Così distratti, così lontani

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Nelle ultime settimane è uscito il primo libro, una raccolta di poesie, di Carlo Blangiforti. Il testo Distratti e Lontani, edito dalla casa editrice Firenze Libri, è uno dei vincitori dell’edizione 2008 del prestigioso premio letterario nazionale L’Autore.

In quest’occasione Italia Notizie intervista l’autore del libro, un incontro che rappresenta oltretutto una piacevole conversazione, visto che  Blangiforti è anche un assiduo collaboratore della nostra testata.

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Carlo, parliamo innanzitutto di te.

Beh, la mia biografia si può riassumere in poche righe. Sono di Mineo, in provincia di Catania, ho fatto studi tecnici a Caltagirone e l’università a Torino e a Catania. Sono Laureato in Lingue, russo e tedesco.

Da quanto tempo scrivi?

Scrivo da sempre. Questo è un classico. Ricordo vagamente le prime cose, da bambino: fiabe e poesie. Una cosa naturale che mi ha accompagnato durante tutta la mia vita. Più avanti sono arrivati gli articoli giornalistici,  le pièce teatrali e qualche romanzo breve. Tranne qualcosa pubblicato o rappresentato a livello locale questo è il primo libro che viene pubblicato a livello nazionale.

Distratti e lontani, perché questo titolo?

Distratti e lontani. Ad essere distratti e lontani non sono, come si può esser tentati di credere, i potenziali lettori o le persone, i tanti fantasmi che sono evocati nelle poesie.  Distratti e lontani sono proprio i versi, le poesie che appartengono ad un tempo lontano, in cui la memoria e il sentir d’istinto erano la stessa cosa. La maggior parte delle poesie, infatti, risale a più di vent’anni fa.

Secondo te, la nostra è un’epoca adatta alla poesia?

Non esistono epoche poetiche o prosaiche, si tratta di forme che possono più o meno adattarsi all’evoluzione sociale di un dato momento storico. Se la poesia è in grado di trovare una forma, come in parte ha trovato  grazie alla musica, allora la nostra può essere un’epoca a cui la poesia può adattarsi. Certo è che il numero dei lettori di poesia, ma anche di romanzi o racconti, non è alto. Escludendo thriller, noir, gialli e poco altro, si legge pochissimo in Italia.

Com’è costruita questa raccolta?

Io ho una vera passione per le strutture simmetriche, per le elencazioni e per i numeri. Nella raccolta sono presenti delle poesie che sono delle vere e proprie liste della spesa. Scherzo, ma non saprei come descrivere La canzone delle 26 metafore o La canzone dei tre ossimori. Le cinquanta poesie sono state raccolte in quattro sezioni di natura e forma molto differenti. Mantengono in comune il distacco ammirato e nostalgico nei confronti delle cose narrate. Ci sono componimenti che si sviluppano attraverso un intreccio narrativo complesso, altri che si esauriscono in pochi versi, in alcuni utilizzo copiosamente i più consueti artifici retorici, altri cerco di essere essenziale.

Hai detto quattro parti…

Sì. La prima è Sangue lontano. In realtà è un vero e proprio poemetto con tanto di prologo ed epilogo. Si tratta di un viaggio notturno di una carovana di carrettieri nella Sicilia degli anni ‘30 vissuto attraverso gli occhi di un bambino, Agrippino Mandrà. Si tratta di un viaggio d’iniziazione. Alla fine Pino diverrà un adulto, non prima di aver  conosciuto il tragico destino suo e dei suoi fratelli  attraverso la voce del padre ubriaco.

Si tratta di una vicenda familiare?

I personaggi, aldilà dell’invenzione narrativa, sono realmente esistiti. Io spero di esser riuscito a renderli ancora più reali, iperreali per così dire. Spesso la parola reinventata riesce a descrivere una verità profonda difficilmente afferrabile sul piano della mera biografia. Agrippino, un mio prozio materno, muore nell’affondamento di una petroliera durante la Seconda Guerra Mondiale, ma quel che ha vissuto, che i suoi cari hanno vissuto, lo può restituire solo la poesia.

Le altre parti di cosa parlano?

Di amori, di passioni. Ci sono poesie in cui tornano i miei affetti più cari, i volti delle persone che mi hanno dato tanto. Un album amicorum di persone a cui ho voluto e voglio tanto bene e che hanno contribuito a fare di me, con tutti i difetti che ho, quel che sono.

L’ultima sezione è Luoghi lontani. Cosa sono i luoghi lontani?

