Messina: si aggrava il bilancio delle vittime

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L’arrivo del giorno e il deflusso delle acque, hanno permesso di avere un quadro più completo della situazione nelle zone della provincia di Messina colpite dal nubifragio.
Già stamattina, dai primi rilievi, era parso subito evidente che i primi bilanci dovessero essere rivisti in termini più gravi e pessimistici.

Il numero delle vittime sale di ora in ora.  Attualmente sono 20 ma, purtroppo, si teme sia destinato ancora a crescere, dato che vi sono ancora una decina di dispersi. I soccorritori non disperano. Li stanno cercando tra le macerie delle case crollate, sotto le montagne di detriti, ed anche in mare. Due donne sono già state estratte vive dalle macerie, grazie all’impegno dei soccorritori. Centinaia di uomini che si stanno dando da fare in tutti i modi possibili, anche scavando con le mani, perché molte zone non sono raggiungibili con mezzi meccanici ed escavatori.
Continuano ad arrivare squadre di soccorso, ma servono ancora volontari e soprattutto medici. Li ha richiesti con un appello il sindaco di Messina, Giuseppe Buzzanca.

Alle vittime ed ai dispersi occorre aggiungere una sessantina di feriti, di cui due gravi, e almeno 415  sfollati.
Un bilancio gravissimo, ma che diviene terribile se accompagnato dalle testimonianze.
Quello che si è prospettato innanzi agli occhi di chi si è recato sui luoghi del disastro, è uno scenario apocalittico. Palazzine squarciate, interi costoni di montagna crollati, automobili sepolte o accartocciate, l’onda di fango che è entrata nelle abitazioni, strade letteralmente scomparse, case inghiottite dai detriti, massi enormi trascinati dalle acque, linee ferroviarie divelte.
Il paese più colpito è Giampilieri ove, ieri sera, un costone di roccia è franato travolgendo una ventina di abitazioni. Al centro del paese una enorme voragine che lascia senza parole. Molte delle vittime identificate abitavano proprio nel piccolo centro.
Anche Scaletta Zanclea, sulla costa,  ha avuto le sue vittime. Qui il fango ha toccato anche i cinque metri: i soccorritori camminano sui detriti, al livello del primo piano delle abitazioni.
Uno scenario che definire infernale è un eufemismo.
I dati diffusi dalla stazione agrometeorologica del Sias a Fiumedinisi, paese non distante dalla zona del nubifragio, danno un’idea ancora più drammatica di ciò che ieri si è abbattuto sul messinese. Tra le 20.40 e le 21.40 sono piovuti 85 millimetri di pioggia, con punte che hanno superato i 120 millimetri. Se si tiene conto che una pioggia è definita intensa se supera i 10mm in un’ora, si può solo provare ad immaginare la mole di acqua piovana che si è riversata sulla costa ionica. Un territorio che già nei giorni scorsi era stato provato da incessanti piogge.
“La situazione è molto critica e molto seria” ha affermato il capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, dopo aver sorvolato le zone colpite.

Intanto è stata riaperta dal genio Civile l’autostrada A18, seppur con restringimenti di carreggiata. Rimangono invece impraticabili la ferrovia e la statale 114.
Molte località sono ancora isolate e, ciò che è ancor più grave, non raggiungibili dai mezzi di soccorso. Per raggiungere Molino e Scaletta Superiore occorre inoltrarsi a piedi nel fango per qualche km. Gli elicotteri sono impossibilitati ad atterrare. Quattro le motovedette che fanno la spola tra la città e le località raggiungibili solo via mare, come Scaletta Zanclea. Solo nel tardo pomeriggio si è riusciti ad aprire un varco tra Giampilieri Superiore ed Inferiore.
Le unità di soccorso lavorano in condizioni ai limiti dell’impossibile, rese ancor più ostiche da condizioni meteorologiche piovose e dalla mancanza di energia elettrica e acqua.

Il Consiglio dei Ministri ha dichiarato lo stato di emergenza.
Come in ogni tragedia è partito il solito copione che vede i disastri annunciati e previsti, scontrarsi con l’inefficienza delle istituzioni e lo scaricabarile delle amministrazioni locali.  La Procura della Repubblica di Messina ha intanto aperto un’inchiesta, conoscitiva e senza indagati. Il reato ipotizzato è di disastro colposo.
L’unica certezza è che nessuno potrà ripagare il prezzo delle vite umane perse, né potrà recare sollievo alle popolazioni che, in questa tragedia, hanno perso tutto.

foto: Repubblica

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