Intolleranza lega…lizzata

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salvini

Il recente decreto sicurezza, con l’introduzione del reato di clandestinità e la schedatura dei senza fissa dimora, ha dato origine a clamore e critiche. Ma non è che la punta di un iceberg che, sotto il pelo dell’acqua, rischia minacciosamente di far naufragare la coscienza di quell’Italia che ancora vuol dirsi civile.
Verrebbe da chiedersi cosa stia accadendo al nostro Paese.
Gli episodi politici che negli ultimi giorni sono stati registrati, non solo sono inqualificabili per una nazione che si dica moderna e progressista, ma sono per loro natura impossibili da inquadrare. Si potrebbero, con un giudizio piuttosto sommario, definire atti di razzismo. Ma il razzismo, in sé, presuppone una sua ideologizzazione, una schematizzazione, una teorizzazione della supposta superiorità avvalendosi del sostegno di supporti pseudoscientifici e storici. Qui, invece, ci troviamo innanzi ad episodi di bieca ignoranza, di mera e conclamata stupidità. Difficile trovare altre parole che possano rendere al meglio il senso di simili atti. Il che non è una attenuante. L’ignoranza è un male difficile da combattere. Un parassita che una volta attecchito, difficilmente si sradica e che, purtroppo, rischia di diffondersi sul fertile terreno dell’inerzia mentale e del mancato esercizio del raziocinio.

Il caso più eclatante delle ultime settimane è quello di Matteo Salvini, deputato alla Camera, parlamentare europeo e capogruppo della Lega Nord al comune di Milano, già noto alle cronache marziane per aver proposto l’istituzione di vagoni della metro separati per gli extracomunitari. Oggetto della vicenda un video girato al raduno di Pontida, durante il quale l’emerito goliarda si è cimentato in un coro di dubbio gusto e discutibile ironia contro i napoletani. Inevitabile, che scoppiasse un putiferio politico con l’opposizione a tuonare, la maggioranza a calmierare, il Presidente del Consiglio ad ignorare. Altrettanto prevedibile che il “senatur” Bossi desse alla vicenda un peso pari alla classe del suo adepto, cioè nullo. Il protagonista della vicenda si difende trincerandosi dietro l’innocenza di un coro da stadio. Del resto come dargli torto? C’è qualcuno ancora a disposto a credere che la classe politica italiana debba avere uno stile di vita ed una morale consona al ruolo che ricopre? Allora che si metta tutto nel calderone, insieme con gli “utilizzatori finali” di escort e ai degustatori di mortadella. Noblesse oblige. L’incompatibilità con il mandato europeo giunge quale deus ex-machina a risolvere salomonicamente la questione, imponendo a Salvini le dimissioni da deputato. Chiunque ne senta la nostalgia, però non disperi. Fortunatamente il nostro allegro buontempone rimane in carica al Parlamento Europeo, dove potrà portare avanti la linea che rese celebri Speroni e Borghezio.

Se tale episodio amareggia, con un certo sforzo di astrazione mentale, si può invece etichettare come folkloristica l’inaugurazione del Polo della Cinematografia Lombarda, il 13 luglio. Una Cinecittà padana, una Hollywood lombarda, fortemente voluta da Bossi “per dare voce alle storie lombarde e padane” e, come sottolineato da Castelli, salvaguardare la cinematografia dalla dittatura del linguaggio romanesco (“ascoltare attori che lo parlano in ogni contesto geografico è insopportabile”). Sembra di essere tornati ai tempi del Min.Cul.Pop., invece siamo in pieno terzo millennio. All’inaugurazione hanno gioiosamente partecipato Sandro Bondi e Giulio Tremonti, in pratica coloro che possiedono una certa responsabilità sui recenti tagli ai fondi per la cultura e lo spettacolo.

Purtroppo, la vita non è un film e c’è ben poco da ridere sulle iniziative varate in questi giorni da alcuni enti locali.
Cristiano Borghi
, assessore alla polizia locale e alla sicurezza pubblica del Comune di Gerenzano, in provincia di Varese, è l’artefice di un appello apparso sul bollettino ufficiale del Comune. L’incipit è a dir poco aberrante: “questa amministrazione monocolore leghista, che guida il Comune ormai da diversi anni, non ha mai – e sottolineo mai – agevolato l’afflusso nel nostro paese degli extracomunitari”.  L’opera dell’ingegno prosegue con l’elencazione di tutte le iniziative varate dall’illuminata amministrazione, quasi sempre consistenti nel negare qualunque concessione agli extracomunitari (costruzione luoghi di culto, sosta temporanea, sussidi, case popolari),  tra cui lo sportello civico per denunciare gli irregolari, con garanzia di anonimato. A degna conclusione giunge l’esortazione al cuore del popolo:“non rendete vani i nostri sforzi: chi ama Gerenzano non vende e non affitta agli extracomunitari. Altrimenti avremo il paese invaso da stranieri e avremo sempre più paura a uscire di casa!”. Per buona sorte e buon senso, la reazione non è mancata, con la parte più civile degli stessi abitanti riuniti nel “Comitato Gerenzano Accoglie” con lo scopo di favorire l’integrazione degli stranieri.

