Print Friendly, PDF & Email

ku-klux-klanL’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (Unar) ha segnalato alla procura di Roma un sito web che recluta, nel nostro Paese, aspiranti membri del Ku Klux Klan, il movimento razzista americano che negli anni ’60 minacciava e giustiziava persone di colore e attivisti per i diritti civili.
Mara Carfagna, ministro delle Pari opportunità di cui fa parte l’Unar, ha commentato l’iniziativa come una “pagliacciata” che però può diventare pericolosa. “Ci troviamo di fronte a persone che incitano nostri cittadini a discriminare neri, omosessuali, persone dall’orientamento religioso diverso dal nostro” – ha dichiarato la Carfagna, preoccupata dal fatto che simili appelli siano lanciati sulla rete, utilizzata da giovani e giovanissimi.
Sulla pagina web in italiano del sito della United northern and southern knights of the KKK sono scattate immediate le indagini della polizia postale.
Preoccupazione per una “deriva razzista e xenofoba” è manifestata dalla rivista on line Ffwebmagazine della Fondazione FareFuturo, di cui è co-fondatore e presidente Gianfranco Fini. Il magazine ricorda che per la legge n. 654 del 1975 il razzismo è un reato e che chiunque diffonda idee di superiorità o di odio razziale e etnico o inciti a commettere atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi è punito con la reclusione fino a 3 anni.
L’appello che si può leggere sul sito del “reame italiano” del Ku Klux Klan è rivolto a uomini e donne “patrioti” che vogliono difendere “la stirpe bianca” e cristiana da neri, immigrati, omosessuali, ebrei e da chiunque altro verrà loro in mente.
Gli emuli italiani del film Mississippi burning sono infastiditi dal tanto sbandierare “orgoglio nero, orgoglio ebraico, orgoglio ispanico e addirittura orgoglio gay” quando gli unici a dover manifestare l’orgoglio “della propria discendenza e delle conquiste dei suoi avi” sono gli appartenenti alla razza bianca, notoriamente superiore.
Il motivo dell’adozione del folkloristico cappuccio bianco è presto spiegata dall’esaustivo blog: “Non desideriamo che i nostri membri cadano vittima di persecuzioni, aggressioni o discriminazioni” nell’ambito del lavoro o della vita quotidiana.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*