Influenza A: 17 vittime, molta paura e grande incertezza

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vaccino

Era prevedibile. Del resto gli esperti lo avevano ampiamente preannunciato. Ma, come spesso accade, non si è mai sufficientemente pronti ad affrontare gli eventi.
Con l’arrivo dei primi freddi, l’influenza A si sta diffondendo rapidamente nel nostro paese e, con essa, timori ed ansie.
Paure che le notizie sui decessi sinora verificatisi non contribuiscono certo a placare.
Ad oggi sono 17 i decessi registrati in Italia, di cui due bambini (a Napoli e Bolzano). Ben otto vittime – incomprensibilmente – nella sola città di Napoli.
Quasi sempre si è trattato di pazienti già debilitati da pregresse patologie. E’ il caso, ad esempio, dell’ultima vittima. Un musicista salernitano di 37 anni, dializzato da tempo.
Un particolare su cui le istituzioni ribattono per evitare che la psicosi dilaghi, insistendo sulla scarsa patogenicità del virus, che si è rivelato decisamente meno aggressivo dell’influenza stagionale che, non dimentichiamolo, lo scorso anno causò ben 8.000 vittime. L’influenza A, invece, allo stato attuale in Italia si attesta su una mortalità decisamente inferiore non solo a quella della normale influenza, ma a quella registrata negli altri paesi europei. E’ lo stesso viceministro Ferruccio Fazio ad evidenziarlo: “In Francia 44 vittime, 137 in Gran Bretagna, 63 in Spagna. In Europa sono 317 su 500 milioni di abitanti, un’incidenza di 0,062 per 100.000, mentre in Italia la media è 0,027 per centomila, quindi la metà”.
Nonostante gli appelli, tuttavia, le strutture ospedaliere ed i pronto soccorso d’Italia, nonché gli ambulatori dei medici di famiglia, di pediatri soprattutto, sono letteralmente presi d’assalto. Sono sufficienti i primi sintomi ed il sospetto che possa trattarsi del famigerato virus A H1N1 a scatenare un vero e proprio assedio. Le parole di Fiorenzo Corti, portavoce della Federazione italiana medici di famiglia, sono esaustive: “Abbiamo avuto un aumento del carico di lavoro in ambulatorio di oltre il 20% e di quello telefonico del 40%; nel giro di due settimane il numero dei pazienti dei nostri studi in tutta Italia è passato dai due milioni dei “giorni normali”, ai tre milioni di queste settimane”.
Difficile dire se l’apprensione sia dovuta semplicemente ad una carenza informativa o se, invece, tali paure siano fondate.
Sapere che ad essere colpite sono soprattutto le fasce di età più giovani, bambini in particolare, ed in misura superiore a quanto avvenga con l’influenza stagionale, di certo non infonde tranquillità. Così come la constatazione dei decessi, seppur rarissimi, imputabili all’influenza A su organismi sani e non affetti da altre patologie. Sinora tre i casi allarmanti: la donna deceduta a Messina, una donna napoletana di 42 anni morta ieri e soprattutto la bambina di 11 anni venuta a mancare a Napoli il 30 ottobre.
Un timore che dilaga al punto da attribuire al virus anche decessi aventi altra origine (il bambino di 10 anni morto ieri a Roma).
L’unica arma nel limitare il contagio, oltre che seguire le linee guida diramate dal Ministero per la Salute, è la vaccinazione. La distribuzione del farmaco è già stata avviata. L’obiettivo è distribuire sei milioni di dosi entro la fine di novembre Tuttavia, dati i limiti dettati dalla produzione delle case farmaceutiche, la consegna sta procedendo a rilento.  Numerose le segnalazioni di problemi derivanti dalle difficoltà che incontrano le Asl regionali nel soddisfare la domanda. Quel che è certo è che, attualmente, la nostra penisola presenta una disponibilità di vaccini quantitativamente insufficiente e localizzata a macchia di leopardo.
A questo punto è più che lecito chiedersi se la somministrazione dei vaccini avverrà in tempo utile per garantire l’immunizzazione. A detta del viceministro Fazio – nella conferenza tenutasi a Palazzo Chigi il 2 novembre  – non vi è alcun problema nella tempistica di somministrazione, dato che il picco è atteso per il nuovo anno. Strano come lo scorso luglio lo stesso viceministro indicasse il periodo di massima diffusione nella metà di dicembre.
Ma non è l’unica incongruenza. E’ il caso, anche, della vaccinazione delle donne incinte, organizzata in ritardo e successivamente alla programmazione iniziale (dopo aver scoperto che la gravidanza comporterebbe una probabilità quattro volte più elevata nel contrarre il virus).
Il culmine, però, si è toccato con il sottolineare la necessità di vaccinare i bambini. Chi pensa che la motivazione sia da ricercare nel maggior rischio corso da tale fascia di popolazione, in quanto priva di “ricordi immunitari”, si sbaglia. La risposta è fornita dallo stesso Fazio: “Il motivo per cui li vogliamo vaccinare non è che sono a rischio, ma che sono i moltiplicatori della pandemia”. Nei confronti dei bambini Fazio non usa la parola untori ma tra le righe la sottintende a chiare lettere.

Se anche le istituzioni non aiutano a diffondere chiarezza, non ci si deve poi meravigliare se la reazione più ovvia tra la popolazione sia l’apprensione.

foto tratta dal sito: www.regione.veneto.it

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