Teso un agguato alla nazionale di calcio del Togo.

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Sangue è stato versato sulla Coppa d’Africa nella serata di ieri in Cabinda, l’enclave dell’Angola.

La nazionale di calcio del Togo di ritorno dal ritiro, avvenuto in Congo, è stata attaccata a colpi di mitra da un commando armato nella zona di confine tra la Repubblica del Congo e l’enclave dell’Angola.

Non ci sono morti tra i giocatori, dei due feriti uno è stato trasportato in Sudafrica per essere curato. Sono invece morti l’autista del pullman, l’allenatore in seconda e l’addetto stampa nazionale a causa delle ferite riportate.

Il governo dell’Angola ha provato a minimizzare l’accaduto, mentre la stampa ha tenuto desta l’attenzione più sull’evento sportivo che sull’orrore del gesto compiuto.

Si è parlato di “atto isolato” e di essere in grado di “garantire la sicurezza” di tutte le nazionali ma dopo ore di incertezza, il governo di Lomé ha deciso di ritirare la squadra dalla competizione.

“Questo gesto disgusta il mondo. E’ una storia odiosa, ripugnante”, ha commentato il ministro degli esteri francese, Bernard Kouchner, dopo un incontro – già programmato – a Brazzaville con il suo omologo congolese. L’agguato è stato rivendicato dal Fronte armato di liberazione nazionale (Flec), gruppo armato indipendentista cabindese. Nel 1975 – alla caduta della dittatura in Portogallo – il Flec aveva proclamato l’indipendenza della Repubblica di Cabinda. Pochi mesi dopo però l’Angola riconquistò la provincia che confina con il Congo-Brazzavile e, dopo decenni di scontri con vari gruppi di ribelli, nel 2006 si era arrivati ad un fragile accordo di pace. L’equilibrio, in una zona infestata da gruppi di criminali che agiscono anche sotto etichette politiche, è stato rotto ieri da un inferno di fuoco. Secondo un ministro angolano i ribelli venivano “dalla Repubblica del Congo” e lì sarebbero rientrati dopo l’assalto.

L’agguato, che  ha avuto una dinamica da film di guerra, è stato raccontato, tra gli altri, dal centrocampista dell’Aston Villa, Mustafa Salifou. Le raffiche di mitra hanno investito il mezzo mentre percorreva la strada fra Bicongolo e Chiculu, “appena 15 minuti dopo che eravamo entrati in Angola”. La squadra viaggiava in pullman proveniente dal ritiro in Congo. “Il bus è finito sotto il fuoco pesante dei ribelli – ha detto Salifou – L’autista del pullman è stato colpito ed è morto sul colpo. Così ci siamo ritrovati fermi in mezzo alla strada, senza alcun posto in cui andare. Quelli della sicurezza erano in altre due vetture. Erano una decina in tutto ed hanno risposto al fuoco. Ci hanno salvato la vita, La sparatoria è durata una mezz’ora e potevo sentire le pallottole fischiare attorno a me”.

Ora è  polemica per la scelta di far disputare sette partite della Coppa d’Africa in Cabinda. Per l’Angola doveva essere un modo per dimostrare al mondo di avere il pieno controllo sulla regione, i  fatti hanno dimostrato che non era proprio così.

Fonte: Ansa

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