Essere suore di clausura

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Silenzio e preghiera tra le grate di un convento che si separa materialmente dal mondo che esiste al di fuori. Suor Anna che entra nell’ordine delle suore Carmelitane all’età di 22 anni, oggi ne possiede 34; l’ordine è nato intorno al 1200 sul Monte Carmelo, fondato dagli eremiti al tempo delle stesse crociate approvato dalla Santa Sede solo nel 1226.

Essere suora di clausura implica una vita al cospetto di isolamento, preghiera, silenzio, completa dedizione verso Dio ed il prossimo, rinunce, speranza.

“- Dio sceglie noi, sostiene Suor Anna; il mondo della clausura è un mondo apparentemente distaccato dal mondo esterno che oltrepassa le celle del nostro isolato chiostro ma, in realtà la vita di clausura ruota intorno all’attività del pregare, fare penitenza per l’intera umanità una realtà puntata più sull’essere che sull’azione missionaria rivolta verso il mondo esterno e la gente. La preghiera è contemplazione, collaborazione per creare il Regno dei Cieli: il nostro obiettivo è questo, e per ciò che Dio tra la moltitudine ci ha scelte -”.

Le suore di clausura praticano il silenzio e l’isolamento  durante le loro ore di preghiera che sono di certo numerose nella  loro quotidianità: durante la Santa Messa, l’Eucarestia, l’ora del Rosario e della Meditazione Spirituale; ma a queste si alternano ore di collettività e lieto svago durante cui le sorelle dialogano tra loro, si scambiano confidenze, operano per l’autosostentamento attraverso lavoretti di ricamo, uncinetto, realizzazione di rosari e redazione di giornali e articoli religiosi o biografie di santi, attività di pittura, icone oltre  curare la loro personale corrispondenza e aggiornarsi sulla salute dei propri affetti, cari e famiglia.

Tra le regole dell’ordine Carmelitano prevale la regola del silenzio dunque intesa in due modi differenti tra loro: come dono quando permette il contatto e la comunicazione con Dio e come penitenza per sfuggire alle tentazioni della stessa vita di convento: scontri di idee, dominare le loro stesse passioni, comportamenti sbagliati richiedono penitenza, isolamento per riacquistare equilibrio e pace interiore, permettere l’incontro tra Dio e l’umano essere, tra mondo materiale e mondo spirituale.

La vita in convento inizia piuttosto presto, intorno alle 6.00 del mattino, momento in cui si consuma la preghiera delle Lodi per concludersi intorno alle 22.00 della sera ora di ritiro in cella nel silenzio della preghiera e del ricongiungimento a Dio; per chi lo desidera, è concesso uno spazio per leggere o scrivere anche.

Chi sceglie di seguire Dio afferma Suor Anna, e la realtà della clausura, sa a cosa rinuncia e solo vivendo questo tipo di scelta, diverrà consapevole nel tempo, di ciò che realmente significa essere una suora di clausura.

 

 

 

 

 

 

Fonte: www.dilloadalice.it

Immagine tratta dal sito: www.immaginigoogle.it

5 commenti

  1. vorrei mettermi in contatto con la priora del Monastero delle Carmelitane Scalze. Grazie. Maria

  2. mah…..poverine

  3. che vita , bisogna avere coraggio a diventare monache. che brutta vita che vita è stando nella solitudine secondo me non c’è soddisfazione però ognuno la pensa in modo diverso . un bacio 🙂

  4. Io credo che sia una scelta e come ogni scelta, saranno innumerevoli le rinunce che questo ruolo sociale impone.
    Chi prende i voti per diventare sposa di Dio immagino lo faccia per vocazione quindi un pathos che la porterà a vivere questo tipo di scelta con serenità; laddove non ci fosse vocazione, sarebbe davvero un tormento rivestire quelle vesti ed a tal proposito ricordo il celebre fil o romanzo di Verga “Storia di una capinera”.
    Un bacio a tutti.

  5. le scelte fatte per Dio portano grandi sacrifici e privazioni di tutto ciò di cui questo mondo ci impone di volera..seguendo le ispirazioni dello Spirito e affidandosi alla sua azione riformatrice si può rinascere a vita nuova..

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