto, del Partito del Sud se ne parla con sempre più insistenza. Un cantiere politico che vedrebbe tra i progettisti Raffaele Lombardo (Mpa) e Gianfranco Micciché (Pdl). Tra i promotori anche Antonio Martino, ex ministro e fondatore di Forza Italia, che starebbe redigendo il programma del movimento. L’intento è quello di dar vita ad un partito delle autonomie attento alle ragioni del Sud come premessa per lo sviluppo di tutte le Regioni. Sembra tornare ai tempi del meridionalismo degli anni cinquanta, ma qui in ballo non c’è la Cassa per il Mezzogiorno.
Un partito che ufficialmente non è ancora nato e già fa parlare di sé, soprattutto in casa propria, dove tra i promotori Lombardo e Micciché incomincia a non esserci uniformità di vedute, tanto da dar vita a due distinte entità politiche.
Lombardo vorrebbe acquisire un consenso traversale, che aprirebbe le porte anche, e soprattutto, agli scontenti del PD (Bassolino e Loiero di cui avrebbe già l’appoggio) per volgere alla conquista di Campania e Calabria. La Lega Nord ha elargito la sua benedizione. Di Pietro, invece, ha escluso ogni possibile alleanza.
Di altro avviso Micciché e Martino che, non solo non vogliono recidere il cordone ombelicale con il Pdl, ma sarebbero più propensi a far rientrare nelle loro grazie l’Udc (soprattutto dopo la delusione dell’esclusione del partito centrista dalla giunta della regione Sicilia causata dal clamoroso rimpasto operato da Lombardo).
Micciché è comunque fiducioso che la sua posizione e quelle di Lombardo possano giungere ad un punto di incontro. Un’apertura che Lombardo, tra le righe, rifiuta nettamente: “Il Partito del Sud per cui lavoro sarà svincolato da qualsiasi appartenenza e legato al territorio”.

Micciché, intanto, tra giovedì e venerdì si è incontrato a Sorrento con una ventina di fedelissimi (tra cui Dell’Utri, Martino e una fugace Prestigiacomo; assente Lombardo) per fare il punto della situazione. L’obiettivo è far crescere il Partito del Sud (di cui già sarebbero stati depositati i possibili nomi: “Le ali del sud” o “Forza sud”) sotto l’ala protettrice del Pdl e non in netta ostilità con esso.
Al di là delle possibili alleanze, allo stato attuale, quel che è certo è che il Partito del Sud non fa dormire sonni tranquilli in casa Pdl. Lombardo, con il suo Mpa, gode già di un nutrito seguito in Sicilia. Se il consenso dovesse allargarsi, il Pdl si troverebbe stretto in una morsa tra Lega Nord e Sud che ne limiterebbe molto il margine operativo e l’egemonia, sinora, incontrastata. Ipotesi tutt’altro che campata in aria, stando agli ultimi sondaggi.
Micciché aveva addirittura annunciato di aver ottenuto l’appoggio di Berlusconi, notizia non si sa sino a che punto veritiera dato il malessere mostrato apertamente in diverse dichiarazioni dai luogotenenti azzurri: Verdini, Quagliarello, Bocchini, Cicchitto. Categorico il dissenso di Alfano: “Il Partito del Sud esiste già ed è il Popolo della libertà”. Lapidario Gianfranco Fini: “Un partito del Sud non serve, serve un partito nazionale che faccia davvero gli interessi del Sud”. Feroce Gasparri, che ha definito il movimento: “una discarica dove raccogliere politici falliti in cerca di poltrone insieme a megalomani e mancati ministri”. Freddo anche il senatore Giuseppe Firrarello, uno di quelli che in Sicilia contano ancora e parecchio. Una presa di distanza evidente e quasi unanime, tanto da costringere Berlusconi ad invitare Micciché e Dell’Utri ad Arcore, il 13 luglio, per imporre non l’auspicata benedizione paterna ma il suo veto all’iniziativa, mettendo però nel piatto un pacchetto di misure a favore del Mezzogiorno che dovrebbe essere varato a breve. Micciché non crede nei miracoli “è da un anno che Il Governo non dà niente di niente al Sud”, ma ha altresì dichiarato che in base al valore di ciò che verrebbe realmente concesso potrebbe “valutare la situazione, assumere un atteggiamento diverso”.

