Concluso il Forche Caudine Identity Festival

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Si è concluso ieri sera il”Forche Caudine Identity Festival” manifestazione di alto livello culturale, organizzato dalla Art Sannio Campania, che la Regione Campania ha voluto insieme alla provincia di Benevento ed il comune di Monteserchio cuore della Caudium antica.

E’ qui infatti che il 2-3-4 ottobre il festival è stato accolto a ricordo del famoso momento storico durante il quale i Sanniti, coraggioso popolo locale fermò l’avanzata dei conquistatori  Romani costringendoli alla resa e all’umiliazione del passaggio sotto il “giogo”.

L’evento, pur avendo a volte messo in evidenza la sua natura politica,ha voluto mettere in risalto il concetto di identità di un popolo attraverso una visione moderna che induca non ad chiusura ma ad un incontro di  popoli nella lingua, nelle tradizioni e nella cultura.

Di questo si è parlato nel convegno di presentazione dove relatori come lo scrittore Diego De Silva.il giornalista Massimo Ghirelli o lo stesso direttore artistico della manifestazione il sociologo Domenico De Masi hanno posto l’accento sul conflitto che si può creare tra culture e razze, sottolineando come invece solo la solidarietà e l’apertura alle identità può portare a quella giusta”globalizzazione” che non sia appiattimento o uniformità.

La manifestazione si è snodata attraverso performance di alto valore artistico:”Le mille e una notte” di Francesco Cerami, “Il registro dei peccati” di Moni Ovadia, Antonella Ruggiero e la banda di Piazza Caricamento,”Orazi e Curiazi” dell’Ars Ludi  e per finire “Il combattimento di Tancredi e Clorinda” della Premiata Compagnia dei Pupari Teatro Arte Cuticchio.

E su quest’ultimo che vorremmo soffermarci in quanto a differenza delle altre rappresentazioni teatrali, questo ha goduto di un pubblico diverso, quello dei bambini , benché l’ora fosse tarda e un leggero venticello ottobrino rinfrescasse la sera (tutto si è svolto all’aperto).

E’ stato sorprendente guardare gli sguardi di quei bimbi e pure degli adulti così stupiti mentre il formidabile Mimmo Cuticchio ed i suoi colleghi  “animavano ” in scena i loro pupi dando loro, attraverso la voce e i movimenti,  quella vita che li rendeva simili agli uomini.

Tratti dal ciclo carolingio, sappiamo che l’ Opera dei Pupi rievoca le gesta di famosi Crociati andati in Terra Santa a liberare Gerusalemme dai Saraceni…

Così Orlando, Rinaldo, la bella Angelica  diventano i paladini della libertà e coinvolgono il pubblico che dimentica di vedere dei pupi ma con-partecipa all’azione con slancio ed interesse.

E’ quello che è successo ieri sera dove opranti-pupari e pupi condividono la scena e tutto avviene a vista mentre la musica lirica entra al pari di altre tecniche artistiche e poetiche nella costruzione dello spettacolo.

Il risultato è sorprendente.

La struttura narrativa e drammatica è molto semplice e sfocia nell’ esecuzione musicale del Combattimento di Tancredi e Clorinda di Monteverdi…Una miscela che unisce l’azione dei pupari che in sincronia si muovono mentre viola,violini,violoncello, fagotto barocco e la voce di tenori e soprano si fondono nella scena permettendo allo spettatore di entrare in quel mondo con delicatezza e stupore.

E’ questa la magia di una tradizione che si perpetua e che vede artisti come Mimmo Cutucchio condurre chi guarda verso una dimensione che sa di gioco ma che invece permette la fruizione di cultura veicolando i grandi eventi storici  con semplicità e umiltà.

I pupi diventano umani, così perfetti nei loro abiti, nelle loro espressioni vocali, nelle loro movenze…

Il combattimento è lo scontro di due mondi, quello cattolico e quello musulmano che allora come adesso non risparmia nessuno nemmeno l’amore…E Clorinda, musulmana, morente, toglie il suo elmo e le sue lunghe chiome scivolano, bagnate dal pianto di Tancredi, cattolico, che solo dopo si accorge di aver ucciso la sua amata….

1 commento

  1. Complimenti all’autrice. Bellissimo articolo!

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