Limiti dell’economia cinese

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Molto comune è l’dea che questo sarà il secolo della Cina, che essa riuscirà a gareggiare e superare economicamente i paesi dell’occidente e quindi anche politicamente e magari culturalmente si porrà al centro del mondo.

Ma è fondata una opinione del genere?

Esaminiamo alcuni fattori. Il più importante è che il reddito pro capita cinese si attesta a soli 4.900, lo stesso  di paesi arabi come Egitto o Giordania, la meta circa di quello della Romania, un sesto di quello italiano, un nono di quello statunitense.

Come si spiega l’apparente paradosso che ci fa considerare poveri gli arabi e ricchi i cinesi a  parità di reddito pro capita?
Va considerato che il reddito cinese è partito da livelli bassissimi dell’epoca di Mao: l’avere potuto moltiplicare per 6 o 8 volte il proprio reddito è apparso  qualcosa di prodigioso. Ma la media resta sempre bassa. Noi vediamo sempre le zone di intenso sviluppo, le ”aree speciali” ma non le immense campagne che restano sempre poverissime: quello che noi vediamo in Cina è solo quello  che le autorità cinesi vogliono far vedere: in pratica se guardate delle foto di turisti in Cina  si vedono solo e soltanto una dozzina di località, in tutte le altre, in pratica, è impossibile andare: un’attenta censura presente ovunque  ci impedisce di sapere quello che accade realmente altrove.

In città come Shanghai si riversa una folla immensa di contadini con il sogno di un impiego per l’equivalente di 30 o 40 euro e con ritmi inconcepibili per noi: segno evidente che nelle campagne si sta molto peggio.

E’ vero che i grattacieli hanno preso il posto delle  baracche dell’epoca maoista o meglio, della Cina di sempre: ma in essi vive dignitosamente  solo un 10 o 20 % dei cinesi.

Il miracolo cinese è dovuto essenzialmente al fatto che la Cina è riuscita a inserirsi  nei processi produttivi innescati dalla globalizzazione  producendo merci con un costo molto inferiore a quelli europei donde il grandissimo sviluppo dell’esportazione, vero grande motore dell’economia cinese. Ma bisogna pure tener conto che nell’immediato presumibilmente l’Occidente porrà in qualche  modo un freno alle importazioni dalla Cina.  In un più ampio periodo di tempo anche altre nazioni potranno entrare in gioco offrendo  prezzi ancora minori: già l’India e il sud est asiatico sono in concorrenza con la Cina. Man mano che i la Cina migliorerà il suo livello economico altre nazioni più povere  avranno ancora migliori  possibilità di prenderne il posto.

Il fenomeno della globalizzazione ha messo in movimento tutte le economie povere.  I tassi di sviluppo della Cina poi non sono molto più alti di quelli di tanti altri paesi quali l’india, la Russia, i paesi dell’est europeo, del Brasile e cosi via.

Non è affatto scontato che questo sarà il secolo della Cina, non è nemmeno scontato che sarà  l’area di  più ampio sviluppo.

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La Shanghai povera accanto a quella dei grattacieli (foto dell’autore).

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