La neobrigatista Diana Blefari si è suicidata a Rebibbia

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blefariLa neobrigatista Diana Blefari si è impiccata ed è morta nel carcere femminile di Rebibbia a Roma, solo pochi giorni fa la Prima sezione penale della Cassazione ne aveva confermato la condanna all’ergastolo.

Diana Blefari Melazzi era accusata di concorso nell’omicidio del giuslavorista Marco Biagi, avvenuto a Bologna il 19 marzo 2002.

La donna si è impiccata ieri sera, attorno alle 22:30, utilizzando lenzuola tagliate e annodate, sembra che fosse sola in una cella del reparto isolamento del carcere Rebibbia femminile.

La polizia penitenziaria si è accorta subito dell’accaduto e ha tentato di intervenire rapidamente per salvarle la vita. Gli agenti avrebbero sciolto con difficoltà i nodi delle lenzuola con cui la neo brigatista si è impiccata in cella e avrebbero provato a rianimarla senza però riuscirvi.

Sembra che Diana Blefari Melazzi versasse in condizioni psicologiche preoccupanti dopo la condanna all’ergastolo a Bologna. In seguito ad una aggressione della donna ad un agente di polizia di Rebibbia, nel maggio scorso, il gup del tribunale di Roma, Pierfrancesco De Angelis, aveva disposto una perizia psichiatrica per verificare la capacità di stare in giudizio e quella di intendere e di volere della donna.

I difensori della brigatista gli avvocati Caterina Calia e Valerio Spigarelli, avevano chiesto la consulenza affidata al professor Antonio Pizzardi, sostenendo che Blefari non fosse in grado di presenziare al processo.

Il 27 ottobre scorso, quando la Cassazione confermò la condanna all’ergastolo per Blefari, senza successo, l’avvocato Spigarelli cercò di contestare la legittimità della perizia medica eseguita nell’appello bis sostenendo che era di parte in quanto affidata ad un consulente del pm che si era già occupato del caso.

“Siamo sotto choc, abbiamo fatto tante battaglie, abbiamo cercato in tutti i modi di far riconoscere il profondo disagio di Diana Blefari Melazzi. Ora è troppo tardi”. L’avvocato Caterina Calia, difensore, insieme all’avocato Valerio Spigarelli, della neobrigatista ha reagito alla notizia del suicidio parlando di ‘morte annunciata’. “Era una donna ammalata – aggiunge l’avvocato – soffriva di un profondo disagio e aveva bisogno di cure adeguate e di stare in luoghi adeguati che non erano certo il carcere”. “Profondamente scosso” anche l’altro avvocato della donna, Valerio Spigarelli.

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