Duetto

Print Friendly, PDF & Email

duetto

Sul palcoscenico soltanto due attori. Un unico atto per “Duetto”, spettacolo al quale abbiamo assistito nella serata, finalmente dall’aria godibile, di domenica 26 luglio presso il cortile Platamone di Catania. Si tratta di un libero adattamento de “La Locandiera” di Carlo Goldoni curata, diretta ed interpretata da Marcello Scuderi. Sopra titolato in italiano, recitato in lingua francese, secondo la traduzione aderente al testo di Pierre-Yves Leprince e di tanto “pepato” dal napoletano di Vittoria Scognamiglio che è Anna/Mirandolina sulla scena.

Pochi gli spettatori ma selezionati, attenti a non farsi sfuggire la singola parola, la singola traduzione. I pratici ed essenziali costumi sono di Sam Ya Teboursouki, la musica di Paolo Rizzotti, la coreografia di Elena Papulino. L’assistente alla regia è Antonio Palermo, le foto di scena affidate a Rosario Caltabiano. Partecipa all’allestimento l’équipe tecnica del Teatro Stabile di Catania nella persona del direttore Franco Buzzanca.

La storia gira intorno ad un’attricetta raccomandata dal solito politico di turno. La realtà si mescola alla fantasia creando un cocktail assolutamente garbato e scorrevole. Marcello Scuderi è il regista designato a fare il provino ad Anna che, al principio, la tratta con distaccato e con educato “disprezzo” creando in lei reazioni schiette in un verace napoletano.

Come Luigi Pirandello a ragione asseriva, la vita è un enorme palcoscenico dove ogni uomo-attore recita la parte assegnatagli dalla vita. E’ questo il messaggio fondamentale della commedia: recitando creiamo la verità, recitando ci innamoriamo, soffriamo, gioiamo, ci accapigliamo, speriamo nel mistero del futuro, giochiamo con l’ardore delle nostre aspettative.

Anna calca il palcoscenico mostrando un palpabile imbarazzo. Ha di fronte uno sconosciuto, un regista che giudicherà la sua prova d’attrice. Si muove convulsamente, passeggia avanti indietro, accende una sigaretta per smorzare l’imbarazzo e poi…squilla quel “maledetto” telefono cellulare, quell’invenzione assurda dell’uomo che ci ha schiavizzati fino al midollo, ci ha assoggettati alla sua deplorevole volontà. I due personaggi dibattono, litigano. Anna si sbraccia animatamente in un gioco sottile di provocazioni, di pungente ironia utilizzando il copione in lingua francese de “La locandiera” come mezzo di seduzione inconsapevolmente studiata.

I tre atti della commedia fanno il resto. Il Cavaliere che non si è mai innamorato di alcuna donna perché le donne sono per lui ingovernabili, privi di interesse alcuno. Mirandolina abituata alle continue attenzioni di tutti gli avventori che sostano presso la propria locanda. L’orgoglio dei due che diventa una matassa da dipanare, diventa una guerra da vincere. Accanimento bramosia, contenimento, sospetto, gelosia. Ci sono tutti gli ingredienti per fare innamorare le due anime. Accade questo, come da manuale. Il Cavaliere parte perché Mirandolina sposa infine il suo fedele servo Fabrizio, Anna ottiene la parte in un gioco di sguardi e sensuali movenze, Vittorio passa dalla finzione al desiderio di lei. La fantasia diventa realtà. Il teatro diventa vita.

Encomiabili i due attori, bravissimi nel gestire la scena in un “Duetto” armonico, operoso, intonato. Li abbiamo incontrati alla fine dello spettacolo: la loro umiltà ha firmato la loro grandezza.

“That’s amore”, direbbe Dean Martin. Canzone con la quale si chiude, tra gli applausi più sinceri, un immaginario sipario sul palcoscenico. Si prepara alla riapertura quello che ci riporta alla vita.

L’immagine è tratta dal sito: iicgrenoble.esteri.it

1 commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*