Anna Maria Castelli inaugura “Note di Notte Winter”

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cannizzarocastelliwlafranceAnna Maria Castelli, una delle più importanti rappresentanti del Cabaret e del Teatro musicale europeo, accompagnata al pianoforte da Giorgio Cannizzaro, ha inaugurato “Note di Notte Winter al  Joy Club di Modica. In seguito allo slittamento (da gennaio ad aprile) del concerto dei Radiodervish, la programmazione invernale dell’Associazione “The Entertainer” è cominciata con “W la France! Omaggio alla canzone francese”.

Torniamo un po’ indietro negli anni… come è nata questa passione?
Dobbiamo tornare indietro di tanto… Devo dire la verità, io credo di aver cominciato a cantare più o meno quando ho cominciato a parlare. Sono figlia di migranti e quindi la prima lingua che pare io abbia parlato fosse il tedesco, immagino che io non cantassi in tedesco però non appena siamo venuti in Italia, avevo circa 4/5 anni, mi ricordo che quando c’era il Festival di Sanremo praticamente la seconda sera sapevo già metà del repertorio perché era tutto molto bello, molto orecchiabile. Poi io avevo il papà che suonava la fisarmonica e quindi, con i dischi o con il babbo, c’è sempre stata la musica in casa. Io e la musica come passione siamo cresciute insieme; poi, dopo,è stato un travaglio arrivarci e poterlo fare come scelta di vita perché papà, uomo del sud, pensava che le femmine non dovevano fare queste cose. E quindi ho dovuto aspettare un po’!

Quale è stato l’evento che ha rappresentato la svolta della tua vita?
Io cantavo, ma non pensavo di farne una professione perché avevo preso altri percorsi. Comunque, sicuramente il secondo figlio. Mi sono detta, sono sposata, ho avuto i figli, ho fatto tutto quello che dovevo fare, ora posso veramente cominciare, quanto ci impiego ci impiego! Certo non avevo più l’età per poter fare un certo tipo di percorso e di carriera, ma forse non mi interessava, io volevo essere esattamente quella che sono. Non sono di massa ma, come si suol dire, di nicchia. So che chi viene a vedere un mio concerto ha voglia di andare via portando a casa qualcosa. Ho scelto di fare un percorso, ma nello stesso tempo senza dimenticare gli impegni precedentemente assunti, integrando la vita privata con quella professionale.

Ti definiscono un’artista senza confini… hai preso parte anche ad un progetto di musica elettronica!
Esattamente. Ho anche altri impegni che non sono di musica elettronica, ma sono il prodotto di una collaborazione proprio con lo stesso musicista, Dario Martinelli, docente di musicologia ad Helsinki. Una persona talentata, piena di risorse e di un’intelligenza straordinaria che in Italia non aveva nessuno sbocco. Con lui abbiamo fatto un progetto che si chiama “Estetica dell’errore”, praticamente da tutta una serie di errori venivano fuori delle composizioni originali dove io improvvisavo con la voce, quindi solo improvvisazione, senza testo. Io non sono un’attrice folle (ride), ma una ricercatrice delle sonorità e ho bisogno sempre di molto silenzio dentro di me per poter provare e creare la sfida per ogni brano.

Insieme alla musica il teatro..
Mi definisco cantattrice perché per me cantare o recitare è uguale, anche quando faccio un testo interpreto. Ho diversi progetti, uno molto ambizioso, che ho portato in teatro due settimane fa che si chiama “Religioni contro”. Si tratta di un dialogo tra Giuda e Maria Maddalena quindi uno scontro all’interno della stessa religione, due punti di vista molto diversi e molto interessanti. L’attore è Omero Antonucci, quel famoso attore cinematografico che ha fatto “Padre padrone” di Taviani, un attore ultrasettantenne, molto bravo. Al Rossetti di Trieste ho fatto “Un giorno in arancione” con un altro attore Mario Valdemarin. È stato un lavoro molto bello. Lui era questo uomo anziano che con la metafora della montagna si avviava verso la fine della sua vita, una bella riflessione; io facevo la sua memoria cantata. La gente, che andava via emozionata, era veramente stupefatta di come riuscivamo a creare un unico linguaggio.

Un concerto omaggio alla musica francese… cosa rappresenta per te la Francia?
La Francia è molte cose, è piena di stimoli, trovo che ha avuto un patrimonio poetico e filosofico veramente molto, molto intenso che noi non abbiamo o abbiamo un po’ trascurato. Io mi sento molto esistenzialista con questa tendenza “drammatica”, ma con tutte le virgolette del caso… Ho fatto l’Opéra du Pauvre” di Léo Ferrè, cioè una cosa che non puoi fare se non hai un’anima a disposizione da mettere in gioco. La Francia ha vissuto l’integrazione culturale in modo diverso e quindi anche artisticamente riesce a mettere a frutto tutto questo, a differenza dell’Italia dove il problema integrazione significa solo tentativi più commerciali che altro!

Hai affrontato questo problema in un tuo album…
In “Mare di Mezzo” che non ho portato questa sera perché ho scelto di portare “(R)esistere”, con la R tra parenesi, perché è un momento in cui si deve resistere veramente rimanendo integri e con una morale propria che va affermata. Esistere no sopravvivere, esistere come unità ed unicità.

Intervista del 14 febbraio 2010

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