Nuova prima per lo spettacolo “A maggio finirà”

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amodicaSi è trattato di un nuovo debutto, domenica 9 agosto, per lo spettacolo “A maggio finirà” pensato e allestito già lo scorso anno dal suo autore e interprete principale: Antonio Modica e dalla sua band: i Mohac Music Machine e di recente approdato tra le produzioni della LeArt di Vittorio Ciarrocchi che ne ha affidato la cura al regista Leo Muscato che ha riscritto dialoghi e sceneggiatura coinvolgendo anche l’attore Andrea Tidona. Un recital prettamente musicale con una parte recitativa che racconta gli ultimi mesi di vita di un detenuto, ex leader di una band di rock e soul music, attraverso le lettere che quest’ultimo aveva scritto ad amici e persone care ma anche a figure istituzionali o religiose che gli eventi della sua vita gli avevano fatto incontrare. Lettere comunque mai spedite e quindi mai recapitate ai destinatari ma consegnate dopo l’esecuzione della sentenza di condanna al padre del protagonista. Lo spettacolo si snoda attraverso la lettura di queste lettere ad opera del padre, interpretato da Andrea Tidona, e l’esecuzione di brani musicali ognuno dei quali in qualche modo attinente alla relativa lettera. Sulla scena, in un angolo del palcoscenico, un piccolo scrittoio e una sedia su cui trova posto il padre con un mucchio di lettere, accanto la band e il suo leader. Da una parte le parole profonde, strazianti e a volte pesanti come un macigno, affidate all’arte recitativa di Andrea Tidona, dall’altra la musica con la voce, la passione, l’energia di Antonio Modica e una band d’ eccezione che mette insieme alcuni dei migliori musicisti di questa terra iblea:Salvatore Giunta alle tastiere, Lucio D’Angelo al basso, Peppe Scucces alla batteria, Placido Salamone alle chitarre, Renzo Garofalo alle percussioni, Claudia D’Angelo alle voci; e ancora:Francesca Nigro al violino, Paolo Reale al trombone, Giovanni Nicosia alla tromba, Maurizio Agosta alla tromba e filicorno e Salvatore Assenza ai sax.

Musica e parole in alternanza continua, riflessioni e trasporto emotivo che hanno coinvolto i numerosi presenti, con la parte musicale in evidente predominanza e con un Antonio Modica che ha rivelato una volta di più le sue innegabili doti di showman, incontenibile sul palcoscenico ha sfogliato le pagine più belle di un ideale songbook della canzone di questi ultimi trent’anni dimostrandosi sempre in grado di assolvere magnificamente al suo ruolo di interprete, modellando la sua vocalità nel migliore dei modi possibili a secondo delle circostanze e raggiungendo in tal senso i vertici assoluti con le sue personali versioni de “Il Giudice” di Fabrizio Dè Andrè e di “Let it be” dei Beatles. Imprescindibile in tutto ciò il contributo di una band dall’intesa ormai consolidata fra tutte le sue sezioni e dal suono ben definito, potente e raffinato quanto basta all’espressività di un Antonio Modica che credetemi non ha ancora espresso tutto se stesso.

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