Lodo Mondadori: una storia lunga vent’anni

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Il risarcimento da record contro Fininvest, non è che l’ennesimo capitolo della nota vicenda Mondadori e sulla quale siamo ancora lontani, per lo meno da un punto di vista civilistico, dall’apporvi la parola fine. Una vicenda molto complessa ed articolata in numerose fasi giudiziarie. Cerchiamo di riassumerne brevemente i tratti salienti.

La storia.
Quando nel 1988 la Fininvest – in seguito all’acquisto delle azioni di Leonardo Mondadori – dichiara la volontà di voler amministrare personalmente la Mondadori, il gruppo editoriale è suddiviso fra tre soggetti: la Fininvest di Silvio Berlusconi, la CIR di Carlo De Benedetti e la famiglia Formenton.
Alla luce di tale dichiarazione, De Benedetti concorda un’alleanza con la famiglia Formenton, la quale si obbligherà a vendere a De Benedetti la propria quota societaria entro il 30 gennaio 1991.
Nel 1989 la famiglia Formenton, però, muta atteggiamento, stipulando un accordo di vendita a Fininvest, cosa che consentirà a Berlusconi di insediarsi come presidente del gruppo editoriale. De Benedetti, in virtù dell’accordo scritto siglato con i Formenton, ovviamente protesta, decidendo di ricorrere ad un arbitrato.
Il 20 giugno 1990 il collegio arbitrale emette il suo verdetto, il lodo, dichiarando valido l’accordo tra Cir e Formenton: le azioni Mondadori torneranno in mano a De Benedetti, obbligando Silvio Berlusconi a lasciare la presidenza del gruppo editoriale.
La guerra legale è però solo all’inizio. Il lodo arbitrale viene impugnato. A giudicare è Corte d’Appello di Roma. La sentenza, emanata nel gennaio 1991, annulla il verdetto del lodo arbitrale: la Mondadori torna nelle mani di Berlusconi, riconoscendo però a De Benedetti il ruolo di maggior azionista. Una convivenza impossibile che, grazie all’intervento di Andreotti e Ciarrapico, porterà ad una spartizione del gruppo ancora oggi determinante: Mondadori a Berlusconi, Espresso-Repubblica a De Benedetti.

Il caso Ariosto
Nel 1995 esplode il caso che vede protagonista un’antiquaria milanese.
Stefania Ariosto dichiara che i giudici che si occuparono della sentenza del 1994 (Arnaldo Valente e Vittorio Metta) erano abituali frequentatori della sua abitazione ed amici intimi di Cesare Previti, quest’ultimo da lei udito mentre parlava di tangenti a giudici romani.
La magistratura comincia ad indagare, mettendo in evidenza dei movimenti sospetti di denaro che dalla Fininvest erano diretti ai conti esteri dei propri avvocati (tra cui Cesare Previti), e da qui al giudice Metta. Somme che Previti giustificherà come compenso personale.
Dopo una serie di vicissitudini giudiziarie, a Silvio Berlusconi viene contestato soltanto il reato di corruzione semplice. Grazie alla concessione delle attenuanti generiche, verrà prosciolto per avvenuta prescrizione del reato. Vengono invece rinviati a giudizio agli avvocati Previti, Pacifico, Acampora e il giudice Metta, con l’accusa di concorso in corruzione in atti giudiziari.
Il processo sul lodo Mondadori prende le mosse nel 2001 e, nel 2002, verrà riunito a quello Imi-Sir. Nel luglio 2007 la sentenza definitiva da parte della Corte di Cassazione: Previti, Pacifico e Acampora condannati a 1 anno e 6 mesi di reclusione; Vittorio Metta a 1 anno e 9 mesi.

La sentenza civile
Il 3 ottobre 2009 il Tribunale di Milano deposita la sentenza relativa alla causa civile per il risarcimento del danno derivante dalla corruzione giudiziaria nella vicenda del Lodo Mondadori. 750 milioni di euro la somma che Fininvest dovrà corrispondere alla Cir di Carlo De Benedetti per “danno patrimoniale da perdita da chance di un giudizio imparziale”. La parola passa ora ai ricorsi e ai successivi gradi di giudizio.

foto: La Stampa

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