Giorno della Memoria a Trento: Etty Hillesum “Cercando un tetto a Dio”

Print Friendly, PDF & Email

image[1]Oggi 27 Gennaio ricorre il “Giorno della Memoria” che nella sua istituzione, ricorda le innumerevoli vittime di Ebrei e altre categorie subumane che, vissero il sacrificio e lo sterminio Nazifascista, durante gli anni del Secondo Conflitto Mondiale.

Nella città di Trento, il Servizio Cultura, turismo e politiche giovanili, dello stesso Comune, propongono nella memoria di questa importante ricorrenza storica, uno spettacolo, “Etty Hillesum: Cercando un tetto a Dio”, con la regia di Andrea Chiodi.

Uno spettacolo che attraverso un monologo recitato da Angela Demattè, ricorderà Etty Hillesum che fu una grande scrittrice olandese oltreché una donna intellettualmente molto impegnata e dagli innumerevoli interessi culturali,  che ha vissuto da protagonista lo sterminio degli Ebrei, venendo nel 1943, deportata insieme alla sua famiglia, nel campo di Auschwitz.

Sarà il Centro Culturale Santa Chiara di Trento, ad organizzare questo imperdibile spettacolo, presso il Teatro Cuminetti in Via delle Orfane 13, Tel. 0461884220, nella serata di oggi e domani, 27 e 28 Gennaio 2010, alle ore 21.00; ingresso gratuito.

La storia di Etty si evolve tra Amsterdam dove nacque e Auschwitz dove, nel 1943 morì. Quando ancora la giovane donna si trovava ad Amsterdam, iniziò a scrivere le pagine di un diario e delle lettere fino al giorno in cui, arrivò la sua partenza per Auschwitz; diventa in quella circostanza, testimone oltreché cronista della sua stessa anima; un’anima in pena che deve trovare il coraggio per andare incontro alla suo lento spegnimento.

Le pagine di questo diario, interpretate attraverso un monologo, diventeranno ricordo e memoria storica di vicende umane indelebili e attraversate dal dramma; un mescolarsi di passione, conversione e raccoglimento spirituale.

Un tragico epilogo che accompagna il lungo viaggio di Etty e dei suoi simili che da Amsterdam e da altre postazioni europee, dovranno ritrovare la morte, il tragico spegnimento della loro anima, perché il regime nazifascista imponeva così.

Etty è consapevole nella sua anima della tragedia e di quella del suo popolo ma nonostante la crudeltà umana si abbatta sul suo destino e su quello di milioni e milioni di altri ebrei, i suoi occhi non riescono ad odiare.

Non era una mistica come potrebbe pensarsi, ma solo una donna speranzosa e piena di coraggio; riesce a guardare con occhi differenti la triste realtà dei suoi tempi, con intelletto e con curiosità cerca di raggiungere un senso, a tale destino avverso: “ E se Dio non aiuterà me, sarò io ad aiutare lui.”

Il monologo recitato ed interpretato da Angela Demattè verrà anche accompagnato dalle musiche di Ferdinando Baroffio e da un adattamento teatrale curato da Marina Corradi che ha anche tradotto l’essenziale delle lettere e pagine di diario che ci verranno riproposte nella speranza inaudita di Etty Hillesm.

Secondo la protagonista del dramma che è anche testimone oculare dello stesso, “La vita è meravigliosamente buona nella sua inesplicabile profondità”; lei cerca di entrare e dare visione dei pensieri umani che stanno per affrontare il patibolo.

Sono questi appunti scarni di una giovane ebrea che partita da Amsterdam, giungerà ad Auschwitz per trovare la morte; innanzi al sacrificio umano, lei riserva una speranza che la porta ad accettare il suo destino.

E’ così che attraverso una traduzione essenziale ripropostaci, si rivive dall’inizio alla fine, il dramma di Etty Hillesum una tra le tante anime sacrificate dal nazifascismo.

La sua morte e quella della sua famiglia, avvenne poco dopo il suo arrivo ad Auschwitz; era il 7 Settembre del 1943 quando vennero deportati nel campo di sterminio e da li, verso l’atroce morte.

Ecco una pagina significativa del suo Diario che risale al 1942, durante l’occupazione dell’Olanda.

  Sabato sera, mezzanotte e mezzo-(…)Per umiliare qualcuno si deve essere in due: colui che umilia, e colui che è umiliato e soprattutto: che si lascia umiliare. Se manca il secondo, e cioè se la parte passiva è immune da ogni umiliazione, questa evapora nell’aria(…)Si deve insegnarlo agli ebrei.Stamattina pedalavo lungo lo Stadionkade e mi godevo l’ampio cielo ai margini della città, respiravo la fresca aria non razionata; ma sopra quell’unico pezzo di strada che ci rimane c’è pur sempre il cielo(…)Possono renderci la vita un po’ spiacevole, possono privarci di qualche bene materiale o di un po’ di libertà di movimento, ma siamo noi stessi a privarci delle nostre forze migliori con il nostro atteggiamento sbagliato(…)

Trovo bella la vita, e mi sento libera.

I cieli si stendono dentro di me come sopra di me. Credo in Dio e negli uomini e oso dirlo senza falso pudore.

La via è difficile, ma non è grave.

Dobbiamo prendere sul serio il nostro lato serio, il resto verrà allora da sé.

(…) Quel pezzetto d’eternità che ci portiamo dentro può esser espresso in una parola come in dieci volumi.

Sono una persona felice e lodo questa vita(…)

Dal diario di Etty Hillesum

 

   

Fonte: www.lager.it; www.wikipedia.it ; infocultura@comune.trento.it  

 Immagine: www.immaginigoogle.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*