Nuova Zelanda: tragedia di balene

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balene-spiaggiamento_2Una vera e propria strage di cetacei è avvenuta durante lo scorso fine settimana in Nuova Zelanda. Ne sono morte almeno 125 tra ieri e oggi dopo essersi arenate su due spiagge della località turistica di Nelson, sull’isola meridionale del Paese. A Farewell Spit, a ovest della località turistica di Nelson, sono morte 105 balene pilota, mentre altri 21 cetacei si sono spiaggiati a Colville, nella penisola di Coromandel. I soccorritori intervenuti hanno fatto il possibile per evitare il peggio di una tragedia già consumata al loro arrivo. Nella zona nord sono riusciti a salvarne solo 43 (su 60) respingendole al largo. Al sud la maggior parte erano già morte, altre in pessime condizioni perché rimaste fuori dall’acqua per troppo tempo; respiravano ancora, ma non erano in condizione di sopravvivere per cui sono state soppresse.

Eventi di questo tipo si ripetono spesso nelle acque della Nuova Zelanda in cui i cetacei transitano. Diversamente da quanto accaduto solo qualche giorno prima nel Mediterraneo. Un fatto storico perché nel Mar Adriatico i capodogli capitano raramente. La costa pugliese del Gargano è diventata per un giorno triste cimitero delle balene. Sette esemplari sono stati trovati sul litorale al nord, lungo le coste del Gargano, fra Cagnano, Varano ed Ischitella, in prossimità del lago di Lesina.

Diverse le cause che hanno generato i due eventi, ma stesso tragico fenomeno conosciuto da tutti e da molto tempo: lo spiaggiamento, e quindi la morte di cetacei. Oltre 3000 i casi di spiaggiamenti di varie specie di mammiferi marini verificatisi negli ultimi 20 anni. Malattie, il sonno che coglie l’animale in acque basse, terremoti, uragani, inquinamento chimico e fonico, confusione causata dalle trasmissioni radio e televisive queste alcune delle cause. Secondo gli ambientalisti questi animali possono essere spinti sulle spiagge anche dalla contaminazione da sostanze tossiche e il super sfruttamento delle risorse ittiche. Tecniche di pesca che ostacolano il loro abituale percorso, i diversi sistemi di sonar, e specialmente quelli impiegati nella ricerca di sottomarini, sembrano essere un’altra causa che provoca lo spiaggiamento di diverse specie di cetacei.

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