Anni a dietro mi erano capitate tra le mani le mappe blu dell’avventura, erano carte geografiche distribuite assieme ad una rivista di fumetti della RCS, Corto Maltese. Le mappe erano una trasposizione cartacea dell’immaginario collettivo: vi si trovavano Macondo, El Dorado, i forti della Legione straniera nel Sahara, il percorso della Transiberiana, i protagonisti della rivolta dei Boxer, le vicende coloniali in Sudamerica, l’epopea dei mafiosi di Little Italy e di Buenos Aires. C’era di tutto! Questi sono i luoghi lontani, sono i luoghi della fuga e dell’impegno, la biblioteca in cui si ripongono le cose che si devono ritrovare, per amor di giustizia e per sentirsi vivo, ancora una volta vivo. Queste poesie furono scritte tra la fine degli anni ‘80 e l’inizio dei ‘90, anni cruciali nella storia di ognuno di noi. Allora, in quella soffitta avevo accatastato i miei valori, lo sdegno civile contro ogni violenza, la memoria di cosa è stato il nazifascismo, ci avevo messo le guerre di Bosnia, Iraq e Kosovo, avevo conservato  in quella sorta di soffitta i valori dell’antimafia e dell’antirazzismo… Oggi è il momento di andarli a disseppellire. Come si vede i luoghi lontani non sono poi così lontani…

Quale grande poeta si potrebbe ritrovare in Distratti e lontani?

Ogni volta che si leggono racconti, si recitano versi, inconsapevolmente se ne assorbono voci, senso, costruzioni e suoni. I russi chiamano skaz, il modo con cui viene realizzato un racconto, l’atteggiamento con cui si realizza l’approccio a quella data materia. Il mio skaz deriva inevitabilmente dai grandi nomi della letteratura mondiale. Nelle poesie, nelle mie poesie, c’è tutto quello che ho ammirato in grandi scrittori come Neruda, Bonaviri, Puškin, Majakovskij ecc.. Amo Neruda per la capacità di rendere vive le cose e Buttitta per il dono di trasformare il quotidiano in impegno e magia, dal Puškin dell’Evgenij Onegin ho preso l’idea di poter narrare una vicenda utilizzando il verso.

Ma il mondo a cui mi sento più vicino è quello delle piccole cose. In questo sono debitore ad un altro grande menenino, Giuseppe Bonaviri e al gigante discreto della letteratura italiana contemporanea, Bertolucci. Ad esempio quando scrissi Sangue lontano io non avevo ancora letto La camera da letto di Attilio Bertolucci, ma lo avevo visto in TV recitare, rimasi folgorato come colpito rimasi vedendo L’albero degli zoccoli di Olmi. Ecco nelle poesie mi piacerebbe ricreare quel tipo di universo…

Un mondo familiare, arcaico come quello del tuo paese…

Le radici sono importanti. Sono di Mineo. Il legame tra Mineo e la poesia è molto forte, spesso sopravvalutato, ma molto forte. Aldilà dei miti che piace tramandare di Parnasso siculo, è vero che tutti hanno composto almeno un verso nella loro vita, che comporre non è un fatto ‘culturale’ ma ‘istintuale’, è vero che a differenza di altri posti fare poesia non è visto né come un vezzo adolescenziale né come un atteggiamento balzano. Basta pensare che sull’atto di morte di Paolo Maura, un poeta del XVII secolo, alla voce professione è scritto “poieta”.

In quel mondo paesano ho passato la maggior parte della mia vita. Come le letture che ho fatto, i libri che ho letto, i film che ho visto, le persone incontrate, Mineo ha contribuito a formare le immagini, le metafore, le sensazioni, gli odori che utilizzo cercando di ricreare il mio mondo poetico.

Ma in definitiva che cos’è la poesia.

Robert Frost diceva «la poesia è ciò che si perde in traduzione». Ma cosa si perde? Il suono, certo, ma anche tutto quel che una singola parola è capace di evocare in un lettore. La poesia a differenza della prosa è questo, è  evocazione.

Nota Biografica

Carlo Blangiforti è di Mineo (Sicilia), paese natale degli scrittori Luigi Capuana e Giuseppe Bonaviri. Nasce a Catania nel 1967.
Finite le medie intraprende studi tecnici prima a Caltagirone (CT) e poi a Catania. Perito informatico nell’86, si scrive all’Università di Torino in Scienze dell’Informazione, dopo due anni torna a Catania e si dedica allo studio del russo e del tedesco. Nel 1997 si laurea con una tesi di letteratura russa, La dimensione siberiana nell’esperienza di Čechov.
Subito dopo si trasferisce in Francia, a Lione, dove lavora all’Istituto Italiano di Cultura. Nel 2002 torna in Sicilia e si stabilisce per lavoro a Ragusa.

Appassionato da sempre di scrittura, ha composto numerose pièce teatrali rappresentate da compagnie amatoriali, ha scritto romanzi e racconti rimasti inediti e si è dedicato alla redazione e alla traduzione in italiano dell’opera omnia di un poeta vernacolare del Seicento siciliano, Paolo Maura.

Animatore di giornali estemporanei e di centri culturali di Mineo (Arci – Culturanova, Nuovi Alfabeti, Centro Culturale Permanente Paulu Maura ecc.), attualmente collabora a due giornali on-line (www.operaincerta.it e www.italianotizie.it) come autore di articoli e come ‘vignettista’.

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Distratti e lontani

Blangiforti Carlo
12,30 €, 2009, 120 p., brossura,
Firenze Libri,  Collezione Premio L’Autore

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