Influenza A: il virus colpisce i fatti

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swineflu400Il virus della nuova influenza A H1N1 sta mostrando una capacità di contagio elevatissima, ben più rapida di quella delle pandemie del passato. Evento che ha spinto l’Oms a suggerire alle varie autorità sanitarie nazionali di non perdere più tempo nel computare il numero di contagi, limitandosi solo ai decessi, nonché ai casi insoliti e particolarmente gravi per monitorare l’evoluzione della patogenicità del virus.
Una dichiarazione che in realtà, più che allarmismo, cela il disordine ed il caos con cui le statistiche sono state raccolte, tanto da reputarle poco affidabili. Incongruenza messe in evidenza da uno studio dei ricercatori dell’Imperial College di Londra, pubblicato sul British Medical Journal. Sembrerebbe, infatti, che un elevato numero di persone contagiate dal virus non sia stato conteggiato a causa dei lievi sintomi. Allo stesso modo, alcuni decessi apparentemente attribuibili ad altre cause, sarebbero invece da imputare alla nuova influenza, poiché in diversi paesi poveri non si è stati in grado di isolare il virus sin dall’inizio.  Attualmente la mortalità rilevata è di 5 decessi ogni mille contagiati (paragonabile a quello dell’influenza stagionale nei paesi occidentali). Se molti malati sfuggono al conteggio, ciò indicherebbe una mortalità relativa ancora più bassa. Ciò genererebbe le incongruenze registrate, come ad esempio l’elevato numero di decessi in Messico rispetto a Stati Uniti ed Europa.

Tale clima di incertezza, però, non è esente da conseguenze, come dimostrato dalle dichiarazioni da parte dei vari organismi sanitari, poco chiare e talvolta contrastanti fra loro.
L’Oms stima in meno di 100mila i casi nel mondo, i Centers for disease control americani calcolano invece che i malati siano già più di un milione. La Gran Bretagna prevede per la fine di agosto un numero di contagi di 100.000 unità al giorno. In Italia la settimana scorsa le autorità sanitarie hanno diffuso stime sulle possibili vittime che oscillanti tra 2.500 e 25mila. Il viceministro della Salute Ferruccio Fazio ha fatto sapere che i contagi a potrebbero raggiungere il picco di 13 milioni, poi scesi a 4 milioni.
Un valzer di cifre che non fa altro che generare ulteriore confusione e timore.

Quale che sia lo stato reale di pericolo, attualmente l’unico argine alla diffusione della malattia è il vaccino. Lo ha ribadito anche il commissario europeo per la salute Androulla Vassiliou, stimando in 60 milioni le persone più a rischio che in Europa dovranno essere vaccinate, in via prioritaria, contro la nuova influenza. Saranno loro a cercare di creare una barriera contro il contagio anche perché, come rimarcato dalla stessa Vassiliou, “non ci sarà il vaccino per tutti” lasciando aperti scenari inquietanti. In ogni caso, criteri e strategie di vaccinazione a livello comunitario saranno decise in ottobre, in occasione di un incontro dei ministri della Sanità dell’Unione che si terrà a Bruxelles.

Quella per la produzione di vaccini contro l’influenza suina è una corsa contro il tempo che, però, potrebbe avere conseguenze paradossali. Lo ha evidenziato Adam Finn, uno dei maggiori esperti britannici di vaccinazione, timoroso che la fretta non potrà garantire che i vaccini vengano testati , con conseguenze in termini di efficacia ed effetti collaterali, soprattutto tenuto conto che si tratterà di una terapia farmacologica non certo lieve. Una situazione simile a quella che accadde con il programma di vaccinazioni del 1976 in Usa, quando l’effetto collaterale fu la sindrome di Guillain-Barre.

Intanto, sul fronte ricerca Anthony Fauci, direttore dell’Istituto per le malattie infettive (Niaid) dei National Institutes of Health (Nih) degli Stati Uniti, pur invitando non abbassare la guardia su eventuali mutazioni del virus, è ottimista: “che sia sostanzialmente identico dall’inizio dell’infezione è comunque una buona notizia”, ha sottolineato.

foto: Ansa

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