I Giganti della Montagna al Piccinni di Bari

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Pirandello6In questi giorni la prima nazionale de “I Giganti della Montagna” di Luigi Pirandello sta calcando le scene del teatro Piccinni di Bari. La rappresentazione è stata realizzata con la regia dei Diablogues Enzo Vetrano e Stefano Randisi, anche attori assieme a Ester Cucinotti, Maria Cucinotti, Giovanni Moschella, Antonio Lo Presti, Margherita Smedile, Giuliano Brunazzi, Eleonora Giua, Marika Pugliatti, Luigi Tabita, Paolo Baietta.

Vetrano e Randisi, siciliani e allievi di Leonardo Berardinis, uno dei protagonisti del teatro di ricerca italiano, hanno iniziato il loro viaggio sulle scene con Pirandello nel 1999 con il “Berretto A Sonagli”, a cui seguirono “L’uomo, la bestia e la virtù” e “Pensaci Giacomino”.

I Giganti della Montagna fu l’ultima opera di Pirandello, rimasta incompiuta a causa della sua morte nel 1936. Fu il figlio Stefano, a cui il padre aveva raccontato la conclusione prima di morire, a ricostruire il finale della storia.

Si raccontano le vicende di due compagnie di teatranti, quella della contessa Ilse e quella degli “scalognati” guidata dal mago Cotrone, impersonato da Vetrano, mentre per Ilse si alternano nella storia le sorelle gemelle Maria e ed Ester Cucinotti. La compagnia della Contessa a causa di un “voto d’amore” è condannata a rappresentare sempre la stessa opera “La favola del figlio cambiato” che ormai però non riesce più ad andare in scena perché nessun è più in grado di comprendere il significato della Poesia pura. Così i teatranti arrivano alla villa di Cutrone dove attraverso un gioco di magie, misteri, doppie identità e sogni, la poesia ritrova le parole perdute e la villa offre ai teatranti le scene, la musica e l’atmosfera che non riuscivano più a produrre.

Cotrone invita Ilse a rimanere nell’unico luogo in cui la sua poesia può rinascere a nuova vita ma la donna non si sente di chiudere il teatro in quelle mura, lei rappresenta la purezza del teatro stessa, colei che, a costo della sua stessa vita, deve continuare a portare la poesia fra la gente dove essa deve vivere.

La rappresentazione Vetrano e Randisi ti coinvolge completamente, non ti lascia indifferente, ti trasporta sulle scene con sé in perfetto stile pirandelliano.

Chiudiamo con le parole dei registi che ben descrivono le vibranti pulsazione della loro opera:”Vogliamo che la nostra Ilse ci lasci il dono del teatro che non muore, come l’olivo saraceno che Pirandello sognò e descrisse al figlio prima di morire, quell’olivo che alla fine del terzo atto doveva rimanere al centro della scena e rappresentare e contenere il passato, il presente e il futuro”.

Le prossime rappresentazioni saranno a Cremona il 3 e 4 Marzo, dal 9 al 14 Marzo a Imola, dal 24 al 28 Marzo a Cagliari.

Foto tratta dal sito http://ubaldoriccobono.splinder.com/archive/2007-04

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