Il Sud batte cassa (e Governo)

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Sono stati giorni di fuoco per il Presidente del Consiglio. Come se non bastassero le rivelazioni di Patrizia D’Addario, adesso anche un viavai di dichiarazioni, minacce di scissione, rigurgiti di meridionalismo, richiesta di poltrone, lamentele con le armi in pugno e voci di scontento. Da Micciché a Lombardo, da Fitto alla Prestigiacomo. Divisi dalle ambizioni, ma compatti nel chiedere al Governo più impegno nei confronti del Sud e uniti nell’identificare il nemico in Giulio Tremonti, sempre più in odor di Lega.

E’ Gianfranco Micciché, in particolare, a giocare sempre più il ruolo di Bruto pronto a colpire il suo Cesare. In un’intervista al Sole 24 ore, a chiare lettere ha apertamente criticato Tremonti e il decreto anticrisi (“neppure una riga per il Mezzogiorno, hanno perfino cancellato quel poco che c’era sul Ponte”), con tanto di ultimatum, minacciando l’uscita dal Pdl e la formazione di una forza politica nuova nel caso in cui il decreto non venga modificato al Senato. Un atteggiamento quasi ostile, che la lettera pubblicata il 29 luglio, in cui si rivolge a Berlusconi con le parole “non vorrei che fossi diventato come il conte Ugolino che mangiava i suoi figli” non può che continuare ad alimentare.
Tutte dichiarazioni che Berlusconi non avrebbe gradito, né per le aperte minacce, né tanto meno nel vedere tra le fila dei dissidenti uomini che reputava leali e fedeli. Un clima teso che, inevitabilmente,  ha scaldato anche gli animi dei colonnelli del Pdl e, prima che degenerasse in incendio, ha obbligato Silvio Berlusconi ad uscire allo scoperto con una nota annunciante lo sblocco dei Fondi per le aree sottoutilizzate (Fas) e un piano innovativo di rilancio per il Sud. Non è nemmeno mancata l’occasione per una frecciata a chi, in questi ultimi tempi, ha alzato la voce: “Non mi preoccupano infine le uscite e i comportamenti che sono con evidenza riconducibili a recriminazioni e a richieste di potere di tipo personale e che si è invano cercato di coprire come fossero attenzioni verso il destino del Mezzogiorno”.

Attriti a parte, Micciché incassa il successo: “rappresenta per me una vittoria ed è il primo passo per il raggiungimento di una serie di obiettivi per il Sud”.
Un carro, quello dei vincitori, su cui sale anche il leader dell’Mpa Raffaele Lombardo. “Che il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, dica “ci penso io al Sud” mi sembra una cosa molto buona. E se il tema è finalmente entrato nell’agenda di governo è merito nostro”, ha affermato. Chiunque pensi, però, che tale concessione induca Lombardo ad abbassare le armi si sbaglia.“Se è bastato parlare di Partito del Sud per arrivare a questo risultato, figuriamoci quando lo faremo”. In pratica, siamo solo all’inizio. Lo ha chiarito in un’intervista a Rainews24, in cui ha esposto il suo manifesto programmatico: “la soluzione per far risollevare il mezzogiorno passa attraverso la realizzazione di infrastrutture, fiscalità di vantaggio e lotta alla criminalità”. Come se non bastasse, ha pure respinto l’ipotesi di istituire un ministero per il Mezzogiorno, alzando, e di molto, il tiro e le ambizioni:“voglio un intero governo per il Sud, un presidente del Consiglio, un intero Parlamento per il Sud”. L’idea fantapolitica tanto cara a Bossi sembra trovare sostenitori. Ipotesi confermata anche da Arturo Iannaccone, responsabile del dipartimento Welfare e Sanità dell’Mpa, il quale ha premuto sull’acceleratore con un avvertimento di quelli che non lasciano spazi a dubbi: “se il governo non cambierà rotta e se il Meridione sarà ancora penalizzato dalle scelte maturate nel chiuso del consiglio dei ministri, il Sud con il suo parlamento sarà costretto ad assumere posizioni ben più radicali”.
Una minaccia che il “non voto” dell’Mpa sul Dpef ha reso evidente e che rischia di divenire concreta quando in Senato si voterà sul decreto anticrisi, la cui formulazione ha scontentato il leader dell’Mpa: “Io non vedo, tra le modifiche che si apportano tra Camera e Senato quella svolta di cui tutti si riempiono la bocca. Mi auguro che ci sia, mi auguro che quel che ci si deve, ci venga dato”.

