Influenza A: il vaccino è pericoloso?

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focetria

Numerosi i dubbi legati alla diffusione dell’influenza A, forse troppi in un’epoca in cui la scienza dovrebbe fornire certezze piuttosto che alimentare ulteriori ansie.
L’ultima incognita in ordine di tempo riguarda la sicurezza del vaccino cui è delegato il compito di immunizzare la popolazione a rischio dal contagio da virus A H1N1.

La scorsa primavera, sin dall’inizio dell’epidemia, erano emerse subito delle incertezze in merito.
Il rapido propagarsi del virus ha difatti obbligato le cause farmaceutiche ad accelerare la produzione dei farmaci, il tutto a discapito della fase di test, arenatasi giocoforza ad un livello iniziale. Al punto tale che il vero e proprio test clinico è stato costituito direttamente dalla somministrazione. Sinora nessun problema (anche se non mancano voci che affermerebbero il contrario), ma gli esperti sono concordi nel sottolineare che, mancando il monitoraggio nel lungo periodo (che richiede mesi se non addirittura anni), ciò non possa escludere a priori e con certezza l’assenza di effetti collaterali di una certa serietà a carico dei pazienti trattati.
Al proposito, avrebbe dell’inquietante la notizia, sussurrata con insistenza anche se mai confermata, secondo la quale le case farmaceutiche avrebbero ottenuto dal governo statunitense una vera e propria liberatoria da eventuali responsabilità derivanti dalla somministrazione dei vaccini. Il tutto in cambio di assicurazioni sulla rapidità di produzione e fornitura.

Un quadro che, ad un primo sguardo, potrebbe apparire votato all’allarmismo e prestare il fianco alla cultura del complotto. Se, tuttavia, scendiamo nel dettaglio dell’analisi, emerge chiaramente come i dubbi che pesano sulla vicenda siano tutt’altro che campati in aria.

Da parecchi giorni gira la voce che sul vaccino antinfluenzale, in particolare quello destinato ai cittadini italiani, graverebbero fondati motivi di pericolosità. Sul banco degli imputati, la composizione del farmaco.
Il vaccino antinfluenzale distribuito attualmente in Italia (Focetria prodotto da Novartis) contiene infatti un adiuvante – ovvero una sostanza che stimola la risposta immunitaria dell’organismo – denominato MF59 che conterrebbe squalene. Una sostanza prodotta normalmente da molti organismi animali, tra cui l’uomo, ed utilizzata nei vaccini per migliorare la risposta immunitaria. Ai fini farmaceutici si utilizza quella estratta dal fegato dello squalo. I dubbi sulla sicurezza deriverebbero dal fatto che tale sostanza se introdotta nell’organismo umano dall’esterno, ad esempio per via iniettiva, può essere riconosciuta dal corpo come estranea e, come tale, causare una reazione severa a carico degli organi in cui essa è contenuta. Dubbi similari sono a carico dell’adiuvante ASO3 contenuto nei vaccini prodotti dalla GlaxoSmithKline.
I vari test clinici sembrerebbero dimostrare l’assenza di problemi seri. Vi sono però diverse osservazioni che vanno messe in conto.
La prima è che gli studi compiuti riguardano essenzialmente individui adulti ed anziani e non i bambini, ovvero proprio la fascia sociale nei cui confronti sono stati avanzati i dubbi in oggetto. Dubbi che l’OMS non fuga né smentisce, suggerendo cautela nella somministrazione del vaccino a soggetti di età pediatrica. Se spostiamo l’attenzione agli Stati Uniti, poi, è sintomatico notare come la Food & Drug Administration non approvi farmaci contenti tali adiuvanti. Sostanze che nel resto del mondo, ove approvate, sono spesso indirizzate esclusivamente verso individui di età superiore ai 65 anni, dato che la scarsa risposta immunitaria degli anziani ne limiterebbe i rischi.
Ad alimentare i dubbi vi è anche il sospetto che la famigerata sindrome da cui sono risultati affetti alcuni militari americani reduci dalla prima guerra del golfo, sia imputabile alla somministrazione di un vaccino sperimentale contro l’antrace contenente proprio lo squalene. I sintomi sono molteplici e comprendono, solo per citarne qualcuno, depressione, cefalea, eruzioni cutanee, artrite, lesioni cutanee inguaribili sino a giungere alla sclerosi multipla e alla sclerosi laterale ameotrofica. Solo per fare un esempio, il vaccino Pandemrix prodotto da Glaxo avrebbe un contenuto di squalene 1.000.000 di volte superiore a quello contro l’antrace.
L’Italia non è comunque l’unico paese europeo il cui vaccino contiene adiuvanti. Inquietante il caso della Germania, rivelato dal periodico “Der Spiegel”, in cui sarebbero state previste due tipologie di vaccino pandemico. Una con squalene, l’altra senza. Quest’ultima verrà somministrata esclusivamente a militari e politici.
A chiunque si chieda il motivo per cui le case farmaceutiche europee, a differenza di quelle statunitensi, abbiamo deciso di introdurre tali sostanze nei vaccini, la risposta è semplice.
Il vaccino americano contiene 15mg di antigene virale, quello destinato ad alcun paesi europei, tra cui l’Italia, invece ne ha solo 7,5mg. Dato il carico dimezzato, si è reso necessario stimolare la risposta immunitaria utilizzando proprio i famigerati adiuvanti. Una scelta sicuramente dettata dalla necessità di produrre più dosi e far fronte alla domanda.
Ma non finisce qui.
Come se non bastasse, il vaccino italiano conterrebbe anche thiomersal (o tiomersale), sostanza a base di mercurio reputata all’origine di patologie neurotossiche. Al punto che, sebbene studi ne sostengano l’innocuità, nei paesi occidentali sia stato escluso dai vaccini destinati all’infanzia.

