La Scuola delle Mogli al Piccinni di Bari

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617-448x448Molière non delude mai ed è per questo che non può mancare nel programma della rassegna del Teatro Pubblico Pugliese. Si è concluso ieri al Piccinni di Bari l’annuale appuntamento con uno dei più grandi autori della storia del teatro. Quest’anno è stata portata in scena “La scuola delle mogli” di e con Valter Malosti assieme a  Mariano Pirrello, Valentina Virando, Giulia Cotugno, Marco Imparato, Fausto Caroli, Gianluca Gambino.

La commedia è stata prodotta da Teatro di Dioniso – Fondazione del Teatro Stabile di Torino  con il contributo di Regione Piemonte, con il sostegno del Sistema TeatroTorino e con la collaborazione Fondazione del Circuito Teatrale del Piemonte.

Una scenografia che non lascia dubbi sul tema della storia, un cervo dalle corna ramificate, un ceppo come Del Ceppo, titolo di cui si pregia il protagonista e poi una casa con tante finestrelle da cui fanno capolino i personaggi, in un gioco bizzarro di apparizioni e sparizioni perfettamente intonato alla storia che Molière ci tramanda.

Una storia in cui la farsa si intreccia con la tragedia, aspetto difficile come afferma lo stesso Malosti che così definisce l’opera di Molière: “Stabilito che La scuola delle mogli non è una semplice farsa, va detto anche che la farsa deve conservarsi, perché se non si fa ridere con questo testo, si fallisce.”

Arnolfo, il protagonista, è un ricco ed integerrimo borghese che beffandosi dei cuoi concittadini “cornuti e felici” pensa di prendere moglie e al tempo stesso difendere il suo onore. Per evitare l’oltraggio delle corna Arnolfo vuole sposare Agnès, conosciuta da lui in tenera età e di cui si è fatto “benefattore”, accertandosi che la sua educazione in convento la trasformasse in una ubbidiente ignorante.  

Sposo una deficiente / che dipenda da me completamente”, questo l’obiettivo di Arnolfo,  ma il destino ha progetti ben diversi. La bimba cresce e passa dalle mura del convento a quelle di una casa in cui gode solo della compagnia di due zotici servi. Ma lo splendido Enrique, quasi come un principe azzurro la fa innamorare e la solleva da quello stato di ignorante che poco si addice alle grazie della fanciulla, conducendo la storia verso un’inevitabile lieto fine.

La trasposione di Malosti sembra piacere molto al pubblico che, per quanto si mostri a tratti attonito dai colori vivaci che le parole di Molière assumono sulla scena, rimane in seguito divertito per la resa efficace dell’opera. Il ritmo del tempo è scandito da dialoghi “francesizzati”, una pseudo-parodia del francese di Molière, scandita da giochi musicali, un misto di musica e rumore, che in alcuni momenti diventa protagonista togliendo la scena agli attori.

I dialoghi seguono le metamorfosi di Agnès che, da bimba ingenuotta,  viene plasmata dall’amore prima in giovinetta innamorata e poi in donna piena di passione. Mentre il povero Arnolfo, all’inizio tanto sicuro delle sue teorie e delle sue trame  si chiude alla fine in se stesso perdendosi in sconclusionati ragionamenti. Ragione  e gelosia dilaniano le certezze dei suoi orditi.

Una trasposizione curiosa quella di Malosti, in cui le parole e i dialoghi di Molière diventano suoni, immagini, visioni, oniriche elucubrazioni che fanno ridere il pubblico lasciandolo al contempo sospeso nel gusto amaro della tragedia.  

La scuola delle mogli è  stata rappresentata per la prima volta il 26 dicembre 1662 nel Teatro del Palais-Royal a Parigi e rappresenta  il passaggio dal teatro comico del buono e del cattivo a quello realistico senza rinunciare al piacere del lieto fine.  La Scuola delle Mogli fece scandalo all’epoca, rappresentando un vero e proprio attacco alla morale e minando in seguito la fama di Molière.

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