Scuola: ombre sullo sciopero generale dell’11 dicembre

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Il Comitato direttivo nazionale della FLC Cgil, nella riunione del 17 novembre, ha proclamato uno sciopero generale di tutti i settori della conoscenza per l’11 dicembre con una manifestazione nazionale che si terrà nel medesimo giorno a Roma. Tutti i lavoratori dell’intero sistema di istruzione, formazione e ricerca sono al centro di una gigantesca operazione di riduzione delle risorse e di tagli al personale pregiudicando, in questo modo, il diritto universale dei cittadini all’accesso all’istruzione e alla formazione, sancito dalla nostra Costituzione.

Ma il giorno 4 dicembre un comunicato stampa CPS (Coordinamento Precari Scuola Catania, Rete Precari Scuola Agrigento, Coordinamento Precari Scuola Forlì-Cesena, Rete Precari Venezia, Coordinamento Precari Scuola Ravenna, Coordinamento Precari Scuola Rimini, Comitato Scuola Siracusa, Coordinamento Precari Scuola Gorizia, Coordinamento Precari Scuola Napoli, Precari della Scuola in lotta Palermo) sulle Politiche sindacali degli ultimi mesi e sulla manifestazione dell’11 dicembre denuncia un atteggiamento “ambiguo” delle sigle sindacali che dovrebbero tutelare i lavoratori della scuola.  Il comunicato rende noto che non tutte le sigle sindacali hanno ascoltato l’appello alla mobilitazione contro le politiche scolastiche dell’attuale governo.

In particolare i sindacati Uil, Snals, Gilda non intendono aderire ad alcuna forma di protesta contro i tagli effettuati agli organici dal governo e la Cisl si è attestata su una generica richiesta di aggiustamento dei tagli operati, sembra che tali organizzazioni sindacali, lungi dall’esprimere le reali esigenze di tutti i lavoratori della scuola e promuovere i diritti degli studenti e delle famiglie italiane, si siano trasformati di fatto in associazioni corporative che difendono solo i propri iscritti.

I Coordinamenti dei Precari della Scuola rendono merito alla mobilitazione di altre sigle sindacali, quali la CGIL e i sindacati di base, nonostante un comportamento non sempre coerente dei Cobas che, pur non aderendo al sit in del 15 luglio scorso, hanno poi dato il loro appoggio ai CPS nella mobilitazione del 23 ottobre, ma oggi non rispondono alla mobilitazione per l’11 dicembre e ritenendo i contenuti con i quali la CGIL ha indetto lo sciopero per l’11 dicembre siano alquanto blandi e non risolutivi per i problemi che la scuola dovrà affrontare non appena la riforma andrà a regime.

Secondo i CPS, infatti, appellarsi genericamente alla legge 133 e chiederne solamente il rinvio di un anno della riforma dei cicli delle superiori, lascia intendere che quest’ultima sia considerata per un certo verso condivisibile, e che gli effetti del primo anno di tagli siano dati ormai per acquisiti dal maggiore sindacato italiano.

Inoltre è stato appreso con rammarico che la Cgil ha deciso di non accompagnare i docenti precari e ATA sotto le scale del Miur luogo di protesta per le rivendicazioni dei docenti precari e ATA italiani.

I Coordinamenti dei Precari della Scuola ribadiscono i punti essenziali delle proprie rivendicazioni: istituzione di un piano triennale finalizzato alla progressiva immissione in ruolo di tutti i lavoratori precari presenti nelle graduatorie, ritiro dei tagli alla scuola pubblica statale previsti dalle legge 133 e di tutti i provvedimenti con cui sono stati attuati,ritiro della legge 169/08 (maestro unico), parità di trattamento assoluta tra personale della scuola (Docenti e personale ATA) precario e di ruolo, cancellazione dal contratto collettivo nazionale della possibilità di effettuare ore di straordinario sottraendo posti disponibili ai docenti e ATA precari, abolizione del tetto massimo di un insegnate ogni 2 alunni diversamente abili (L. 244/07), rifiuto netto della legge 24 novembre 2009 n. 167 (decreto “salvaprecari”), ritiro del pdl 953 (decreto “Aprea”).

Ancora una volta ai soli precari della scuola l’arduo compito di sensibilizzare i cittadini verso lo scempio che si sta compiendo nei confronti della scuola statale nel completo disinteresse di giornali e televisioni. 

Fonte: OrizzonteScuola.it

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