Mountainbike, Giornata Nazionale Ferrovie Dimenticate

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Locandina_ferrovie_dimenticateIl 7 Marzo 2010 ricorre la Giornata Nazionale delle Ferrovie Dimenticate. In questa occasione l’Associazione MTB Sicilia “I Vispi Siciliani”, organizza una manifestazione per riscoprire un importante sito ferroviario ricadente nel territorio di Piazza Armerina denominato “A Piducchiusa”. Ma ripercorriamo la storia di questa vecchia linea ferroviaria che ha rappresentato una importantissima “Via dello zolfo”.

Restò in servizio dal 1924 al 1963, la ferrovia a scartamento ridotto Piazza Armerina-Valguarnera-Assoro, uno dei rami complementari delle ferrovie in Sicilia, che era costato almeno un ventennio di lotte politiche portate avanti senza complessi dalla classe politica e dal popolo di Piazza Armerina. L’iniziativa dell’Associazione Mtb-Sicilia “I Vispi siciliani”, che, grazie all’impiego della mountain bike, sta riportando all’attenzione di centinaia di sportivi questo ramo ferroviario, ormai dimenticato da anni, riaccende la memoria di speranze di riscatto e del difficile rapporto tra la gente del centro dell’Isola e il potere dello Stato.

E sì, perché la ferrovia in Sicilia fu storia di pressioni, di raccomandazioni, di baronie, di interessi precisi, di occasioni mancate. Lo scandalo era evidente e, negli anni settanta del secolo milleottocento, lo sconcerto colpì le cittadinanze dei comuni di Palagonia, Lentini, Carlentini, Scordia, Francofonte, Militello Val di Catania, Mineo, Grammichele, Caltagirone, S. Michele di Ganzeria, San Cono, Mirabella Imbaccari, Piazza Armerina, Aidone, Mazzarino, Barrafranca e Pietraperzia: più di duecentomila abitanti furono privati del servizio ferroviario, per una furberia senza costrutto, una deviazione della linea Catania-Palermo che, invece di attraversare ricchi e popolosi territori, fu fatta passare per le desertiche aree della Piana del Dittaino.

Ed è grazie a Marco Incalcaterra, che questa vecchia storia, dai toni tanto attuali, riemerge alla memoria, attraverso un raro e prezioso opuscolo della sua biblioteca, nel quale, con l’intonazione aulica e forbita dei documenti ufficiali del tempo, ma con rara diligenza di dati e numeri, l’avv.

Giuseppe Arcurio, piazzese, studioso della materia ferroviaria, appassionato di economia e soprattutto cittadino innamorato della sua Città, provvede a raccontarcela.

Arcurio, nel suo intervento stampato nel 1886, in Piazza Armerina, dallo Stabilimento tipografico

di Adolfo Pansini e dal titolo assai chiaro: “I mille chilometri di Ferrovie Complementari – Diritti della Città di Piazza Armerina e della Provincia di Caltanissetta”, non riesce, in premessa a sottacere la sua personale delusione per le polemiche e le falsità, nate dal contesto politico cittadino, per confutare certe sue tesi, sostenute con rara lucidità avanguardista agli inizi degli anni settanta, che sarebbero divenute patrimonio comune nel giro di qualche tempo. Ma prevale nello studioso l’orgoglio di aver ricevuto incarico da una Commissione permanente del comitato Monarchico-Costituzionale-Elettorale di Piazza Armerina: di scrivere una monografia che valga a dimostrare come il reclamato congiungimento ferroviario alla stazione di Assoro-Valguarnera, anziché un favore, sarebbe la riparazione di una grande ingiustizia e il mantenimento di vecchie promesse governative.

Un’antica abitudine della città di Piazza Armerina, dunque, quella di irridere alle iniziative dei suoi cittadini migliori, quelli che guardano con vista lucida al futuro, coperti spesso di insulti o peggio di indifferenza, salvo far diventare comune quel pensiero, poco prima irriso e magari addirittura appropriarsi, poco dopo, della paternità dell’idea. Ma Arcurio ama troppo la sua Piazza e scrive, con ardore, con intelligente analisi, con spietata durezza contro i vizi del potere politico che «sbrana» elettoralmente la Provincia di Caltanissetta, unendo Piazza Armerina ed Aidone al collegio di Caltagirone in Provincia di Catania, Niscemi al Collegio di Comiso, Licata della Provincia di Agrigento, invece, unita a Terranova di Sicilia (l’odierna Gela) e infine Petralia Soprana, della Provincia di Palermo, incredibilmente sede del Collegio elettorale della Provincia di Caltanissetta.