Le autorità italiane, a cominciare dal Ministero della Salute, tranquillizzano sull’innocuità del vaccino.
Per Ferruccio Fazio “il vaccino e’ sicuro: possono esserci effetti collaterali topici come per altri vaccini influenzali”.
Anche per il presidente della Fimp, Giuseppe Mele, il vaccino è “sicuro e con scarsissime possibilita’ di effetti collaterali”.
Eppure, nonostante le rassicurazioni, la diffidenza è l’atteggiamento principale nei confronti del vaccino pandemico, a cominciare dal personale medico. Sinora soltanto il 40% dei medici italiani ha deciso di sottoporsi alla vaccinazione. I pediatri sono letteralmente divisi a metà tra favorevoli e contrari alla vaccinazione.
Alcuni medici da noi interpellati, non solo confermano tali dubbi, ma in qualche caso effettuano la somministrazione del vaccino sotto la responsabilità del paziente.

A voler completare il quadro, si segnalano anche i dubbi sull’efficacia del vaccino avanzati da alcuni studiosi americani. Incertezza che deriverebbe proprio dalla pratica di vaccinare soggetti sani. Un approccio pandemico che, stando alle statistiche, sarebbe ininfluente sul bilancio finale delle vittime.
Un punto di vista condiviso anche dal presidente della Federazione Italiana Medici Pediatri: “E’ assolutamente illogico e senza senso vaccinare subito, indiscriminatamente, tutti bambini contro il virus della nuova influenza”

Tutta una serie di elementi che, a dir poco, lasciano il cittadino in balia dell’incertezza più assoluta.
Difficile dire chi abbia ragione e, soprattutto, quale sia il limite tra disinformazione e verità.
Dove, invece, non sussistono incertezze è nei bilanci delle case farmaceutiche. Per loro la pandemia si è rivelato un business dai colossali benefici finanziari. Per Big Pharma la crisi non esiste.

link:  Focetria – foglio illustrativo

foto: novartis.com

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