Afganistan: prospettive della strategia di Obama

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La strategia indicata da Obama nel suo discorso a  West Point consiste nell’inviare altre truppe di rinforzo che permettano dei successi  sul terreno per poi riportare le truppe in patria lasciando il compito di mantenere stabilità e ordine all’esercito afgano.

Ma è realistica questa prospettiva?

Naturalmente solo i fatti nei prossimi anni potranno rispondere: tuttavia possiamo fare qualche considerazione.

L’aumento degli effettivi sul territorio può permettere un’azione di contrasto più decisa ed efficace contro gli insorgenti: questo può accadere. Ma il problema non è avere qualche successo militare, contenere il ritorno dei talebani  ma occorre che essi non ritornino all’offensiva appena le truppe della Nato si siano allontanate.

In questa prospettiva allora la chiave di tutto è l’esercito afgano che dovrebbe essere in grado di controllare realmente il territorio.  Ma l’esercito e le altre forze afgane in otto  anni non hanno dimostrato di essere all’altezza del loro  compito istituzionale.

Secondo un’indagine di al Jazeera,  i suoi effettivi sarebbero molto meno dei 90 mila teoricamente in attività e si ridurrebbero in pratica a poco più di 35 mila uomini, del tutto insufficienti a controllare un territorio cosi vasto e cosi  turbolento come l’Afganistan.

I militari sono poi poco motivati: nella mentalità afgana esistono i gruppi etnici e le loro milizie ma non una coscienza nazionale. Ci si  arruola per la paga che in un paese disperato come l’Afganistan può essere l’unico mezzo di sostentamento di un intero, ampio gruppo familiare. Ma in quanto a combattere veramente è tutto un altro discorso.

In Pakistan i militari formano una  specie di casta e quindi hanno sviluppato  anche una identità tanto che sono in effetti i veri padroni della nazione. In India  si dice che il Pakistan è un esercito con una nazione (mentre l’India è una nazione con un esercito).

Ciò  permette loro  di affrontare i talebani locali con un certo successo come sta avvenendo nel Waziristan ed è avvenuto nella valle  dello Swat: ma in Afganistan non esiste una tale  tradizione.

Il  governo  Karzai poi è corrotto e incapace, non gode di nessun prestigio.

Il potere in Afganistan rimane, come sempre è stato nella sua storia, nelle  mani dei Kan, dei  clan locali: senza un accordo con essi non è mai stato possibile stabilizzare il paese.

La guerra degli Americani è contro al Qaeda ma questa ha un ruolo del tutto irrilevante ormai in Afganistan: la identificazione fra al Qaeda, i talebani e ogni tipo di insorgenti  è un errore  che può avere conseguenze negative molto gravi.

L’attentato dell’11 settembre fu opera di elementi ispirati ad al Qaeda ma gli afgani non c’entravano assolutamente nulla: la loro visione della vita non va al di là delle loro remote montagne.

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Esercito afgano addestrato da Italiani : foto del Ministero della Difesa

 

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