La shoah e l’Islam

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Ahmadinejad

Fanno sempre  molto notizia e scalpore in Occidente le prese di posizione di Ahmadinejad  che continua a  negare decisamente l’esistenza della Shoah.

Ma non si tratta di una personale e particolare opinione del leader iraniano ma di una convinzione generalmente  diffusa nel mondo arabo nel quale l’idea che i nazisti avrebbero sterminato circa sei milioni di ebrei trova poco credito a livello popolare .

L’idea che la Shoah sia una invenzione è stata poi ancora più rafforzata dal fatto che i negazionisti europei siano poi stati condannati da tribunali europei: è apparso come la controprova inconfutabile che si ricorra alla forza per impedire che possa essere detta  la verità.

 

Nel mondo islamico ha avuto particolare risonanza  l’intellettuale francese Roger Garaud, personaggio del corso intellettuale singolare. dapprima aderente al marxismol poi  si avvicinò  al cristianesimo per convertirsi  negli anni 80 all’Islam.

Una  sua pubblicazione “I miti fondatori della politica israeliana “ del 1996  è molto conosciuta in ambiente islamico: Garaudy esamina  le idee centrali che hanno presieduto alla formazione dello stato di Israele per affermare  che si tratta di miti che non corrispondono alla realtà storica: fra essi viene individuata anche la Shoah oltre alle  teorie del popolo eletto, della terra promessa, del miracolo economico israeliano.

Garaudy sostiene  che i forni crematori aveva lo scopo di circoscrivere  le epidemie, che le e camere a gas non sarebbero mai esistite  o non avrebbero mai funzionate, che non ci sarebbero prove sufficienti della  Shoah: si tratterebbe cioè di una leggenda postuma

Ma più che i  fatti particolari, egli pone la Shoah in una cornice generale che ne nega la eccezionalità. Non si nega che essi fossero deportati in massa e che essi in gran numero morissero durante la prigionia. Ma si iscrive il fatto in una cornice generale: durante la guerra la mortalità dei campi di prigionia fu sempre altissima e  milioni di prigionieri di tutte le nazionalità ebbero perdite altissime non inferiori  nel complesso a quelle degli ebrei.

I sionisti invece avrebbero estrapolato  la loro particolare vicende da quelle similari per crearne la eccezionalità che giustificherebbe di riflesso poi la eccezionalità della loro invasione della Palestina.

In questo senso la Shoah sarebbe uno dei miti fondatori dello stato di Israele.

 

Non possiamo qui esaminare criticamente tale teoria anche se ci pare in verità più cavillosa che sostanziale. Tuttavia va tenuto presente che il mondo islamico e non solo  Ahmadinejad, non crede alla Shoah.

Questo però non significa che gli arabi siano anti ebraici: essi affermano sempre che la loro lotta non è contro gli ebrei che convissero con  loro per oltre 1300 anni ma contro la aggressione sionista. In realtà la distinzione fra antisionismo e antiebraismo è più che altro teorica perchè in concreto  si tende a considerare ogni ebreo comunque un sostenitore o una spia di Israele.

Gli arabi sono tutti divisi su ogni cosa ma l’unica cosa che li unisce è l’odio verso Israele: per questo  ogni capo o capetto arabo, se vuole ricercare una facile popolarità,  minaccia Israele, più o meno come avveniva nel nostro medioevo quando i sovrani dicevano di voler fare una crociata.

Israele non è solo un piccolo territorio: è un simbolo, è una dramma  proprio personale per ciascun arabo di qualunque tendenza sia.

Ogni anno si ricorda  la NAKBA (catastrofe) della affermazione israeliana del 48, si parla di NAKSA (sconfitta) del 67, Gerusalemme è “AL QOODS “( la santa) perchè dalla rocca ascese Muhammed al cielo dove è la famosa moschea “AL ALAQSA ” ( la splendente, da cui i martiri di alaqsa) , e su Gerusalemme si arenò il negoziato con Arafat .

Gli arabi non possono ammettere che un piccolo stato come Israele riesca a tener testa a tutto il mondo arabo: pensano allora che gli ebrei controllano tutto l’Occidente che viene accomunato nella stessa condanna.

In questa cornice  prende corpo  l’idea che la Shoah sia una invenzione dei sionisti per giustificare la loro aggressione e l’Occidente è complice  consapevole di tale  mistificazione.

  

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