Influenza A: l’ora delle previsioni

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La nuova influenza prosegue inarrestabile il suo propagarsi.
Il virus A/H1N1 era stato segnalato per la prima volta in Messico alla fine di marzo. L’11 giugno l’inevitabile proclamazione dello stato di pandemia.
Al 29 luglio sono 175.785 i casi confermati nel mondo, con un numero di decessi pari a 1.116. Nell’Unione Europea i casi accertati sono 22.817 (618 in Italia), con 37 decessi. Prime vittime registrate anche in Francia e Belgio.
Tuttavia, l’OMS precisa la non attendibilità del dato, “dal momento che ai vari Paesi non è più richiesto di testare e riferire i casi individuali”,  ragion per cui il numero riportato è sicuramente sottostimato rispetto a quello reale.

Sotto osservazione la situazione nell’emisfero australe, in particolare in Australia, Nuova Zelanda e Sud America, vero e proprio banco di prova per ciò che l’emisfero nord dovrà affrontare con l’arrivo delle temperature più fredde in autunno e inverno.
L’Argentina è difatti divenuta il primo paese al mondo per numero di decessi (322) causati da influenza suina, superando Messico e Stati Uniti, nazioni in cui la pandemia si è verificata per prima.

Le previsioni che, in tal senso sono state stilate, sono piuttosto preoccupanti, non tanto per il grado di pericolosità del virus, che fortunatamente si mantiene lieve, quanto per l’entità del contagio.
Come rivelato dal quotidiano U.S. News, per Anne Schuchat, direttore del CDC’s National Center for Immunization and Respiratory Diseases, nell’arco di due anni la nuova influenza potrebbe contagiare il quaranta per cento della popolazione degli Stati Uniti, il doppio rispetto alla normale influenza stagionale, con un numero di vittime che, seppur basso in termini relativi, in valore assoluto sarebbe notevole.
Allo stato attuale i contagiati negli Usa sono 1 milione (300 le vittime), confermando l’insolita capacità che il virus avrebbe di propagarsi nonostante l’estate, lasciando intendere come il culmine si avrà in autunno.
Il servizio sanitario britannico (Nhs) prevede che il contagio interesserà il 30% della popolazione, in particolare il 50% dei bambini, e un numero di vittime che potrebbe arrivare fino a 65mila.
Nessun paese, però, potrà dirsi escluso dal virus.
Il portavoce dell’Organizzazione Mondiale della Sanità Gregory Hartl ha diffuso il rapporto con cui si constata come, oramai, sia stato colpito quasi il 100% delle nazioni (160 su 193 stati). Ma siamo ancora all’inizio: nei prossimi due anni il numero di contagi potrebbe arrivare a 2 miliardi di persone.
Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università degli Studi di Milano, stima che in Italia l’influenza potrebbe colpire dai 3-4 milioni di persone sino a un massimo di 15-20 milioni “nello scenario peggiore, in assenza di una campagna di vaccinazione efficace e altri interventi”. Cifre su cui concorda anche Pietro Crovari, professore emerito di Igiene generale e applicata all’università di Genova: “il numero dei malati è mediamente due-tre anche quattro volte quelli della stagionale influenza. Dunque dai 5 milioni si potrebbe arrivare a 10 ma anche a 18 milioni (20-30% della popolazione)”.

