L’agonia di una Tv

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76_video_mediterraneoL’informazione ha bisogno di concorrenza, le persone devono avere una pluralità di voci da poter ascoltare. Tutto ciò, in provincia di Ragusa, potrebbe venire meno o essere messo seriamente a rischio con la paventata chiusura del gruppo Video Mediterraneo. Rete storica che ha raccontato la provincia iblea, con i suoi pro e i suoi contro; che ha saputo dare un’informazione locale con i suoi tg seguitissimi. La rete di Carmelo Carpentieri è in seria crisi dopo non aver preso i finanziamenti statali previsti dalla legge Mammì per le comunicazioni. Sembra che non siano arrivati contributi alla rete modicana per un “cavillo burocratico”.  Tale cavillo sarebbe causato da una dubbia somma delle tre reti possedute da Carpentiri: Mediterraneo Sat, Tele Tre e Video Mediterraneo. Solo per quest’ultima è stato chiesto il contributo ma questo è stato negato perché sono stati sommati i bilanci delle tre reti, facendo risultare l’impresa in rosso e quindi senza i requisiti previsti per il contributo statale che ammonta a 1 milione 299 mila euro.

L’informazione in provincia di Ragusa, nell’ipotesi in cui il gruppo di Carpentieri non si risollevasse, rafforzerebbe l’egemonia del gruppo Minardo con le sue testate.

E’ proprio per questo molte maldicenze girano e si alimentano. C’è chi ipotezza una, forse improbabile, rilevazione del gruppo Carpentieri da parte del gruppo rivale. Questo a noi non è saputo. Ma è saputo che per un “cavillo burocratico” si ritrovano a rischio 60 famiglie, che potrebbero restare da un momento all’altro senza uno stipendio.

Si spera in un intervento deciso dei rappresentanti politici locali a difesa della pluralità dell’informazione e a salvaguardia del posto di lavoro per quei dipendenti che da un giorno all’altro potrebbero restare senza occupazione. Tra i parlamentari c’è l’on. Nino Minardo, figlio di Rosario, patron del Gruppo Minardo. Staremo a vedere!

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