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S_AGATA[1]

Sant’Agata patrona di Catania, nata da famiglia nobile, secondo la tradizione cattolica, visse tra il III e il IV secolo durante il proconsolato di Quinziano.

Sono prossime le tre giornate di ininterrotti festeggiamenti che porteranno il popolo catanese, ad invocare con fede e raccoglimento, il nome di lei, protettrice delle loro anime, tra mare e vulcano in un argenteo fercolo (a vara): è Sant’Agata.

Culto, devozione e folklore durante i quali, incalzano i festeggiamenti agatini dal 3 Febbraio nella serata dei famosi fuochi da’ sira o tri ( della sera del 3 Febbraio), al 5 Febbraio che vede la Patrona di Catania, rientrare in Cattedrale di Piazza Duomo in cui riposerà fino ai festeggiamenti estivi del 17 Agosto.

Da cinque lunghi secoli, sono consueti i festeggiamenti destinati a Sant’Aiutuzza; fiumi umani tra devoti e visitatori non occasionali che da ogni parte d’Italia, giungono un po’ per tradizione, un po’ per fede; un miscuglio di sacro e profano che non manca mai  in circostanze come questa.

Sono numerosi i ruderi che giacciono nel cuore storico della città di Catania che ricordano la vita, il martirio e lo spegnimento lento e sofferente della giovane Agata.

Oggi si possono ammirare nella salita dei Cappuccini, all’interno della chiesa di Sant’Agata al Carcere, i ruderi del III secolo d.C. che contengono la prigione dove Sant’Agata patì e morì; non dimentichiamo le chiese di Sant’Agata alla Fornace in piazza Stesicoro e di Sant’Agata la Vetere in via S. Maddalena, la prima cattedrale di Catania.

Ancora la Badia di Sant’Agata, la fontana di via Dusmet, il Duomo normanno-barocco.

I catanesi eressero il carcere come uno dei baluardi delle vecchie sue mura che risalirebbe alla fine dell’XI o all’inizio del XII secolo.

Il carcere era annesso alle costruzioni nei pressi del pretorio dell’antica citta’ romana dove c’era la residenza rappresentativa di Quinziano suo persecutore.

Vicino al carcere una pietra di lava, molto venerata, con l’impronta dei piedi di Agata.

È un’unione indissolubile quella tra Catania e la sua Patrona Sant’Agata, che coinvolge tutti,  dai più giovani ai più anziani; il popolo catanese in massa la venera, la acclama, rivolgendole durante le giornate dei festeggiamenti, preghiere e ceroni di qualsivoglia misura e dimensione invocando l’urlo popolare di devozione e sventolando con gioia il fazzoletto bianco: “Cittadini, Evviva Sant’Agata”!

Non mancano i fiori e le donazioni che ogni fedele con sacco e papalina, che compongono il costume tipico della santa festività di colore bianco per gli uomini e verde per le donne, rivolge con raccoglimento spirituale.

Semu tutti devoti tutti”, urla il popolo: “cettu, cettu”! (Siamo tutti devoti? Certo, certo), mentre il cordone che tira avanti il fercolo sacro di Agata, trainato con forza dai devoti entusiasti, avanza per le vie periferiche prima e centrali dopo della città di Catania, con le candelore al cospetto che danzano ostentando il loro movimento ondulatorio: che ricordiamo come la particolare “ballata delle Candelore”.

Dall’alba al tramonto tra i festeggiamenti agatini, la folla vede il nascere di un nuovo giorno di speranza e fede mentre Agata osserva, ci protegge e veglia su di noi.  A lei  rivolgiamo un Inno popolare con gloria e preghiera, “Cittadini, Evviva Sant’Agata”.

Inno popolare a Sant’Agata

Inneggiamo alla martire invitta

rifulgente di luce divina

inneggiamo alla grande eroina

presso l’ara cosparsa di fior

anelante di palpiti sacri

si diffonde la gioia nel cielo

ed all’ombra del mistico velo

sorga l’inno festoso dei cuor.

Tu che splendi in paradiso

coronata di vittoria

o Sant’Agata la gloria

per noi prega, prega di lassù

esultante nei duri tormenti

luminosa nel carcere oscuro

ella affronta con animo puro

le minacce d’un uomo crudel

non ascolta le vane lusinghe

le promesse d’un sogno radioso

vince il fuoco e del ciel armonioso

l’innamora l’eterno splendor

tu che splendi in paradiso

coronata di vittoria.

Oh Sant’Agata la gloria

per noi prega, prega di lassù

per i secoli vola il suo nome

e risuona pei monti e sul mare

circonfuso di sole l’altare

il suo corpo conserva fedel.

Su! Leviam cittadini l’evviva

al valor centenario possente

di colei che pregava morente

il signor della vita immortal.

Tu che splendi in paradiso

coronata di vittoria

o Sant’Agata la gloria

per noi prega, prega di lassù.

Fonte: www.wikipedia.it;

www.santagatatornaafleri.it/documenti/innotesto.pdf

Immagine tratta dal sito: www.immaginigoogle.it

Video: http://www.youtube.com/watch?v=O_xqHyMqnbk

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