Stime che, ad un primo esame sembrano esagerate, ma che alla luce dei dati rilevati, purtroppo, non sono lontane dalla realtà dei fatti.
In Italia, come affermato dal direttore scientifico di Laziosanità, Piero Borgia, “ si verificano già 25 nuovi casi al giorno di malati per influenza A, con un trend in netto aumento”.
Soltanto nel Regno Unito, il ministero della Sanità ha annunciato 100mila nuovi casi nell’ultima settimana: il doppio di quella precedente. La Health Protection Agency ha anche rilevato come una persona ogni 500 riporti malattie di tipo influenzale. Particolarmente vulnerabili sarebbero i giovani. La maggior parte dei nuovi casi britannici sono bambini con meno di 14 anni. Un terzo delle persone decedute aveva meno di 15 anni, e il 20% di quelli ospedalizzati meno di cinque.
A preoccupare è anche la constatazione che le vittime, contrariamente a quanto si credeva inizialmente, non si registrano esclusivamente tra soggetti a rischio. Sir Liam Donaldson, chief medical officier, dalle pagine del Daily Mail, mette in evidenza come circa il 16% delle vittime britanniche fosse perfettamente sano prima di contrarre il virus. Un ulteriore 17% aveva solo problemi moderati, come pressione alta o diabete. Il resto, invece, soffriva di seri problemi di salute a carico del sistema immunitario, come la leucemia. Lo confermerebbe anche il professor Hugh Pennington, batteriologo presso l’Universitá di Aberdeen “ho visto io stesso casi di persone perfettamente sane che sono morte di influenza”.
Allarmismo ingiustificato? A quanto pare no. Non si tratta, difatti, di casi isolati in quanto già registrati in altre nazioni, come la Spagna.
Così come non si è rivelato privo di fondamento l’allarme lanciato qualche settimana fa in Gran Bretagna dal National Childbirth Trust che, tra le polemiche, consigliava per chi lo avesse in programma il rinvio di una eventuale gravidanza. E’ di pochi giorni fa la notizia che, in Thailandia, uno dei paese più colpiti dell’Asia, si è intanto verificato il primo caso di trasmissione verticale, ovvero da madre a figlio contagiato mentre era ancora nel grembo materno.

Crescono anche i casi di sospetta resistenza agli antivirali. In Vietnam quattro pazienti non starebbero reagendo come previsto ai farmaci, lasciando ipotizzare, in due casi, che possa realmente trattarsi di mutazioni del virus.
Area, quella dell’Asia sud orientale, sotto strettissima osservazione dato il timore che il virus dell’influenza suina possa legarsi con quello dell’aviaria, dando origine ad un pericolosissimo agente patogeno, la cui capacità di contagio potrebbe essere sino a cento volte più veloce di quanto sinora dimostrato. Lo rivela il Dott. Chaerul Anwar Nidom, direttore del Laboratory of Influenza Airlangga University in Indonesia.

La corsa verso il vaccino, si fa quindi più pressante, in modo tale da rendere disponibili le prime dosi già dal prossimo autunno.
Una fretta che mette in forse la fase di test che avrebbe dovuto precedere la somministrazione, soprattutto per valutare dosaggi e  reale efficacia del vaccino contro il virus e, in secondo luogo, eventuali effetti collaterali. Al proposito, Keiji Fukuda,  vicedirettore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, ha rassicurato che “sulla sicurezza del vaccino non si scende a compromessi”.
Tuttavia, le indiscrezioni che trapelano vanno in tutt’altra direzione. Lo avrebbe confermato il Guardian, rivelando che l’Emea (Agenzia europea per i medicinali) avrebbe autorizzato una “procedura rapida”, permettendo la creazione di un vaccino utilizzando il ceppo H5N1 dell’influenza aviaria.  Solo successivamente alla somministrazione l’agenzia richiederà un rapporto sugli effetti del vaccino.
Una situazione che, secondo alcune notizie non confermate, avrebbe indotto alcune case farmaceutiche americane a stipulare con il governo una vera e propria liberatoria sulle responsabilità che potrebbero derivare dalla vaccinazione.  Una fase che verrà avviata in agosto, tramite la somministrazione a migliaia di volontari.
La sperimentazione sarebbe, invece, già al via su 540 volontari adulti in Australia. Paese in cui il ministro della sanità Nicola Roxon prevede che la punta massima di contagio verrà toccata in agosto, ovvero in pieno inverno australe.

Una reale arma potrebbe essere costituita dall’organizzazione delle strutture sanitarie, elemento lontano dall’essere un dato acquisito e vera incognita della situazione. Ne è un esempio il recente rapporto della House of Lords Science and Technology Committee, molto critico nei confronti di quanto compiuto dalle autorità britanniche nel fronteggiare l’emergenza e che lascia molti dubbi sulla reale capacità di contrastare la seconda ondata pandemica attesa per l’autunno.
Sulla stessa falsariga il ministro della salute britannico Andy Burnham, il quale ha affermato che il sistema sanitario nazionale sarebbe vicino al “punto di rottura”.
L’allarme è stato lanciato anche dalla American Red Cross, che invita alla pianificazione anche i singoli cittadini, in vista del punto critico dell’autunno, suggerendo di approvvigionarsi di quanto necessario.

Foto: canicattiweb.com

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