Lombardo, intanto, dal risultato positivo delle europee, seppur limitato alla Sicilia, si è sentito investito di un compito politico, “in hoc signo vinces”, ed ex facto ha dato il via all’iniziativa. Il nome è pronto: “Alleati per il Sud”. L’aut aut a Micciché chiarissimo: “deve tagliare il cordone ombelicale con il Pdl” precisando che “il Partito del Sud esiste già nei fatti ed è il Movimento per l’Autonomia”.I sottogruppi dell’Mpa presenti in Camera e Senato sono stati concertati con un intento evidente. “Noi siamo qui, vediamo chi ci sta”, ha affermato, “con i fatti, però, non con le parole: per difendere la nostra gente bisogna andare anche contro il premier”. Una dichiarazione di intenti confermata dalle ulteriori affermazioni: “Ci svincoliamo dai voti di fiducia al Governo. O Berlusconi rispetta i patti, a partire dai quattro miliardi di fondi Fas che spettano alla Sicilia, o siamo pronti a rivedere la nostra presenza nell’esecutivo”. Il tutto è chiarito in una nota inviata al Presidente Berlusconi, informandolo che, pur sostenendo la maggioranza, non voteranno provvedimenti che siano contro il Sud. “Se devo scegliere tra sostenere il governo e il mio popolo non ho dubbi: valuteremo volta per volta”. Prove generali di ricatti di stampo leghista o di trasformismo?
A fugare ogni dubbio, Raffaele Lombardo chiarisce che il suo è un ruolo di nobile difensore del Meridione: “C’è un intero popolo che sta naufragando, chi non è andato via fa la fame, oppure elemosina un posto di lavoro”. “Non posso accettare cose che massacrano il mio popolo”. Sarà un novello Ducezio? Lui lo smentisce: “il nuovo soggetto non nasce per volontà di un uomo ma per volontà del popolo autonomista”.

Quale che sia la strada che le due entità prenderanno, attenendosi ai fatti e non alle opinioni personali, rimangono parecchie riserve sull’iniziativa Partito del Sud.
In primo luogo per le personalità coinvolte. Figure affatto nuove, esponenti di quella classe politica di cui fanno parte e che ora osteggiano. Che hanno ricoperto incarichi di una certa rilevanza, con risultati sotto gli occhi di tutti. Lombardo è stato vicesindaco di Catania durante la famigerata amministrazione Scapagnini, Presidente della Provincia di Catania ed attualmente è Governatore della Regione Sicilia. E’ anche il leader del Movimento per le Autonomie, partito politico che fa della difesa degli interessi della Sicilia la propria bandiera, rivendicando una maggiore autonomia, magari dimenticando che la regione dispone di uno statuto che le conferisce un numero elevato di poteri, da sempre inutilizzati. Gianfranco Micciché è stato viceministro dell’Economia nel secondo governo Berlusconi e, successivamente, ministro per lo sviluppo. Antonio Martino è stato ministro degli Esteri e della Difesa. Su Marcello Dell’Utri poi inutile spendere più parole di quelle che sono contenute nelle sentenze giudiziarie che lo riguardano. In sintesi, gente che nel corso di una lunga e navigata carriera politica, il suo contributo a determinate scelte politiche ed economiche, ora considerate dannose per il Sud, lo ha dato approvando con il proprio voto dagli scranni del Parlamento o di Palazzo Chigi. Sarebbe curioso chiedersi a cosa sia dovuta questa repentina illuminazione sulla via di Damasco.
In secondo luogo, sulle reali intenzioni del movimento. Si parla sempre di riscatto economico del Meridione, di grandi opere, ma si tace del tutto sul problema criminalità organizzata, come se fosse un aspetto di rilevanza secondaria e non un’emergenza sociale. Si tace anche sulle responsabilità storiche di una classe dirigente a cui si devono molti dei guai del Sud.
Rimangono alla base anche problemi di coerenza. Lombardo tuona contro il Nord (e nei confronti colui che è considerato il simbolo del depauperamento del Sud a favore del Settentrione, ovvero il Ministro Tremonti). Salvo, poi, stringere alleanze con la Lega Nord. In un agenzia del 12 luglio si legge “la Lega è l’unico interlocutore politico che abbiamo”. Non che sia una novità, Mpa e Lega sono anche stati alleati alle ultime elezioni politiche. Fortunatamente l’elettore quando vota, giustamente, non dà peso alle goliardate di alleati come Salvini, Speroni e Borghezio.

foto: www.osservatorio-sicilia.it

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