L’incredibile storia del muro di Berlino

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Poco prima delle 19, il 9 novembre 1989, Günter Schabowski, membro del Politburo del partito comunista della Germania orientale, tiene una conferenza stampa a Berlino est. Annuncia che ci sono nuove disposizioni per l’attraversamento della città da Est a Ovest, dopo 28 anni in cui questo non era possibile. Di fronte alle telecamere, improvvisa un po’,  perché è appena tornato da una vacanza e non sa bene i termini delle nuove disposizioni. Dice che ormai i viaggi privati nella Repubblica Federale Tedesca “possono essere consentiti senza dover addurre giustificazioni”. Era una grande novità per coloro che non potevano raggiungere liberamente i parenti o gli amici dall’altra parte della città, con grande disagio, sia di chi abitava ad Est, sia da chi abitava a Ovest. Poche ore dopo, tra tanta confusione, si diffuse la notizia. Giovani tedeschi,  sia da Oriente, sia da Occidente, si recarono sul muro che divideva la città di Berlino dal 13 agosto del 1961. A far precipitare le cose forse una domanda del corrispondente Ansa da Berlino Est, Riccardo Ehrman, che chiese a Günter Schabowski, quando le nuove misure sarebbero entrate in vigore. Schabowski cercò una risposta nella velina del Politburo, ma non trovandola azzardò: “Per quanto ne so, immediatamente”. Naturalmente la gente seppe subito e si precipitò verso il muro, verso quel Berliner Mauer che meglio di qualsiasi altra cosa aveva rappresentato per il mondo il simbolo della cortina di ferro e della divisione del mondo in due blocchi: quello occidentale e quello sovietico. Era impossibile contenere la folla e rimandarla indietro. Così ai checkpoints le guardie non sapevano cosa fare di fronte alla marea di gente che chiedeva di passare e incominciarono a tempestare di telefonate i loro superiori. Accadde che i fratelli dell’Est poterono riabbracciare quelli dell”ovest e viceversa, in clima di confusione generale, visto che le guardie furono costrette ad aprire i checkpoints, senza poter controllare le identità, a causa della gran massa di gente che si era assiepata e che premeva. Furono feste, canti e balli. I bar vicini al muro iniziarono a offrire birra gratis per tutti.
La Germania fu ufficialmente riunificata il 3 ottobre 1990, dopo le elezioni del 18 marzo 1990, che produssero un governo, il cui principale mandato era quello di negoziare la fine stessa della Repubblica democratica Tedesca. Ma non era stato abbattutto solo un muro: era finita un’epoca, iniziata quando Winston Churchill, nel 1946, in un famoso discorso a Fulton, nel Missouri, a fianco del Presidente americano Harry Truman, disse: “Da Stettino sul Mar Baltico a Trieste sul Mediterraneo, una cortina di ferro è discesa sull’Europa. Al di là di questa cortina si trovano tutte le capitali della vecchia Europa centro-orientale: Varsavia, Berlino, Praga, Vienna, Budapest, Belgrado, Bucarest e Sofia”.  Era l’inizio del mondo bipolare e della Guerra Fredda. Il simbolo di essa venne eretto più tardi, ufficialmente come “muro di protezione antifascista”  di fatto perché molti tedeschi della Germania dell’Est si spostavano a Ovest.
Ma alla caduta del muro non si arrivò per caso, molte cause remote contribuirono alla sua distruzione: tra le quali le più macroscopiche furono le crescenti difficoltà politiche ed economiche dei paesi dell’est e specialmente della DDR (Repubblica democratica Tedesca), la “Perestroika”, cioè la radicale trasformazione della politica e dell’ economia dell’Urss, la “Glasnost”, la trasparenza politica, di Gorbaciov che cambiò l’Unione Sovietica.

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