Processo breve: un’amnistia per salvare Berlusconi

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berlusconi_ghediniLa bocciatura del lodo Alfano da parte della Consulta è stato un duro colpo al Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Inevitabile che, data l’incombenza dei processi a suo carico, si sarebbe giunti a delle contromisure in tempi brevi. E ciò nonostante le smentite, in particolare da parte del Ministro Angelino Alfano (l’ultima volta è accaduto il 4 novembre nel corso di una conferenza a Palazzo Chigi), di ripresentare sotto altra forma l’immunità a carico delle più alte carico dello Stato o del varo di nuove forme di prescrizione.
Incoerenza a parte, agli osservatori più attenti non sarà sfuggito come l’esigenza di riformare la Giustizia, vecchio pallino del Premier, sia stato il leitmotiv dell’ultimo mese. Inequivocabile, quindi, l’identificazione del campo di battaglia da cui far partire l’offensiva.

Il ddl sul processo breve
Presentato dal Pdl e sottoscritto dalla Lega, il 12 novembre è giunto in Senato il disegno di legge sul “processo breve”. Un provvedimento curato personalmente dall’Avv. Niccolò Ghedini e che trae forza dal patto sulla giustizia stretto pochi giorni fa tra Berlusconi e Gianfranco Fini.
Il testo (“Misure per la tutela del cittadino contro la durata indeterminata dei processi, in attuazione dell’articolo 111 della Costituzione e dell’articolo 6 della Convenzione europea sui diritti dell’uomo”) si compone di tre articoli e prevede un limite di ragionevole durata dei processi pari a 6 anni nei complessivi tre gradi di giudizio, decorrenti dalla richiesta di rinvio a giudizio del pubblico ministero. In pratica, relativamente al primo grado, la prescrizione potrebbe già scattare dopo due anni, estinguendo di fatto il processo.
Le disposizioni in essere troveranno applicazione solo se l’imputato sia incensurato e per reati che prevedano una pena inferiore ai dieci anni di reclusione.
Biasimevole, inoltre, che si preveda come tali norme si applichino anche ai processi in corso, quando invece sarebbe stato più corretto stabilirne la decorrenza solo per i nuovi.
Escluse alcune fattispecie penali come: i reati legati alla mafia e al terrorismo, associazione per delinquere, pornografia minorile, sequestro di persona, incendio, furto, atti persecutori, prevenzione degli infortuni sul lavoro, traffico illecito di rifiuti e l’immigrazione clandestina (come da richiesta specifica della Lega).
Grazie al  Carroccio, la prescrizione breve potrà quindi trovare applicazione a reati considerati (non si sa in base a quali parametri legali o etici) meno gravi dell’immigrazione clandestina. L’Anm li elenca nel dettaglio: “abuso d’ufficio, corruzione semplice e in atti giudiziari,rivelazione di segreti d’ufficio, truffa semplice o aggravata, frodi comunitarie, frodi fiscali, falsi in bilancio, bancarotta preferenziale, intercettazioni illecite, reati informatici, ricettazione, vendita di prodotti con marchi contraffatti; traffico di rifiuti, vendita di prodotti in violazione del diritto d’autore,sfruttamento della prostituzione, violenza privata, falsificazione di documenti pubblici, calunnia e falsa testimonianza, lesioni personali, omicidio colposo per colpa medica, maltrattamenti in famiglia, incendio, aborto clandestino”.
Alcuni esempi di processi che potrebbero estinguersi sono quello che vede coinvolto l’ex governatore di Baknitalia Antonio Fazio, oppure quello sul crack finanziario della Parmalat.

La ratio
La motivazione della legge sarebbe da ricercare nell’esigenza di velocizzare la definizione dei processi, stabilendo tempi certi. “Per incominciare, i magistrati inizino a lavorare di più”, ha sottolineato Maurizio Gasparri, per il quale la lentezza dei procedimenti giudiziari è evidentemente solo un problema di accidia.
Inevitabile, che il pensiero vada ai processi in cui è implicato Silvio Berlusconi (caso Mills e diritti tv Mediaset) che, in virtù di tale disposizione di legge, verrebbero cancellati ex-lege.
I sospetti sono allontanati con decisione da Gaetano Pecorella (“Legge ad personam? No, è una legge che riguarda tutti”) e dal portavoce del Pdl, Daniele Capezzone (“Le norme sul processo breve valgono per tutti i cittadini ed erano attese da anni”). Impossibile però non alimentare con forza il dubbio che tale norma non sia altro che un escamotage per salvaguardare gli interessi del Premier, camuffato da un’esigenza legittima come la durata dei processi.
Come si evince già da alcuni forum vicini all’ambiente del centrodestra, la facciata populista della norma è un elemento di sicura presa, tanto da avere il sopravvento sui vizi nascosti.

Le reazioni
Il disappunto dell’opposizione si può sintetizzare nel gesto della senatrice Anna Finocchiaro che ha letteralmente sbattuto il testo di legge contro il muro della sala stampa.
Lapidario Antonio Di Pietro: “è la più grossa amnistia mascherata della storia”.
Non da meno l’Associazione nazionale magistrati e l’ex presidente della Consulta Antonio Baldassarre, entrambi concordi nell’evidenziarne il contenuto incostituzionale.
Perplessità anche in seno al centrodestra, come evidenziato dal presidente della commissione Giustizia della Camera, Giulia Bongiorno.

La battaglia si preannuncia sin d’ora durissima e senza esclusione di colpi. E, in ogni caso, non si fermerà al “decreto Ghedini”.
Difatti, come preannunciato da alcuni esponenti del Parlamento (Fabrizio Cicchitto e MargheritaBoniver), è allo studio la reintroduzione dell’immunità parlamentare.

In tempi in cui si parla di vaccini, è curioso che l’immunizzazione venga intesa dalla maggioranza come difesa dalla giustizia e non dai virus influenzali.

foto: wordpress.com

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