17 anni dopo in Via D’Amelio

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DSC00872Entrando in Via D’Amelio si respira un’aria strana, quasi surreale. È difficile frenare le emozioni quando ti trovi davanti al palazzo che 17 anni fa vide esplodere una speranza siciliana. Furono ammazzati dal tritolo il giudice Paolo Borsellino e gli uomini della scorta.

Il 19 luglio ricorre l’anniversario e anche quest’anno davanti all’ulivo che ricorda il giudice palermitano si è ricordata quella strage. Ma non è una commemorazione, come tiene a precisare Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, è una giornata di lotta alla mafia, una giornata per chiedere dov’è finita l’agenda rossa di Borsellino. Per chiedere giustizia. Giornata che ha visto l’assenza delle istituzioni e proprio ad esse le critiche dal palco, situato in Via D’Amelio, sono rivolte. Non ce n’è per nessuno, da Berlusconi a Napolitano, passando per Schifani. Ma l’altra assenza pesante è quella dei palermitani. “Dove sono?” si chiede qualcuno dal microfono, e qualcuno intona “vergogna, vergogna, vergogna”. Si possono contare tre, quattro lenzuoli bianchi appesi ai palazzi.

La mattinata è segnata dallo sconforto per una Via D’Amelio semivuota, mentre dal palco si susseguono giornalisti e vittime della mafia, come Pino Masciare e la sua famiglia. “Speravo che i palermitani si svegliassero. Al di là del comitato organizzatore, qui non c’è nessuno. Palermo ha dimenticato la promessa fatta nel giorno del funerale di Paolo. Evidentemente l’attrattiva di una giornata al mare è stata più forte. Purtroppo molti condomini di Via D’Amelio il 19 luglio chiudono casa e si trasferiscono infastiditi dalla confusione”, sbotta Salvatore Borsellino.

Ma piano piano la gente cominicia ad affluire. Ci sono i ragazzi calabresi di Ammazzateci tutti, quelli di Addio Pizzo, ci sono i Boy scout, i Grilli di tutta italia e pure di Londra. Si intravede Beppe Lumia, vicepresidente della commissione antimafia, c’è Leoluca Orlando, è presente pure Sonia Alfano che più tardi dal palco ricorderà Giuseppe Gatì, il contestatore di Sgarbi, morto sul lavoro. La gente continua ad affluire e dal palco si susseguono gli interventi come quello di Federica da Roma, “sono venuta per il mio paese” e continua “avevo un biglietto per Londra e l’ho strappato. Io non parto, voglio restare qua”. Applausi ed emozione. Interviene pure, in collegamento telefonico, Marco Travaglio denunciando il filo diretto tra Provenzano e Berlusconi e il presunto appoggio politico all’attuale presidente del consiglio del primo in cambio di una rete televisiva.

Le fatidiche 16.55.20 secondi, orario dell’esplosione, si avvicinano.

Parla Goacchino Genchi sferrando una dura critica al malaffare. L’orario dell’attentato si avvicina sempre di più. Un minuto di silenzio interminabile, rotto soltanto da un pianto. Un pianto straziante. E in mano le agende rosse per chiedere “dove è finita l’agenda rossa di Paolo Borsellino?”

Il silenzio è rotto da un recital sul giudice palermitano.

Si intravede Rita Borsellino, visibilmente commossa. Dal palco intanto Rosario  Crocetta non si mostra clemente  con la mafia, “la lotta alla mafia deve essere al primo posto nell’agenda politica”.

Alle 18 parte il corteo che termina in Piazza Maggione per assistere al recital di Giulio Cavalli, attore settentrionale minacciato dalla mafia. Le persone che sfilano forse non erano quelle sperate ma è un corteo rumoroso ed imbarazzante per le istituzioni che hanno preferito disertare.

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