Greenpeace scende in piazza per il clima anche a Bari

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logoDomani, in occasione della giornata mondiale di mobilitazione sui cambiamenti climatici, il Gruppo Locale di Greenpeace di Bari sarà nelle vie principali del centro cittadino per chiedere che a Copenhagen venga raggiunto un accordo storico per salvare il clima da cambiamenti climatici catastrofici. L’attività rientra all’interno dell’iniziativa “100 Piazze per il Clima”, organizzata dalla coalizione “In marcia per il Clima” a cui Greenpeace aderisce.

I volontari locali, sempre molto attivi nel perseguire i loro intenti per la salvaguardia dell’ambiente, inviteranno le persone a scattarsi una foto per chiedere ai leader del Pianeta di concludere un accordo ambizioso, giusto e legalmente vincolante che garantisca un futuro di pace al Pianeta. 

“I cambiamenti climatici e la pace nel mondo sono due facce della stessa medaglia” afferma Massimiliano Boccone, coordinatore del Gruppo Locale di Greenpeace a Bari. “Se i leader del mondo non agiranno adesso per ridurre i gas serra, il Pianeta andrà incontro a estinzioni di massa di specie animali e vegetali, migrazioni di massa e carestie, una bomba destabilizzante per la pace nel mondo. Non è troppo tardi per evitare questo, ma le decisioni devono essere prese adesso”. 

Molti Paesi emergenti – come Cina, India, Brasile, Sud Africa, Indonesia – hanno annunciato impegni concreti per ridurre la crescita delle proprie emissioni di gas serra. Per sbloccare i negoziati di Copenhagen è ora necessario che i Paesi industrializzati facciano la loro parte impegnandosi a ridurre le emissioni nel breve periodo e a fornire le risorse economiche che i Paesi in via di sviluppo chiedono a gran voce. 

“Mai come ora il mondo si sta mobilitando per chiedere di salvare il Pianeta dai cambiamenti climatici” commenta Francesco Tedesco, responsabile Campagna energia e Clima di Greenpeace. “È ora responsabilità dei capi di Stato non mandare in fumo questa occasione”. 

Le questioni cruciali sul tavolo dei negoziati di Copenhagen rimangono ancora aperte. Per sbloccare la situazione occorre che i Paesi industrializzati si impegnino a ridurre le proprie emissioni di gas serra del 40% al 2020, e a garantire risorse finanziarie pari a 110 miliardi di euro all’anno per fronteggiare i cambiamenti climatici nei Paesi in via di sviluppo.

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