A Messina si scava ancora

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messina_tragediaA Messina si scava ancora senza un attimo di sosta, che sia giorno o notte alla luce delle fotoelettriche. Soprattutto dopo che è trascorsa la prima notte senza quella pioggia battente che, nei giorni scorsi, ha ostacolato le già precarie condizioni in cui si svolgono le operazioni di soccorso.
Sono coinvolte più di duemila unità, tra volontari, vigili del fuoco, guardie forestali e protezione civile. Un impegno collettivo, quello di questi silenziosi angeli del fango, che non conosce riposo. Per tenere lontani gli sciacalli. Per demolire le costruzioni pericolanti, tra cui l’edificio di Scaletta, simbolo di questa assurda tragedia. Grazie a questo lavoro è stato finalmente aperto un varco lungo la strada che collega le frazioni di Molino ed Altolia (dove l’onda di fango ha raggiunto gli 8 metri), completamente isolate sin da giovedì e da stamane raggiungibili anche dai mezzi meccanici. Ancora bloccate la linea ferroviaria e la statale 114, che collega Messina a Catania. Agibile, invece, seppur limitatamente a una corsia per senso di marcia l’A18.
Ma si lavora soprattutto nella speranza di ritrovare ancora in vita qualcuno dei dispersi. Non pochi sono coloro che vagano tra le macerie alla ricerca di notizie sui propri familiari non ancora rinvenuti. Una speranza che, ora dopo ora, si fa purtroppo più esile e a cui oramai non si vuol concedere alcuna illusione.
25 sinora le vittime certe (di cui 20 identificate). 34 i dispersi. Un centinaio i feriti (due gravi, una settantina già dimessi). 524 gli sfollati.

Ancora incerta la data dei funerali, sebbene l’ipotesi più probabile sia quella che vede le prime esequie celebrate nella giornata di domenica, presso il Duomo di Messina.
I corpi rinvenuti, sono attualmente composti presso la camera mortuaria del policlinico di Messina.
Corpi che vengono chiesti con insistenza dai familiari ma, sinora inutilmente, dato che essendo in corso un’inchiesta della magistratura, manca il nulla osta necessario. Un altro inutile ed assurdo dolore inferto ad una popolazione già provata e che meriterebbe tutto tranne che ulteriori sofferenze.

foto: Antonio Parrinello (Reuters)

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