Il lodo Alfano è incostituzionale

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foto-id=557378Il lodo Alfano è illegittimo.
Lo ha stabilito la Corte Costituzionale. Una sentenza combattuta sino all’ultimo e che si è risolta alla terza riunione, dopo le fumate nere di ieri e stamattina, con un voto che, secondo indiscrezioni, ha visto 9 pareri a favore dell’illegittimità contro 6.
Come chiarito da una nota diffusa dalla Consulta, l’illegittimità del provvedimento legislativo – che, come noto, prevedeva la sospensione dei procedimenti giudiziari nei confronti delle quattro più alte cariche dello Stato – risiede nel contrasto con due norme della Costituzione.
L’art. 3, che stabilisce l’uguaglianza di tutti i cittadini innanzi alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
L’art. 138 che, in caso di revisione di norme costituzionali, sancisce l’obbligo di ricorrere ad una legge costituzionale e non ordinaria, come invece avvenuto.
Le motivazioni della sentenza nel dettaglio verranno rese note solo tra qualche settimana, quando il giudice relatore Franco Gallo le avrà redatte.

La bocciatura della legge è, per certi versi, inattesa. Nelle ultime ore, infatti, le indiscrezioni avanzate ipotizzavano come probabile un rinvio al Parlamento del lodo Alfano, con indicazione delle correzioni da apportare per sanare i vizi da cui esso era affetto.
Il ministro Alfano, peraltro, si era dichiarato fiducioso sull’esito del giudizio, dato che erano stati osservati scrupolosamente i rilievi posti dalla Consulta quando, nel 2004, a finire sotto osservazione fu il lodo Schifani.
A nulla sono valse le ardite interpretazioni espresse nelle arringhe dai legali di Silvio Berlusconi: Niccolò Ghedini, il quale ha enunciato il principio per cui la legge è uguale per tutti, ma non la sua applicazione; Gaetano Pecorella, che ha affermato come la legittimazione per volontà popolare tramite il voto, ponga il Presidente del Consiglio in condizione di “superiorità”.
Ne, tanto meno, l’intimidazione di Umberto Bossi pronto a sollevare il popolo in caso di bocciatura.

Quali sono, adesso, gli scenari che si prospettano per il futuro, in seguito alla bocciatura della legge?
Sicuramente non sono ipotizzabili le dimissioni del Presidente del Consiglio, ne il ricorso ad elezioni anticipate.
Il primo effetto certo è, invece, la riapertura dei procedimenti giudiziari in cui è coinvolto Silvio Berlusconi – per corruzione in atti giudiziari dell’avvocato David Mills e per reati societari nella compravendita di diritti tv Mediaset – che, in virtù del lodo Alfano, erano sospesi. Il Presidente del Consiglio torna quindi ad essere un imputato normale.

E’ legittimo invece chiedersi come reagirà il Parlamento.
L’immunità potrebbe essere legalizzata solo con una legge di grado costituzionale. Un procedimento legislativo che richiede una doppia lettura da parte di ciascuna Camera e una maggioranza qualificata (in caso contrario potrebbe decidere un referendum confermativo). In altre parole, un iter non certo breve. Nulla di strano che ora si metta in moto una corsa contro il tempo che vedrà impegnati da un lato il Parlamento, per approvare una legge alternativa, e dall’altro i magistrati, per emettere le sentenze.

Cominciano intanto ad essere resi noti i primi commenti i quali, da entrambi gli schieramenti, si svolgono seguendo i copioni oramai arcinoti.

Silvio Berlusconi: “Vado avanti. La Consulta è politicizzata. E’ di sinistra”. Non risparmia accuse a nessuno – “Abbiamo una minoranza di magistrati rossi che usa la giustizia per fini politici. Abbiamo il 72% della stampa italiana di sinistra. Gli spettacoli alla televisione attaccano solo il premier e la maggioranza” –  neanche al Capo dello Stato “che sapete da che parte sta”.

Angelino Alfano è più tecnico “La Corte Costituzionale dice oggi ciò che avrebbe potuto e, inevitabilmente, dovuto dire già nel 2004 nell’unico precedente in materia”.

Niccolò Ghedini: “Questa è una sentenza con cui la Corte rinnega principi da se stessa già enunciati. Si pretende, contro la volontà popolare, che il presidente del Consiglio anziché occuparsi dei problemi nazionali ed internazionali, sia costretto a seguire evanescenti processi”.

Paolo Bonaiuti: “È una sentenza politica ma il presidente Berlusconi, il Governo e la maggioranza continueranno a governare come, in tutte le occasioni dall’aprile del 2008, hanno richiesto gli italiani con il loro voto”.

Antonio Di Pietro “Spero che da oggi alla luce decisione della Consulta il presidente del Consiglio la smetta di fare leggi a proprio uso e consumo, si dimetta dall’incarico e vada fare quello che da 15 anni si ostina a non voler fare: l’imputato. E spero che il presidente della Repubblica, d’ora in poi, non sia frettoloso nel firmare provvedimenti incostituzionali e immorali”.

foto: Il Giornale

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