Alpinista donna perde la vita sulle Cime di Lavaredo

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Un’altra disperata tragedia si consuma sulle Tre Cime di Lavaredo: un’alpinista donna cinquantaquattrenne, precipita e muore sul colpo, schiantandosi da 300 m. di altezza dopo essere rimasta appesa alla corda che l’ha sorretta per circa un’ora.

La donna era austriaca, di Salisburgo, amante insieme al suo coniuge della montagna e dello sport estremo che l’ha portata alla morte, anche se è stato solo un incidente, casuale e fortuito e gli incidenti sono la cosa più democratica del mondo che a tutti possono capitare.

Si presume che la coppia, durante il tentativo di discesa, abbia sbagliato dirima, filosofiaezione e si sia imbattuta in un punto dal quale era impossibile sia salire che scendere.

Sembra proprio che la donna, essendo scesa senza autobloccante sia rimasta appesa alla corda che l’ha sostenuta per circa un’ora; le urla della coppia disperata sono state sentite da un altro alpinista che si trovava nei pressi della Cima Occidentale e udendo la richiesta di aiuto si è apprestato a chiamare repentinamente soccorso il 118  proveniente dall’Alta Pusteria e dall’Auronzo; purtroppo non ha fatto in tempo a giungere prima che si consumasse la tragedia e salvare la malcapitata che era già caduta avendo perso le forze, è precipitata drasticamente nel vuoto ed è morta d’impatto.

Dei due, solo il marito è stato tratto in salvo dal soccorso alpino, mentre il cadavere della donna, con grande difficoltà ed impegno è stato recuperato alle quattro di questa mattina.

Proprio una triste sorte, un episodio che non è certo unico nel suo genere; sempre più assidui gli incidenti di cui vittime risultano essere scalatori di montagne ed alpinisti che sfidano il fascino e il mistero della montagna; uno sport, una filosofia di vita.

La passione per uno sport estremo come l’alpinismo non dovrebbe mai giungere all’eccesso e generare episodi terribili che di consueto vedono protagonista la montagna; il buon senso e il tatto non è mai troppo in questo tipo di esperienze che per molti sono motivo di adrenalina e passione ma la vita è certamente la passione e il dono più caro quindi davanti al rischio non esiste gioco per cui possa valer la candela; accogliendo i propri limiti tutto si puo’ portare avanti con la consapevolezza che al momento opportuno è importante fermarsi: lo sport si conclude laddove inizia il rischio di perdere la vita, anche se ribadisco che questo drammatico evento risulta essere stato esclusimamente un incidente.

Fonte: www.tiscali.it

Immagine tratta dal sito: www.tiscali.it

1 commento

  1. Mi dispiace contraddirvi, ma l’incidente occorso alla donna di Austriaca, non si puo’ catagolare come incidente fortuito, ma come l’avventurarsi di due sconsiderati su terreni riservati ad alpinisti esperti, cosa che visti i fatti, non si poteva dire dei due austriaci.
    Erano su una ascensione impegnativa, nel tardo, se non tardissimo pomeriggio, hanno sbagliato via di discesa e si sono trovati su una ferrata.
    La ferrata, innanzitutto non è mai una via estrema e quindi non capisco come possano essersi bloccati, senza poter salire scendere; hanno intrapreso una discesa a corda doppia, senza le più elementari norme di sicurezza, fondamentali in uno sport come l’alpinismo.
    Massimo rispetto per chi purtroppo ha perso la vita, ma non posso esimermi dal condannare chi si avventura in montagna, senza la minima cognizione di quello che sta facendo.
    In montagna, come in nessun altro luogo, si pagano sempre le conseguenze di quello che si fa, proprio per questo motivo, bisogna sempre valutare con onestà il proprio grado di preparazione tecnico, fisica e psichica.
    Meglio rinunciare ad una salita, piuttosto che ritornarci in un sacco-salma.
    Chi pratica l’alpinismo, non è, come detto nell’articolo, uno sconsiderato che non conosce il momento in cui bisogna fermarsi e che non conosce il limite tra vita e morte, bensì, nessuno come un alpinista, un vero alpinista, conosce il momento in cui bisogna rinunciare alla vetta e in cui la sottile linea tra rischio e divertimento viene superata.
    L’alpinismo è appunto una filosofia di vita e non di morte e se viene vissuta, con l’adeguata preparazione non sarà mai un gesto sconsiderato e fine a se stesso, o uno stupido sport in cui si rischia la vita senza rendersene conto.
    Sono profondamente addolorato per la trgica fine di questa persona, ma in qunto alpinista non posso esimermi dal condannare chi va in montagna senza la minima considerazione e senza il minimo rispetto dell propria vita e di quella degli altri, proprio perchè, chi come me è un’alpinista, alla base della sua scelta e filosofia di vita, vi è il massimo rispetto per la vita propria e degli altri.
    Alberto

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