Giornata nera per le strade italiane

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Era stato inaugurato lo scorso 8 febbraio in pompa magna, alla presenza del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, con tanto di sbandieramento fiducioso nella soluzione ad uno dei problemi viari più noti ed annosi nella storia del nostro Paese.
Alla prova del primo grande esodo da bollino rosso, però, il passante di Mestre ha mostrato tutti i suoi limiti, rivelandosi inadatto a smaltire l’ondata di traffico e catapultando gli automobilisti in un’atmosfera da incubo: code lunghe oltre 30 chilometri, sotto un caldo torrido e nemmeno un’area di sosta, con la Protezione Civile costretta ad intervenire distribuendo bottiglie d’acqua agli automobilisti incolonnati.
Alle 14 la decisione di chiudere il passante.

Gli automobilisti, costretti a percorrere una trentina di chilometri in cinque ore, imprecano su un’opera infrastrutturale – costata un miliardo di euro – che, alla prova dei fatti, si è risolta in un aggravamento, all’insegna del “si stava meglio quando si stava peggio”.
Il presidente dell’Anas Pietro Ciucci chiede all’Ispettorato vigilanza concessionarie autostradali (Ivca) una “immediata verifica ispettiva” al fine di verificare “quali siano state le cause delle consistenti code e del blocco; se le società interessate abbiano provveduto a porre in atto una specifica organizzazione; se gli interventi posti in essere facessero parte di un piano di emergenza; quali comunicazioni siano state offerte all’utenza prima e durante il corso dell’evento”.
Un atto dovuto ma che non pone fine alle polemiche (si vedano gli interventi dei governatori di Veneto e Friuli Venezia Giulia) su un asse viario che necessita urgentemente di ulteriori interventi. Perché ciò che non funziona, in effetti, non è il passante ma il circuito stradale che ruota attorno ad esso. Ad incominciare dall’immissione nella A4, vero e proprio imbuto, dato il passaggio dalle cinque corsie del passante alle due corsie dell’autostrada. Fatto che dimostra tristemente la leggerezza usata nel progettare un’opera senza valutarne lo studio di fattibilità stradale.
A complicare il tutto, l’assenza di informazione. Al punto che, mentre il passante di Mestre era paralizzato dalle code, la vecchia tangenziale di Mestre era deserta e, con una corretta informazione, avrebbe potuto essere usata per smaltire il traffico in eccesso.

Ma non è che il culmine di una giornata nera per la viabilità italiana.
Sulla Salerno-Reggio Calabria, da anni nota di demerito delle infrastrutture italiane, dato l’intenso traffico in direzione sud, nel primo pomeriggio di ieri si è stati obbligati a chiudere i tratti tra Pizzo e Lamezia Terme e tra Falerna e Cosenza, ciò al fine di permettere ai veicoli di percorrere su due corsie quei tratti sui quali si viaggia doppio senso di circolazione per la presenza di cantieri. I veicoli diretti a nord sono stati deviati sulla statale 18 sino a Paola e per poi sulla A3 in prossimità di Cosenza nord.

Il prossimo week end si preannuncia critico, data la presenza di un “bollino nero”. L’Anas cerca di correre ai ripari, chiedendo alle società concessionarie di predisporre dei piani di ripartizione del traffico e di tempestività delle informazioni agli automobilisti.
Tutti interventi che potranno essere utili ad alleviare alcuni disagi ma che, purtroppo, non risolveranno alla radice le carenze strutturali che da decenni affliggono l’Italia. Un Paese cronologicamente nel terzo millennio, ma strutturalmente fermo ancora agli anni sessanta.

foto: adnkronos.it

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