Barbarossa sta arrivando

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barbarossa

La Lega Nord da sempre si è mostrata sensibile al tema della cultura.
Nessuno, però, avrebbe mai pensato che l’interesse del Senatùr, spesso concentrato su quisquilie quali l’inno nazionale o il tricolore, potesse approdare sul grande schermo.
Invidia della cultura cinematografica di Walter Veltroni? Aspirazioni degne della Medusa di Silvio Berlusconi? Tutt’altro.
Al centro dell’attenzione quello che, senza alcun ombra di dubbio, è l’evento culturale dell’anno nell’agenda del leghista: “Federico Barbarossa”.
Un kolossal  coprodotto da RaiFiction (quindi con denaro pubblico) e costato, in tempi di tagli ai fondi per lo spettacolo, l’inaudita cifra di 30 milioni.
La regia dell’opera è stata affidata a Renzo Martinelli, la cui carriera caratterizzata dall’incamerare diversi flop.
Per l’occasione, è stato convocato un cast di fama internazionale e comprovata origine padana: Rutger Hauer (Barbarossa), Raz Degan (Alberto da Giussano), Kasia Smutniak, Cecile Cassel, Angela Molina e F. Murray Abraham (Siniscalco Barozzi).
Un autentico trionfo di padanità che trova conferma nel fatto di essere stato girato nelle campagne rumene, con il supporto di maestranze locali e utilizzando centinaia di comparse di etnia rom (ci si chiede se prima abbiano preso loro le impronte digitali).
Altro che dare lavoro agli operai italiani: “un macchinista in Italia costa 1500 euro al giorno, qui 300”, ha affermato lo stesso regista. Il quale, con eleganza, ha anche precisato: “per la manovalanza ci serviamo dello ‘zingarume’ rumeno, a 400-500 euro la settimana”.
Le stesse persone la cui presenza in Italia è osteggiata e non gradita, talvolta soggetta a discriminazioni e umiliazioni, vengono ora ricercate. Quando si tratta di risparmiare la coerenza è un dettaglio insignificante: il razzismo lasciamolo alla propaganda elettorale.
Nel film si narrano le gesta di Alberto da Giussano e la sua strenua difesa contro l’avanzata dell’imperatore Federico I Hoenstaufen, detto Barbarossa, sconfitto nel 1176 a Legnano dalla Lega Lombarda, riunitasi attorno al Carroccio, simbolo dell’unione dei comuni lombardi.

Umberto Bossi, più di una volta, ha ribadito l’importanza culturale e storica dell’opera.
Tuttavia, dato il soggetto cinematografico, si sono rivelate inevitabili le strumentalizzazioni a favore dell’agiografia leghista. Valgano su tutte le parole pronunciate dal l’onorevole Giancarlo Giorgetti, segretario nazionale della Lega: “l’istinto di dominio con cui Barbarossa guardava alla Padania era lo stesso istinto con cui oggi Roma guarda il Nord”.
Un atteggiamento che ha dato adito anche a qualche polemica, inducendo l’intera troupe cinematografica a fare dei doverosi distinguo. E’ lo stesso Raz Degan a fasi portavoce e precisare che il film “non è il manifesto politico della Lega. Noi tutti ci stiamo impegnando a fondo in un film vero e importante e non vogliamo essere strumentalizzati dalla politica italiana”.
E’ comunque un dato di fatto che la pellicola sia stata fortemente voluta dal Senatùr, come emerso dalle famigerate intercettazioni tra Berlusconi e Saccà.
Un interesse concreto che è stato ricambiato da Martinelli con un tangibile segno di riconoscenza, immortalando Bossi in un cameo che apparirà in una scena del film.

Polemiche a parte, l’attesa è ora quasi alla fine.
Già lo scorso 14 giugno al raduno di Pontida, gli astanti avevano potuto godere di un promo di cinque minuti dell’attesissimo film. Un assaggio reso ancor più succulento dall’anteprima presentata da Renzo Martinelli il 29 agosto ad Alzano Lombardo, alla ventesima Bèrghem Fest.
Il 2 ottobre, nella cornice del Castello Sforzesco di Milano, si terrà la prima cinematografica.
Il film verrà poi distribuito dalla 01 in 300 sale italiane il 9 ottobre. Ne è prevista anche una versione televisiva, divisa in due puntate, che verrà trasmessa dalla Rai nella primavera del 2010.
La pellicola verrà diffusa anche sul mercato estero, con il titolo “The company of death” (“la compagnia della morte” era il nome del gruppo di 900 combattenti costituito da Alberto da Giussano). L’auspicio, come espresso da Martinelli, è “che questo film possa essere visto dal pubblico di tutto il mondo, e divenire per la nostra terra un analogo di ciò che Braveheart è stato per la cultura e l’identità scozzesi”.

Foto: Panorama

1 commento

  1. LA SETTIMANA SCORSA PANORAMA HA PUBBLICATO UN ARTICOLO IPOCRITA SULLO STESSO TEMA. IL VOSTRO ILLUSTRA RETROSCENA E PARTICOLARI: LA VERA INFORMAZIONE STA SULLA RETE.

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