Auto indiane

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Grande sviluppo sta avendo la produzione automobilistica in India mentre in Occidente le gradi case automobilistiche sono in piena crisi. Le esportazioni indiane sono in aumento  nel terzo mondo battendo la pur temibile concorrenza cinese e si affacciano anche nei paesi occidentali: attualmente in Italia si vende la Tata (modelli indica e  indigo ) con un prezzo che è di un terzo in meno rispetto alle concorrenti della stessa classe.

In India c’è mano d’opera a basso costo, le materie prime si acquistano  in meno, il  governo applica al settore tasse ridotte. Inoltre, le ditte estere possono investire e creare fabbriche senza dover costituire joint ventures con capitale indiano:  il risultato è che grandi aziende asiatiche  come la Suzuky, la Hyundai e la Nissan. portano in India la produzione di utilitarie e piccoli veicoli,

Da gennaio a luglio 2009 l’esportazione di autoveicoli è salita del 18% (229.809 veicoli esportati), ma quella di minicar e piccoli veicoli addirittura del 44%. si  prevede entro il 2015 un’esportazione di 690mila automobili di cui il 95% utilitarie.

La produzione è favorita anche dalla tendenza  mondiale  generale verso auto più economiche e che consumino meno:  le ditte indiane sono specializzate nella produzione di piccoli veicoli economici, come la Nana della indiana Tata Motors, cosa che rende ancora più vantaggioso portare qui simili produzioni.

Anche in India crescono le automobili, ma il mercato interno è ancora ridotto rispetto al concorrente cinese : ad agosto nel paese sono stati venduti 120.669 auto passeggeri (+25,59% rispetto all’agosto 2008) e 40.624 veicoli commerciali (+18,48% in un anno).

Sono comunque risultati notevoli in un periodo in cui  grandi aziende  occidentali sono sull’orlo del fallimento

Generalmente  si pone molta attenzione allo sviluppo cinese e non si valuta abbastanza i progressi economici del’India che ha un tasso più basso di qualche punto di quello cinese ma che pare nel complesso più equilibrato Il secolo  futuro non necessariamente sarà quello cinese: potrebbe essere anche quello indiano

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Nella foto:  Tata Indica

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