Perché Obama incontra il Dalai Lama

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dalai lama

Oggi il Dalai Lama sarà ricevuto dal presidente Obama e dal Segretario di stato Clinton. L‘incontro non avverrà nella Sala Ovale per non dare ad esso un valore propriamente politico istituzionale. Il Dalai Lama viene infatti ricevuto solo in quanto leader religioso, rappresentate di una minoranza etnica ma senza alcun ruolo istituzionale. Gli Stati Uniti infatti riconoscono la piena sovranità della Cina sulla provincia del Tibet  e d’altra  parte anche il Dalai Lama non la contesta limitandosi a chiedere semplicemente una maggiore tolleranza per le sue tradizioni religiose  e una maggiore autonomia.

Tuttavia la Cina si è sempre  decisamente opposta a questo incontro in ogni modo  arrivando a minacciare velatamente anche ritorsioni nei rapporti con gli USA e oggi la stampa cinese ignora l’incontro.

I cinesi accusano il Dalai Lama, che fuggì dal Tibet nel 1959, di essere un traditore, di essere un “lupo travestito da monaco”, non gli riconoscono alcun ruolo religioso in quanto riconoscono come leader dei  Tibetani il Panchem Lama, altra figura religiosa che collabora pienamente  con le autorità cinesi. Pertanto considerano l’incontro di Obama con il Dalai Lama come un affronto, uno sgarbo in un paese in cui i segni, i  simboli hanno una valore straordinario.

 

Perche allora Obama ha voluto questo incontro?

In parte ha voluto calmare quegli ambienti  più idealistici  che difendono le libertà e la tolleranza come  ideali fondanti dell’America presso  i quali la causa  del Tibet è, da sempre, estremamente popolare.

Ma la vera ragione probabilmente è molto più realistica, da ricercarsi  in una difficile partita diplomatica fra le due super potenze.

L’incontro è stato, infatti, preceduto dalle proteste per la censura su Google considerato  dalla Cina come un indebito intromissione nei suoi affari interni, soprattutto dalla fornitura di armi al Taiwan visto come un tentativo per ostacolare i grandi sforzi che la Cina sta facendo per riunificare la sua ultima provincia ancora separata.

L’America vuole l’aiuto cinese, soprattutto nella questione del nucleare iraniano e  la Cina si è sempre opposta ad efficaci sanzioni contro  quel paese di cui invece intende assicurarsi grandi quantità di petrolio di cui ha bisogno la sua economia.

Le mosse americane vanno lette allora come un pressione indiretta per indurre la Cina a collaborare con l’Occidente.

Non possiamo sapere, ovviamente, se una tale politica darà alla lunga buoni risultati o risulterà controproducente: in verità, considerando la grande importanza che i cinesi attribuiscono alla loro dignità, per secoli calpestata, propendiamo per la seconda ipotesi.

 

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