La Confindustria dentro il Congresso CGIL

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cgilDa un pezzo notiamo assonanze tra la  Marcegaglia ed Epifani. Mentre una parte della destra  rappresentata da Sacconi vorrebbe la ghettizzazione della CGIL e la sua chiusura nel lazzaretto degli intoccabili, la Marcegaglia ha sempre tenuto aperto un filo di dialogo con questa, naturalmente  all’interno di una sua  strategia di egemonia sociale e culturale. La CGIL annunzia uno sciopero prevalentemente rivolto a chiedere riduzioni fiscali. La Marcegaglia ed il giornale della Confindustria contemporaneamente chiedono una riforma fiscale e, se da un lato lodano Tremonti per avere evitato all’Italia la fine della Grecia, dall’altra diventano  sempre più insistenti nella richiesta di diminuire le tasse. Insomma un contrappunto che è anche gioco delle parti.  Io giudico perdente e deleteria per i lavoratori la linea della CGIL incentrata ad una difesa dei salari soltanto attraverso il fisco. Intanto ogni diminuzione del fisco si riflette a breve o lunga scadenza sulla diminuzione del welfare. Meno entrate fiscali è meno scuola, meno sanità, meno pensioni e meno salario differito sotto forma di servizi.  La diminuzione del fisco non conviene ai lavoratori ed al progetto di vita delle loro famiglie. Abbiamo visto il disastro provocato dall’abbattimento dell’Ici. Infatti meno tasse significano spiccioli in più per ogni singolo lavoratore e tanti miliardi in meno per lo Stato! Inoltre affrontare come tema centrale di uno sciopero soltanto la questione fiscale significa fare un favore alla Marcegaglia ed ai datori di lavoro: si lancia un messaggio che esclude aumenti salariali in busta paga. Insomma sembra che mentre la Cisl e l’Uil abbiano un asse con il governo e la destra italiana, esista un altro asse tra la Confindustria, il PD e la CGIL  fondato su  scelte del maggiore sindacato italiano basate su richieste di politiche economiche fotocopiate dall’ufficio studi della Confindustria e su un gioco di rimessa nella vicenda sociale. Insomma la Confindustria sta a monte e determina gli eventi, la CGIL si colloca a valle e cerca in qualche modo, dove proprio non può farne a meno, la riduzione del danno.

Scoppiato lo scandalo nella CGIL dei voti congressuali con l’autosospensione dei rappresentanti della mozione due dalla Commissione di Garanzia, trovandosi Epifani in evidenti difficoltà, la Confindustria interviene nel dibattito CGIL con un  occhiuto articolo sarcastico del Sole 24 ore che attacca Bertinotti e Cofferati per il loro sostegno alla mozione due. Li definisce “il gatto e la volpe” ed invita Epifani a fare come Mourinho cioè a fottersene di coloro che dissentono ed andare avanti per la sua strada.

Una strada che conduce all’inferno dal momento che la CGIL per quanto abbia una dirigenza di destra è vissuta dai lavoratori italiani come il loro Sindacato per antonomasia essendo sempre vivo il suo grande mito costruito negli anni che vanno da Di Vittorio a Luciano Lama. La CGIL non può assistere ancora per molto tempo allo schiavismo imposto a cinque milioni di persone con la legge Biagi. Quanto tempo potranno resistere i giovani a 400 euro al mese? Fino a quando le loro famiglie continueranno ad aiutarli forse si rassegneranno  a subire ma la corda è troppo tesa e rischia di spezzarsi.

La CGIL non può continuare ad assecondare le privatizzazioni che comportano aumenti delle bollette, che falciano gran parte degli stipendi e dei salari. La CGIL non può assistere ancora per molto ai licenziamenti per aziende che chiudono senza altra ragione che la ricerca di profitti ancora più grassi.

Sebbene la mozione Due non sia coraggiosa nell’affrontare i “fondamentali” della sofferenza operaia essa è già stata criminalizzata dalla Confindustria e dal corteo di pennivendoli che un giorno sì e l’altro no predicano la “modernità” consistente nella supina accettazione di salari sempre più bassi, uno Stato sempre più asservito ai privati, tutto per la gloria di quanti ogni estate si radunano a gozzovigliare  nel mare antistante Villa Certosa con le loro “barche” miliardarie attorno al capo della destra.

Le due mozioni che si contendono il Congresso della CGIL sono al di sotto della linea che potrebbe garantire la resurrezione dei lavoratori italiani dopo anni di sprofondamento nel pozzo delle sconfitte sociali. Bisognerebbe chiedere poche cose essenziali per il ribaltamento di uno stato di cose che sta riducendo venti milioni di persone e le loro famiglie alla povertà ed all’emarginazione: abolizione della legge Biagi, Salario Minimo Garantito, nazionalizzazione dei settori essenziali dell’economia, fine delle privatizzazioni ed abolizione immediata di tutte quelle che agiscono in regime di monopolio a cominciare dall’acqua.

Le due mozioni congressuali sono distanti anni luce da queste rivendicazioni.

Ma un Congresso, come uno sciopero, potrebbe dire cose diverse da quelle che si vorrebbe che

dicessero. Può sfuggire di mano alla nomenclatura  e dare una possibilità di condizionamento agli iscritti, la straordinaria base dei tesserati alla CGIL fatta di persone motivate, colte, combattive, con un vivo senso di giustizia. Nei palazzi e nei salotti le alleanze trasversali ed anomale possono fare il successo di una persona o di un gruppo. Nella coscienza profonda del Paese sono altri i valori e le bandiere da fare agitare dal vento.

Mentre l’ombra nera della miseria si stende su intere regioni del paese, risuona come attualissimo   Carlo Marx: “I lavoratori non hanno niente da perdere al di fuori delle loro catene” che tradotto significa: l’Italia ha bisogno di socialismo!| Vale la pena di lottare per questo se vogliamo evitare di degenerare in una massa di mendicanti che pietiscono un tozzo di pane!

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