Approvata la legge finanziaria 2010

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Il Consiglio dei Ministri ha varato oggi la Legge Finanziaria 2010.
Il testo era già stato illustrato lunedì al Capo dello Stato, nonché al recente incontro tra Governo e parti sociali (ben 36 sigle imprenditoriali e sindacali, cui però non si sono aggregate le Regioni per protesta nei confronti del Governo, reo di rinviare sine die ogni confronto su temi come la spesa sanitaria, quella per l’istruzione e i fas). Approvata dal Cipe la relazione previsionale programmatica e la nota di aggiornamento al Dpef.

Rispetto ai precedenti anni, stupisce la snellezza del testo legislativo: semplicemente tre articoli ed una manovra di complessivi 3 miliardi di euro.
Al proposito, il Ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha tenuto a specificare che si tratta di un mero aggiornamento di quanto già previsto con la manovra triennale varata nel 2008, puntualizzando inoltre che “dalla crisi ad oggi sono stati emessi sei decreti legge e non vediamo esigenze di altri provvedimenti di manovra”. “Fare di più sarebbe stato irresponsabile”, ha aggiunto, “avrebbe provocato aumenti dei tassi di interesse e peggiorato le condizioni dei cittadini”.
Dichiarazioni che lasciano intendere come il corpus normativo non sia stato ispirato dal voler attuare novità di rilievo, bensì dal contenimento della spesa e dalla salvaguardia dei conti pubblici. A limitare lo spazio di azione del Governo sono soprattutto i dati relativi all’indebitamento pubblico. Le stime relative al 2009, espresse nella Relazione Previsionale e Programmatica, vedono difatti un incremento del rapporto deficit Pil al 5% e una diminuzione del Pil pari al 4,8%.  Un lieve miglioramento rispetto alle stime espresse nel Dpef, ma comunque poco rassicurante sull’attuale stato di salute dell’economia nazionale. Inoltre, è doveroso sottolineare come le stime provenienti da fonti governative differiscano da quelle, più pessimistiche, diffuse da organismi internazionali.

Entrando nel merito dei contenuti, si rileva come la legge finanziaria varata oggi, preveda lo stanziamento di 3,4 miliardi in tre anni per il rinnovo dei contratti pubblici (manca però l’indicazione della copertura), l’istituzione di un fondo costituito con gli introiti dello scudo fiscale (da destinare a “università e ricerca, cinque per mille, alcune voci sul lavoro, missioni di pace, altre voci di rilievo sociale, spese che consideriamo ineludibili”), l’estensione delle agevolazioni fiscali per le ristrutturazioni anche nel 2012, incremento dell’importo annuo trasferito all’Inps.
Gli sgravi fiscali, come si legge nell’articolo 1, sono solo un’ipotetica eventualità: “le maggiori disponibilità di finanza pubblica che si realizzassero nell’anno 2010 rispetto alle previsioni del Dpef sono destinate alla riduzione della pressione fiscale nei confronti delle famiglie con figli e dei percettori di reddito medio-basso, con priorità per i lavoratori dipendenti e pensionati”.

Con l’eccezione del consenso da parte di Bankitalia, limitato peraltro alla parte previsionale, i primi commenti sulla manovra finanziaria sono piuttosto negativi.
Critiche piovono da Confcommercio e Sindacati (che chiedevano una politica fiscale più favorevole ai lavoratori), dalle associazioni di consumatori (la cui richiesta di detassazione delle tredicesime per rilanciare i consumi è rimasta lettera morta), dalla Confederazione Italiana Agricoltori e da quella dei Produttori Agricoli (che hanno rilevato l’assenza di manovre rivolte a dettare impulso al comparto agricolo), dai produttori automobilistici (che ritengono essenziale la proroga degli incentivi). Anche Confindustria non plaude, avendo reclamato lo stanziamento di maggiori risorse per gli ammortizzatori sociali e più sostegno agli investimenti. Disapprovazione da parte dell’opposizione, per voce del Pd.
Il denominatore comune dei giudizi è la carenza di interventi volti a limitare gli effetti della crisi, la cui portata – a detta di molti analisti – si farà sentire seriamente per tutto il 2010, soprattutto a carico dell’occupazione. I dati Istat, pubblicati quasi in contemporanea all’approvazione della legge di bilancio, viaggiano purtroppo in tale direzione, illustrando la peggiore situazione occupazionale dal 1994 ad oggi.
Il Governo si dichiara comunque ottimista sul futuro. La Relazione Previsionale e Programmatica prevede infatti una ripresa già nel 2010: Pil + 0,7% e rapporto deficit/Pil al 5%.
A quale prezzo, però, non è dato saperlo.

foto: Panorama

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