Sentenza choc per Fininvest

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berlusconi

Gli ultimi tempi per Silvio Berlusconi non sono stati affatto tranquilli. La sentenza Mills, il caso Noemi, la separazione dalla moglie, le foto-scandalo a Villa Certosa, le rivelazioni di Patrizia D’Addario. Una sequenza che sabato scorso è proseguita con la clamorosa sentenza del Tribunale di Milano relativa alla causa civile per il risarcimento del danno derivante dalla corruzione giudiziaria nella vicenda del Lodo Mondadori, accertata penalmente con sentenza del 2007.
750 milioni di euro (749.955.611,93, per l’esattezza) la somma che Fininvest dovrà corrispondere alla Cir di Carlo De Benedetti per “danno patrimoniale da perdita da chance di un giudizio imparziale”. Sono esclusi i danni non patrimoniali, oggetto di un procedimento separato.
In pratica, si tratta del risarcimento più alto riconosciuto in una sentenza a danno di una singola parte in Italia. La somma è stata calcolata considerando un danno di 284 milioni di euro, cui ne vanno aggiunti 8 di spese legali, 20 per danno da lesioni dell’immagine imprenditoriale della Cir e la parte residua per interessi legali maturati.
Le motivazioni della sentenza, ben 140 pagine, spiegano i presupposti della decisione.
Al centro di tutto la somma (circa tre miliardi di lire) che fu corrisposta da conti riconducibili a Fininvest e che fu utilizzata per corrompere il giudice Vittorio Metta. Silvio Berlusconi, in quanto ai vertici di Fininvest, dovette autorizzare tale esborso e, come tale, non poteva non sapere quanto stesse accadendo. “Pertanto è da ritenere – seppur ai soli fini civilistici – che Silvio Berlusconi sia corresponsabile della vicenda corruttiva, corresponsabilità che come logica conseguenza comporta la responsabilità della stessa Fininvest”.

Una sentenza inattesa per Silvio Berlusconi, sia per la tempistica che per l’entità del risarcimento.
Ovviamente saranno presentati i ricorsi e, come logico, la vicenda si articolerà negli ulteriori due gradi di giudizio. Prevedibilmente, uno degli appigli dei legali sarà l’anomala considerazione che il risarcimento non è dovuto in quanto Fininvest si sarebbe appropriata di Mondadori in seguito alla corruzione di un giudice, bensì al fatto che al gruppo Cir sia stata negata la chance di conquistare Mondadori, poiché non è detto che vi sarebbe riuscito, poiché nessuno può dire a quale esito avrebbe condotto il giudizio se non fosse intervenuta la corruzione. Così come verrà contestato l’impianto generale della sentenza, fondato soprattutto su ragionamenti e presunzioni logiche.

La necessità primaria al momento è però un’altra. Sorge in Fininvest la necessità di reperire entro quarantotto ore la somma pecuniaria, dato che la sentenza è immediatamente esecutiva. Data la cifra sbalorditiva oggetto della sentenza, inevitabile la richiesta di sospensione. Soprattutto in virtù dell’impatto che avrebbe sulle aziende del gruppo Fininvest (soprattutto Mediaset, Mediolanum e Mondadori) un tale salasso di liquidità.
Ovviamente la Cir farà di tutto per accelerare l’esecuzione della sentenza, cosa che le consentirebbe una notevole riduzione dell’indebitamento.

Le reazioni sono, come prevedibile, all’insegna del complotto che vorrebbe il ribaltamento del risultato delle urne e una detronizzazione di Berlusconi a colpi di magistratura e di assalti mediatici.
Durissimo Silvio Berlusconi, che non solo ha definito la sentenza “un assalto ad orologeria”, ma sta già preparando le contromosse: “Si sono messi in testa in farmi fuori, dobbiamo rispondere”.  La Russa, Bondi e Cicchitto hanno fatto quadrato attorno al Presidente del Consiglio. Cicchitto arriva addirittura ad ipotizzare una grande manifestazione popolare, il cui obiettivo è “difendere la democrazia e la libertà nel nostro Paese”. Difficile non intravedervi una risposta alla recente manifestazione sulla libertà di stampa tenutasi a Roma. Due le ipotesi attualmente al vaglio: all’inizio di novembre in cento province, in occasione dell’anniversario della caduta del muro di Berlino, oppure il 2 dicembre, in ricordo della manifestazione del 2006. Berlusconi è concorde, in quanto sarebbe un mezzo idoneo per riannodare i legami con il proprio elettorato che, sondaggi alla mano, sarebbe diverso da quello dipinto dai mezzi di informazione.

Tempi duri per il Premier.  Ma con il giudizio sul lodo Alfano alle porte, non sembra essere ancora finita.
Nel dubbio in casa Pdl, anche se non lo si dice apertamente, si pensa già alla successione.

foto: wordpress.com

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