Rimosso il prefetto di Venezia

Print Friendly, PDF & Email

stor_17476849_59060A distanza di un anno dalla rimozione del Prefetto di Roma Carlo Mosca che si era opposto alla schedatura ed al prelievo delle impronte digitali dei bambini Rom, anche il Prefetto di Venezia  Lepri Gallerano segue la sua sorte per non avere impedito alla comunità rom di prendere possesso delle trentotto casette costruite dal Comune di Venezia per sottrarli ai disagi della bidonville che abitavano. Il Prefetto di Venezia sarà trasferito a quanto pare in Sicilia rinverdendo una tradizione del vecchio stato sabaudo che “puniva” i funzionari sgraditi inviandoli nelle isole, considerate sedi disagiate. Non sappiamo quanti altri casi di discriminazione avvengono nella pubblica amministrazione controllata con spirito fazioso dalla destra. È certo che prima ancora di vincere le elezioni venete la Lega fa una sorta di pulizia etnica preventiva per assicurarsi un corpo burocratico docile e disponibile ad essere plasmato dalla ideologia razzista.

I due Prefetti rimossi onorano la tradizione liberale e democratica dello Stato italiano antifascista capace di leggere ed applicare le leggi alla luce della Costituzione e dei suoi grandi principi. Il Ministro Maroni probabilmente avrebbe voluto che si creassero ostacoli burocratici insormontabili per l’assegnazione delle casette ai rom. Credo che questa comunità continuerà ad essere nel mirino dei leghisti e non avrà vita facile. Quando tutta l’amministrazione pubblica si sarà omologata con la quasi certa vittoria leghista alle elezioni regionali, tutto il Veneto diventerà una immensa prigione, un lager nel quale i Rom potranno subire soprusi e violenze di ogni genere con il consenso di parte della popolazione che da anni viene aizzata all’odio per i diversi.

Questo inquietante episodio di “normalizzazione” fascista avviene mentre D’Alema sventola la bandiera bianca della resa incondizionata alla destra rendendosi disponibile ad una legge ad personam che salvi il Presidente del Consiglio dai processi. Una resa incondizionata che è già avvenuta sul terreno sociale con la progettazione e l’approvazione assieme alla destra di misure che alterano profondamente il diritto del lavoro. I lavoratori italiani, abbandonati dalle Confederazioni nelle mani di un padronato che li ha profondamente umiliati, stanno perdendo, una dopo l’altra, tutte le garanzie che una legislazione illuminata e progressista aveva creato in tanti anni. Stanno perdendo anche il diritto di ricorrere alla Giustizia! Cinque milioni di loro vengono ricattati da contratti brevi con salari di fame ed una campagna di odio viene alimentata dal Governo per i lavoratori a tempo indeterminato che comunque non hanno alcuna speranza di migliorare il loro salario. L’Italia è un Paese in cui da un lato c’è gente che esporta all’estero ricchezze immense frutto dello sfruttamento altrui e di un mercato inesistente e dall’altro  milioni di infelici  che vivono al limite della sussistenza. Il divario tra ricchi e poveri cresce di giorno in giorno, si può dire di ora in ora, specialmente con la privatizzazione dei servizi che rincarano beni essenziali come l’acqua ed il trasporto.

Intanto la destra ha già alzato il patibolo per Di Pietro, reo di non essersi unito al coro cortigiano

di osanna al Capo del Governo che ha ricevuto a Milano le stimmate del martirio come Padre Pio.

Di Pietro si è limitato ad osservare che se c’è violenza questa viene istigata dal Capo del Governo e dai suoi giornali e dai suoi famigli. Basta vedere la registrazione del comizio di Milano per rendersene conto. È stato abominevole il tentativo perseguito per giorni di legare in qualche modo il gesto di Tartaglia ai “cattivi maestri” della sinistra additati dal piduista Cicchitto al linciaggio pubblico.

Ma il progetto del taglio a sinistra perseguito lucidamente dalla destra va avanti con la compiacenza di molti settori del PD. Ieri è stata resa extraparlamentare la sinistra comunista, oggi si criminalizza l’opposizione di Di Pietro. L’unica opposizione accettata dal Monarca e dal suo Regime è quella che accetta la rinunzia a tutti i suoi diritti, a cominciare dal diritto di discutere in Parlamento trasformato in votificio.

I regimi non vengono creati soltanto dagli aspiranti dittatori e dalle loro ciurme fanatizzate ma anche dalla arrendevolezza e compiacenza delle opposizioni che cessano gradatamente di essere tali.

La foto è tratta dal sito www.repubblica.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*