Giorni Felici al Piccinni di Bari

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1Oh-les-beaux-jours_In esclusiva regionale al Teatro Piccinni di Bari  si sta svolgendo in questi giorni la commedia Giorni Felici. Tratta dall’opera di Samuel Becket scritta nel 1956-61, la commedia è stata portata in scena per la drammaturgia  a cura di Ellen Hammer con Adriana Asti e Yann de Graval, regia, scene e ideazione luci di Robert Wilson. 

Giorni Felici nasce nel 1956 come Winnie-Willie, i due protagonisti della storia, poi trasformata in Giorni Felici. Unica opera di Becket che ha come protagonisti una coppia di sposi, probabile nota biografica dell’autore che in quegli anni sposò Suzanne Deschevaux-Dusmenil, dopo più di vent’anni di convivenza. Un matrimonio senza amore, contratto solo per motivi economici. 

Il disagio dello scrittore si riflette nella sua opera in cui viene affrontato il tema del lento scorrere del tempo, scandito in modo inequivocabile dal suono della sveglia. Nulla sarà come prima eppure nulla è cambiato o perlomeno ci si illude che sia così.

E le azioni si ripetono sempre uguali, la sveglia, lo spazzolino, il dentifricio, la spazzola per i capelli, la sporta della spesa, lo specchietto, il giornale. Azioni ripetute in maniera meccanica senza più un motivo reale ma semplicemente perché così tutto sembra uguale.

Questa è la vita di Willie e Winnie, marito e moglie, emblemi della borghesia dell’apparenza, lei incastrata in un “cratere di asfalto”, può muovere solo le mani, la testa e il busto e poi parla parla parla, un chiacchiericcio senza sosta, a volte senza senso. E Willie vive la sua vita in un buco nel terreno da cui esce a fatica, di tanto in tanto, per leggere il giornale e assecondare le parole della moglie.

Willie e Winnie non si guardano mai in faccia, vivono nella stessa casa, incastrati nella loro noiosa quotidianità, senza mai guardarsi negli occhi. Solo alla fine, quando le tenebre stanno per calare sulla loro misera esistenza, ci sarà un ultimo malinconico sguardo. Così scorre la vita dei protagonisti…ma sono giorni felici. In quei piccoli gesti quotidiani i protagonisti trovano la loro felicità, o quella che a loro appare tale nonostante Winnie ogni tanto impugni una pistola: farla finita? No, questo significherebbe ammettere la sconfitta della sua esistenza felice.

L’opera si apre con un fragore di tuono, quasi un eco alla pioggia che bagna le strade di Bari in questi giorni, un monito a chi guarda, a chi ascolta, un invito a scuotersi prima che sia troppo tardi.

Winnie, interpretata da una brava Adriana Asti, domina tutta la scena, incastrata nel vulcano d’asfalto nero, che nel secondo atto la risucchierà sempre di più impedendole anche di muovere le braccia ma non la bocca e parla, parla e ancora parla ma Willie non le risponde quasi più.

La tecnica utilizzata, il teatro dell’assurdo e la tematica, di non facile interpretazione, hanno messo a rischio la resa della commedia, a tratti tediosa, che l’esemplare interpretazione della Asti è riuscita invece a salvare, mitigando con la sua audace e sagace Winnie, i momenti morti dello spettacolo.

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