Tony Canto – “La strada”

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tonycantoIn passato si usava definirli session men. Musicisti di grandi doti tecniche e dalla comprovata esperienza , che mettevano il loro talento a disposizione di altri artisti, per la registrazione di album o l’esibizione durante i concerti.
Se la definizione fosse ancora di moda, Tony Canto ne potrebbe far sfoggio. E’ un chitarrista talentuoso, con un bagaglio musicale di notevole spessore, che gli ha permesso di affrontare senza remore anche i ruoli di produttore e arrangiatore. Di lui si sono avvalsi artisti quali Mario Venuti (è tutt’ora membro della sua band di supporto Arancia Sonora), Patrizia Laquidara e, in tempi più recenti, Joe Barbieri, Syria e il compositore Paolo Buonvino.
Un’esperienza che non poteva restare a lungo in cattività e che, abbandonandosi alla corrente della creatività, lo ha condotto verso i lidi della carriera solista.

Il 28 agosto è stato pubblicato “La strada”, secondo capitolo musicale del musicista messinese, che prosegue il discorso musicale avviato nel 2007 con lo splendido album di debutto “Il visionario”.
Un lavoro che ci consegna un artista in evoluzione, giunto ad un invidiabile percorso di maturazione personale. Che si guarda intorno con curiosità, senza mai adagiarsi su quanto acquisito, alla ricerca di stimoli e nuove fonti di ispirazione con cui confrontarsi e, perché no, da sfidare.
Se nel precedente album le divagazioni musicali intrise di bossanova erano influenze prevalenti e sonorità determinanti, qui sono invece divenute degli spunti sonori, degli appunti ritmici su cui stendere canzoni. Non più la pietanza principale, ma quasi delle spezie, degli aromi che insaporiscono le portate.
Al centro dell’ispirazione, stavolta,  spicca il patrimonio inestimabile della musica popolare d’autore italiana. Quella resa grande da Domenico Modugno, Renato Carosone e Adriano Celentano. Riscoperta e reinventata alla luce di sonorità mediterranee e armonie sudamericane, con una spruzzata tanto lieve quanto appropriata di un impalpabile sentore di jazz.
Una sintesi espressiva che nel breve arco di una canzone abbraccia il tango e la musica tradizionale del Sud Italia. In cui si tratteggia una strada immaginaria che collega Bahia a Taormina. In cui il violoncello si abbandona al vortice della passione, amoreggiando con una voluttuosa fisarmonica. Il tutto con spontaneità, quasi vi fosse una naturale affinità elettiva a legare generi e mondi talmente distanti fra loro da poter essere posti sullo stesso piano ideale, senza forzature.
Lungo le 12 tracce di cui si compone l’album si dipana, così, un filo emozionale in cui si susseguono sfrontata allegria e pungente ironia, ma anche momenti di intimismo e inusitata raffinatezza. E’ il commento ad una serata passata in un bar sulla spiaggia, in cui Bruno Martino incontra Joao Gilberto rievocando effluvi di estati passate, mentre Astor Piazzolla lascia che il suo bandeon pianga le ultime note del giorno.  In lontananza arrivano impeti di allegria. Potrebbe essere la festa di paese della nostra infanzia, davanti alle bancarelle policrome dei dolciumi e l’opera dei pupi che rumoreggia in sottofondo.

Difficile selezionare una carta vincente dal mazzo.
Si può scegliere di lasciarsi travolgente dalla frenesia irresistibile e tutta sudamericana di“Falso movimento” (pezzo cui partecipa Mario Venuti) o “Mi sento bene”, in cui sorge il legittimo dubbio che Caetano Veloso sia nato dalle parti di Punta Faro.  Oppure ci si può innamorare, abbandonandosi a“Niente” e “Contraddizioni”. Sono momenti di rara intensità. Un’ eleganza che scivola sulle note come un’onda notturna. Cornice ideale al raffinato duetto con Patrizia Laquidara “Parlami d’amore Mariù”, qui riproposta dal cd di debutto, trovando una collocazione più consona.
Da citare anche: “1908” (ulteriore ripescaggio dal precedente album, in cui si narra del terremoto che colpì Messina un secolo fa), ben più di un semplice omaggio all’arte di Mimmo Modugno; “Vera” (anticipata durante la partecipazione al Festival della canzone siciliana), un esempio impareggiabile dell’ironia siciliana; “La strada”, che  realizza l’incontro, tanto improbabile quanto geniale, tra Capossela e Celentano; “Questo amore che ho” puro Carosone in salsa latina.
Unica dissonanza “Eternamente”, eseguita con il registro un po’ troppo sopra le righe: una timbrica diversa l’avrebbe impreziosita.

Dulcis in fundo, la semplicità dell’arrangiamento. L’album è stato difatti registrato senza troppi artifizi e ricercatezze, allo scopo di trasmettere quanto più possibile un’atmosfera sonora spontanea e naturale, quasi a lume di candela. Obiettivo pienamente raggiunto grazie anche all’affiatamento e allo stato di grazia dei colleghi di Arancia Sonora, in particolare un ispiratissimo Tony Brundo, la cui fisarmonica svolge una coinvolgente funzione narrante in numerosi brani.

L’album è notevole. Attenti però. Nonostante l’origine popolare, “La strada” è un piatto per gourmet, non per tutti i palati. Va assaporato con calma, avendo cura di cogliere nel dettaglio l’apporto di ogni singolo ingrediente. Dai più semplici a quelli più ricercati. Richiede esperienza e cultura, ma è un piccolo prezzo da pagare per poterne poi esserne ammaliati.

“Il visionario” fu penalizzato dall’essere stato pubblicato da un’etichetta indipendente, impedendogli la giusta visibilità. Ci auguriamo che una simile ingiustizia non sia riservata anche a questo lavoro e ad un artista che merita molto.
Affidatevi ai suoi suoni e vi incanterà. Seguitelo dal vivo e vi conquisterà definitivamente.

L’album in una battuta: speziato.

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Tony Canto – “La strada”
(Leave)

 

Tracklist:

1. La strada
2. Falso movimento (con Mario Venuti)
3. Contraddizioni
4. Mi sento bene
5. Vera
6. 1908
7. Il suonatore e il prete
8. Eternamente
9. Questo amore che ho
10. Parlami d’amore Mariù (con Patrizia Laquidara)
11. Il destino degli amori
12. Niente

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