Obama tra Beluchistan iraniano e villaggio di Geerani (Afghanistan)

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Sarà anche un caso, ma ogni volta che Obama ha in programma un incontro in cui si intravede la possibilità di tendere la mano o di risolvere diplomaticamente e col dialogo quelle problematiche spinose, in quelle parti del mondo considerate nemiche, c’è sempre qualcosa che capita.
E’ successo ieri, proprio in precedenza degli incontri di Vienna sulla spinosa questione iraniana, che un kamikaze abbia ucciso 42 persone, tra cui cui dei Pasdaran, degli alti comandanti del corpo d’élite iraniano, facendo varie decine di feriti. Per oggi nella capitale  austriaca era previsto l’incontro tra i funzionari iraniani e i rappresentanti dell’Agenzia atomica internazionale, di Russia, Stati Uniti e Francia per discutere la richiesta iraniana di ottenere uranio arricchito da fornitori stranieri. Gli attentati di ieri hanno gettato un’ombra buia sul possibile dialogo tra Iran e Occidente. Ahmadinejad ha accusato, dopo l’attentato nel Belucistan iraniano, gli Usa e la Gran Bretagna, come possibili manovratori dei Jondallah (Soldati di Dio) che hanno rivendicato l’attentato. Questo puntare il dito da parte del Presidente iraniano  può essere una mossa che gli consente di non scendere a patti con l’Occidente, ma può anche essere una giusta presa di posizione contro quei possibili elementi occidentali che potrebbero davvero essere dietro l’episodio di ieri, perché non gradiscono la nuova politica dell’amministrazione americana. Antonello Sacchetti proprio oggi si chiede, su AffariItaliani se l’attentato contro i pasdaran in Beluchistan non sia stato invece un colpo basso a Obama, da parte di quegli elementi occidentali che non vogliono la mano tesa.
Come non ricordare a questo proposito, un altro episodio, la strage avvenuta in Afghanistan ai primi di maggio, quando incursioni aeree Usa fecero in Afghanistan, nel villaggio di Geerani, oltre cento morti? Anche allora erano in corso a Washington incontri anti-terrorismo tra alcuni politici americani, Barack Obama in primo luogo, e i presidenti dell’Afghanistan, Hamid Karzai, e del Pakistan, Asif Ali Zardari. Si trattò anche allora di un avvertimento per Obama da parte di chi,  in Occidente, negli Usa, non gradiva la politica del dialogo?

Immagine News.Cn/Afp

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