Una buona notizia viene dal Tribunale del Lavoro di Milano che ha accolto il ricorso del marocchino Mohamed Hailoua contro l’Azienda di trasporti milanese, la quale ha negato l’assunzione a causa di un regio decreto del 1931 che prevede l’obbligo di cittadinanza italiana per poter lavorare nel trasporto pubblico. La sentenza, penalizzante ed oltraggiosa nei confronti di un ente che ha fatto il proprio dovere con zelo e non comune diligenza, non poteva sfuggire alla Lega Nord che, per voce di una vecchia conoscenza, il nostro buon Salvini, non solo l’ha definita “aberrante” ma, con il suo consueto stile, ha tenuto a puntualizzare che “è arrivata l’ora che questi giudici si trasferiscano in Marocco dove potranno assaporare le virtù del sistema giudiziario marocchino. A Milano i mezzi pubblici dovranno essere guidati solo da cittadini italiani”.

Anche l’operoso Nord-Est non è immune da questa esigenza di efficienza.
Al consiglio provinciale di Vicenza si è assistita ad un’inedita corrispondenza di amorosi sensi tra Pd e Pdl, accomunati da una mozione, approvata quasi all’unanimità il 21 luglio, con la quale si richiede pari opportunità nell’accesso alle dirigenze scolastiche tra presidi del Nord e del Sud. Una richiesta che nasce dalla constatazione che i 647 posti autorizzati dal ministero dell’Economia per l’anno scolastico 2009-2010 potrebbero essere integralmente ricoperti dagli idonei dei precedenti concorsi, i quali sarebbero tutti di origine meridionale. A detta dell’assessore alla scuola Morena Martini, promotrice della mozione, lo squilibrio sarebbe ad imputare alla leggerezza con cui al meridione si sarebbe concessa l’idoneità: “Noi puntiamo il dito contro chi dovrebbe sorvegliare. Molte regioni d’Italia non hanno osservato scrupolosamente le regole come noi che, raggiunto il 10% consentito per gli esuberi, abbiamo dichiarato non idonee persone magari capaci e meritevoli. Altre regioni hanno invece creato lunghe liste: ora a suon di carte da bollo si dà a tutti la possibilità di avere un posto”. Una constatazione che potrebbe anche essere vera e giustificare la mozione ma, così come formulata, si mostra priva di rispetto e lesiva della dignità di chi, per lavorare, è costretto a lasciare case ed affetti.
A suggellare l’intesa bipartisan interviene Maria Bizzotto, europarlamentare leghista: “la decisione del Consiglio Provinciale di Vicenza sui presidi meridionali è sacrosanta e, oserei dire, persino doverosa”. Il pensiero leghista si evolve: dal respingimento dei clandestini a quello dei meridionali.
Poche purtroppo le voci di dissenso tra i vertici politici, tra cui la presidente del gruppo del Pd al Senato, Anna Finocchiaro.

Il far valere le ragioni di partito dinanzi a qualunque nefandezza, camuffandola da solidarietà o, peggio, minimizzandone la portata, è un antico vizio, difficile a morire.
Lo si è visto di recente a Verona, con la sentenza definitiva che ha condannato a due mesi il sindaco Flavio Tosi per propaganda di idee razziste. La vicenda risale al 2001, quando Tosi era consigliere regionale e organizzò una raccolta di firme per sgombrare un campo nomadi abusivo. Poiché nel nostro paese tutto è relativo, pure le sentenze passate in giudicato, Lega e Pdl fanno quadrato nel difendere il Sindaco, definendo la sentenza “un’esagerazione”. Il Movimento Giovani Padani esprime “solidarietà, gratitudine e sostegno al sindaco Flavio Tosi e agli altri cinque leghisti ingiustamente condannati”. Solidarietà che giunge anche dal sottosegretario Aldo Brancher, coordinatore provinciale del Pdl e da Federico Brigolo, presidente dei senatori leghisti, il quale definisce il comportamento di Tosi“un’opera meritoria che va sempre fatta”,  encomiabile a tal punto da reputarlo idoneo a guidare la Regione Veneto.

Una lunga serie di fatti ed atteggiamenti che stridono non solo con i principi costituzionali e con le più elementari norme di convivenza civile, ma anche con il senso di unità nazionale su cui il nostro Paese è stato edificato.
Una stonatura ancora più evidente se si pensa che nel 2011 partiranno le celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Un evento al centro di diverse polemiche, in particolare per i tagli alle iniziative previste, per gli scarsi fondi stanziati e per lo spirito con cui la classe politica si sta preparando ad esso. Un animus che, alla luce dei fatti, appare ispirato al disinteresse e al distacco.
In tale clima, non desta dunque stupore il commento del leghista Marco Rondini: “Ai cittadini non interessa nulla del 150mo dell’Unità d’Italia e se esporrà il tricolore lo farà solo se la nazionale di calcio otterrà un successo ai mondiali”.
Alla luce degli eventi sin qui riportati, le parole di Ernesto Galli della Loggia, manifestate pochi giorni fa in un editoriale sul Corriere, acquistano il valore di un’amara constatazione. “Il modo in cui il Paese si appresta a celebrare nel 2011 il 150° anniversario della sua Unità indica alla perfezione quale sia l’ immagine che la classe politica – tutta, di destra e di sinistra, senza eccezioni (nonché, temo, anche la maggioranza dell’ opinione pubblica) – ha ormai dell’Italia in quanto Stato nazionale e della sua storia. Un’immagine a brandelli e di fatto inesistente: dal momento che ormai inesistente sembra essere qualsiasi idea dell’Italia stessa”.  “La classe politica sia di destra sia di sinistra (…) non sa letteralmente che cosa dire, che partito prendere, che idea pensare. E non sa farlo, per una ragione altrettanto evidente: perché in realtà essa per prima non sa che cosa significhi, che cosa possa significare, oggi l’Italia, e l’essere italiani”.

foto: Panorama

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