Max Manfredi trionfa al Tenco con “Luna persa”

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Aggiudicandosi il premio più importante – album dell’anno – con un ragguardevole consenso in termini di voti, Max Manfredi è sicuramente il protagonista indiscusso dell’edizione 2009 delle Targhe Tenco.
Chi bazzica abitualmente le classifiche di vendita e l’airplay radiofonico, sconoscerà tale nome. Eppure la sua è una carriera musicale costruita sulla qualità e che ha radici lontane nel tempo, tanto da essersi costruito un solido seguito di appassionati e un costante consenso di critica. Utilizzando un’espressione piuttosto abusata, potremmo definirlo artista di culto.

Figlio di quella Genova, cui la musica italiana è profonda debitrice, Max Manfredi (classe 1956) esordisce nel mondo cantautorale nel 1985. Per il primo album bisogna però attendere il 1990. “Le parole del gatto” colpisce subito nel segno. Si aggiudica infatti prestigiosi riconoscimenti come la Targa Tenco per la migliore opera prima e il premio Recanati. Saranno i primi di una lunga serie, cui è doveroso aggiungere il plauso personale di Fabrizio De Andrè: “Voi qui a Genova avete il più bravo di tutti: Max Manfredi”, dichiarerà in un’intervista. Seguiranno gli album “Max” (1994) e “L’intagliatore di santi” (2001).
Sino ad oggi, nell’arco di 24 anni, Manfredi ha pubblicato soltanto cinque album (tra cui un live). Un lento e parsimonioso concedersi al mercato disografico, che testimonia una non comune attenzione alla qualità ed è, soprattutto, imputabile al desiderio di confrontarsi con nuove esperienze. Tra un album e l’altro ha, difatti, ampliato i suoi orizzonti artistici scrivendo libri (“Il libro dei Limerick”, “Trita provincia”), racconti per ragazzi (“Nitrito in velocità”), componendo versi, cimentandosi in spettacoli teatrali, recital e reading letterari.
Un eclettismo che trova la sua sintesi più matura nell’ultimo lavoro: “Luna persa”. Pubblicato nel settembre 2008, dopo essere stato insignito del “Premio Lunezia Canzone d’autore 2009”,  vede oggi aggiudicarsi la Targa Tenco come “miglior disco dell’anno”.

In “Luna persa”, le poliedriche esperienze artistiche e la ricerca musicale di Manfredi emergono in maniera prepotente: echi di teatro canzone, gusto per la ballata popolare, estro multietnico, eleganza da vissuto chansonnier.  Un insieme inconsueto ed eterogeneo che, pur sfuggendo ad ogni etichetta, altro non è che musica d’autore, nel senso più completo del termine. Di quella che ormai in Italia sono in pochi a saper tratteggiare.
La musica è un’onda che lambisce sponde lontane: dal flamenco ai caffè mitteleuropei, dai caruggi di  Genova ai barrios di Buenos Aires, dai violini tzigani ai ritmi yiddish. Nonostante l’utilizzo di varie strumentazioni (addirittura cinquanta), gli arrangiamenti sono sobri ed essenziali, ad umile servizio delle parole, vere protagoniste del lavoro.
Testi che attraversano varie onde emotive: ironia e poesia, ricercatezza e tenerezza, semplicità e disincanto. Si narra dei tempi che viviamo, senza enfasi o retorica, ma anche di echi del passato, racconti gitani, storie di guerra, amori perduti. Ascoltate l’ironia de “L’ora del dilettante”, la raffinata malinconia di “Retsina” o la fluviale “Luna persa” che si snoda lungo 12 minuti di teatralità.
Non di rado affiorano paragoni “pesanti”:  le disillusioni di Paoli, il surrealismo ironico di Gaetano, l’atmosfera fumosa di Conte, il recitativo istrionico di Gaber. Ma su tutto aleggia la presenza di Fabrizio De Andrè. A volte si ha quasi l’impressione che Manfredi stia proseguendo quel discorso che Faber ha dovuto, suo malgrado, interrompere. Un cerchio che si chiude idealmente con la riproposta nel finale di “La fiera della Maddalena”, brano del 1994 in cui Manfredi duetta proprio con De Andrè. Un omaggio al poeta scomparso, ma anche un ideale passaggio di consegne ad uno dei pochi artisti che riescono ancora a dare un senso compiuto alla canzone d’autore italiana.

foto:  www.maxmanfredi.com

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