Berlusconi tiene duro e tenta in ogni modo di avere pieno controllo di una situazione che rischia di sfuggirgli di mano. In tal senso è da valutare l’incontro del 30 luglio a Palazzo Grazioli con una trentina di parlamentari ed amministratori territoriali siciliani, tutti facenti capo al Pdl, che si riconoscono nella corrente di Alfano e Schifani, subito rinominati “lealisti” e che vogliono distinguersi dai ribelli di Micciché. Berlusconi ha illustrato a grandi linee il piano per il Sud che il Governo sta mettendo a punto e che, nel dettaglio, verrà presentato solo dopo la pausa estiva. Un incontro che sembra aver dato i frutti sperati. Come si evince dalle parole dei senatori del Pdl Antonio Battaglia (“questo chiude definitivamente ogni polemica sull’ipotesi di un partito del Sud. Sud che ormai da anni dà fiducia con i suoi voti al presidente Berlusconi ed al Pdl”) e Luigi Compagna (“ora tocca al Pdl, grande partito nazionale della tradizione degasperiana, ridare dignità politica alla questione meridionale”). Dichiarazioni perfettamente in linea con quelle di Berlusconi sul partito del Sud (“non ha ipotesi di successo, non ci può essere un partito che trae origine dal Pdl. Sarebbe un controsenso”).

Il conseguente vertice dei ministri, con la polemica e immotivata esclusione di Stefania Prestigiacomo, ha così tracciato le linee guida della riunione del CdM di venerdì  (creazione di un ente per il Sud e di una banca per le infrastrutture), giornata in cui il Cipe dovrebbe sancire lo sblocco dei Fas per la Sicilia, per un importo di 4 miliardi.

Una decisione affatto priva di polemiche, per una condotta da parte del Governo che sottintende scelte demagogiche ma, soprattutto, la sottomissione ai ricatti di alcune forze politiche pur di mantenere il potere, anche a discapito di scelte poco eque e a rischio si spaccature territoriali che il nostro Paese non può permettersi.
Il Presidente della Basilicata parla di “figli e figliastri”. Tema ripreso da Vasco Errani, Presidente della Conferenza delle Regioni, che ha rimarcato come in materia di Fas vi siano altre regioni oltre la Sicilia, come peraltro ribadito in un accordo firmato a marzo.
Critiche anche dal Pd e dall’Udc.
Anna Finocchiaro
: “Berlusconi vuole unicamente mettere la sordina allo scontro che c’è dentro la maggioranza: darà due soldi a Miccichè e Lombardo per farli stare buoni buonini”.
Sergio D’Antoni
: “si tratta di risorse Fas che la legge assegna di diritto all’Isola che l’esecutivo Berlusconi tiene colpevolmente bloccati da un anno per cinico calcolo politico”.
Ferdinando Casini
: “sono preoccupato per le sorti della Repubblica. Oggi per evitare una sedizione politica, per evitare il naufragio del Pdl, si promettono quattro miliardi ai siciliani. E i calabresi e i campani e i pugliesi? Sono meridionali di serie B? Quando arriverà una fetta per loro?”.

Con la “vittoria” dei meridionalisti, sicuramente, non si preannuncia un futuro facile per il Governo che, con ogni probabilità, si ritroverà sempre più schiacciato tra le richieste di Sud e Lega. Chissà quanto starà rimpiangendo Silvio Berlusconi il pigro atteggiamento nei confronti dell’ultima tornata referendaria, dato che una vittoria dei “sì” lo avrebbe messo al sicuro da ogni coercizione.
Ed è probabile che in futuro rimpianga anche le concessioni odierne, con le quali è ragionevole presupporre che abbia messo in riga i ribelli del Pdl ma, nel contempo, ha sicuramente rafforzato il consenso e, quindi la forza politica, di Lombardo: un Masaniello che rischia sempre più di divenire Ferdinando di Borbone.

foto: La Stampa

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