Tasse e proprietà

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modello730dSi è aperta a Pordenone una causa sul cosiddetto sostituto di imposta. Un imprenditore si rifiuta di continuare ad incassare per conto dello Stato le tasse ed i contributi dei propri dipendenti sostenendo che non vuole continuare a fare l’esattore peraltro gratuitamente. L’imprenditore ha dato ai propri dipendenti una busta paga comprendente il lordo: la paga più l’irpef ed i contributi previdenziali. La causa è stata rinviata alla fine di gennaio 2010 ma l’obiettivo dell’imprenditore e del movimento che lo sostiene (Movimento Libertario) è quello di provocare un giudizio della Corte Costituzionale. Il Movimento, profondamente inserito nella “cultura leghista” del territorio nel quale è nato, ha per motto: “la proprietà è un diritto naturale, le tasse sono un furto”, una parola d’ordine del tutto priva di verità e barbarica dal momento che tutti sappiamo che non è affatto vero che la proprietà sia un diritto naturale e le tasse non sono un furto ma il collante sociale di ogni comunità umana che cessa di essere tale e cessa di esistere se privata del suo fondamentale strumento di aggregazione e di finanziamento dei servizi. Siamo in presenza di una estremizzazione del liberismo che propugna una vera e propria estinzione dello Stato, l’anarchia degli individui ed il loro rifiuto ad obbligazioni sociali di qualsiasi titolo. Il ML esiste da un pezzo ma è stato portato alla ribalta dai radicali che hanno spolverato la loro vecchia proposta di abolizione del sostituto di imposta, uno dei venti referendum proposti nella fase bulimica del referendismo pannelliano che portò ad un generale disgusto verso una paranoica chiamata alle urne praticamente su tutto. Un modo come un altro per affossare una istituzione che  usata con saggezza potrebbe essere sommamente utile alla democrazia italiana. Il nuovo Segretario dei radicali Staderini, in una intervista al Giornale di Sicilia, ha sostenuto le ragioni degli abolizionisti del sostituto di imposta richiamando, appunto, la battaglia dei radicali fin dal 1994.

In effetti, la partita che si è aperta al tribunale di Pordenone va molto al di là del sostituto di imposta ma investe appunto la legittimità delle tasse, del diritto dello Stato a decidere e riscuotere imposte. Nella ipotesi in verità assai improbabile che il giudice accetti di rinviare la questione alla Corte Costituzionale e che questa deliberi positivamente sulla richiesta dell’imprenditore ci troveremmo di fronte ad uno scardinamento delle strutture dello Stato peggiore di un colpo di Stato o di una rivoluzione reazionaria. Aveva ragione Gramsci a parlare del sovversivismo delle classi dirigenti. Il tentativo di scrollarsi dalle spalle ogni e qualsiasi legame ed obbligo fiscale da parte dei datori di lavoro e dei proprietari mette le classi sociali a loro subalterne in una situazione di disagio intollerabile. Se ad absurdum si abolisse il sostituto d’imposta dubito molto, anzi, moltissimo, che i lavoratori riceverebbero nelle loro buste paghe assieme al loro salario le tasse che in atto, salvo conguaglio, il datore di lavoro corrisponde allo Stato ed i contributi che corrisponde all’INPS. La truffaldina vocazione dell’imprenditoria italiana, la sua rapacità sociale non rinuncerebbe al furto di quanto il lavoratore oggi paga allo Stato o all’INPS per il welfare. Finirebbe con il trattenerli per sé. Nel caso che corrispondesse  l’ammontare delle tasse non pagate l’Italia si dovrebbe attrezzare ad una moltiplicazione non si sa per quanto degli attuali sostituti d’imposta. Per una azienda di cinquemila dipendenti ad un solo sostituto corrisponderebbe cinquemila contribuenti diretti. Immaginatevi la Babilonia!!

Hanno sbagliato i Sindacati Confederali a strizzare l’occhio, a suo tempo, alla proposta del padronato di detassare i salari. A cominciare dalla tredicesima dagli straordinari e dai premi di produzione. Questa miope apertura, questa disponibilità imbelle non solo ha dirottato verso lo Stato le legittime aspettative di aumenti retributivi ma ha sdoganato la delicatissima questione della fiscalità. Nel magma ribollente del Nord-Est razzista e asociale, la questione del sostituto d’imposta irresponsabilmente sponsorizzata dai Radicali di Pannella, sta diventando un grosso  movimento di opinione  che i leghisti in atto non cavalcano perché al governo. Ma non è detto che la situazione non precipiti verso il peggio con migliaia e migliaia di aziende che non versano più le tasse dei loro dipendenti.

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