Un quadro così, documenta l’avv. Arcurio, impedisce il legittimo esercizio delle rappresentanze parlamentari. Ecco perché tanti diritti sacrosanti vengono negati a queste genti laboriose ed ecco perché dobbiamo alzare la voce per reclamare una riparazione all’errore e all’offesa dell’improvvida deviazione della più importante tra le linee ferroviarie siciliane (la Catania-Palermo) sulle lande desertiche del Dittaino; errori che avevano vanificato le speranze di avanzamento

economico e sociale delle nostre terre.

A concorrere, perché Sua Eccellenza il Ministro dei Lavori Pubblici On. Zanardelli disponesse

l’avvio degli “studi” per le tratte ferroviarie richieste di Piazza Armerina-Caltagirone e Piazza Armerina-Valguarnera-Assoro, si impegnò una commissione di cui faceva parte il Sindaco Cav. Notaro Remigio Roccella, con il Presidente del Consiglio provinciale di Caltanissetta e con il Presidente della Congregazione di carità. La Commissione si recò a Roma e fu ricevuta dal Ministro, alla presenza del Commendatore Vincenzo Cordova, deputato al Parlamento e rappresentante di Aidone, e del Commendator Sebastiano Arena, rappresentante di Valguarnera. Otterranno ascolto. Ma ci vorranno ancora alcuni anni e nuovi interventi, dopo amministrazioni comunali claudicanti e votate all’oblio, (Oh, come la storia si ripete!!!) il nuovo Sindaco, cav. Crescimanno, riprese con vigore la lotta politica per il riconoscimento del diritto dei piazzesi a quella ferrovia.

Il volume di Arcurio non arriva alla soluzione del problema. Nel 1886, data di pubblicazione

della monografia, fu ottenuta dal governo la classificazione delle tratte richieste nella quarta categoria (un lusinghiero risultato che poi si tradurrà nelle opere concrete). Nemmeno sappiamo se il valente Avv. Arcurio abbia potuto vedere da vivo l’inaugurazione della ferrovia nel 1924. Ma quella riparazione, da lui tanto reclamata per la sua Città e il suo popolo, avvenne.

Ed ora ai Vispi siciliani il testimone: perché quella linea ferroviaria, che fu un’importantissima “Via dello zolfo”, coi limiti dello scartamento ridotto e delle forti pendenze che richiedevano macchine potenti e sacrifici enormi ai passeggeri (oltre che il lento intervento della cremagliera), era comunque strumento di ricchezza e di sviluppo e avrebbe potuto continuare ad esserlo in nuova

logica del turismo ferroviario. La logica delle vie dolci e lente, della scoperta della natura e dei luoghi, della valorizzazione delle aree interne.

Adesso, su quella “tratta della riparazione”, si impone un’altra riparazione alla violenta azione della soppressione.

Nel 1963, mentre era Giuseppe Sammarco Sindaco di Piazza Armerina, il governo nazionale comunicò la decisione di tagliare la tratta Dittaino-Valguarnera-Piazza Armerina-Caltagirone. La popolazione si ribellò, scese in piazza, si registrarono gravi disordini, ma la protesta non valse a nulla. La ferrovia fu soppressa, la stazione abbandonata, le rotaie smontate, per anni si commerciarono abusivamente le traversine, per farne mobili e parapetti di camini, tutto fu distrutto. Finì un’epoca.

Un’altra ferita per Piazza Armerina, cui si aggiunsero la soppressione degli Uffici finanziari e poi della Pretura. La Città restò allibita e avvertì il potere centrale come ostile. L’emigrazione colpì fortemente la città. Le migliori braccia, le migliori intelligenze, si spostarono al nord, in Italia e all’estero; molti raggiunsero i loro parenti già emigrati nel primo dopoguerra in America e in Australia.

Adesso non sarà certo una pista ciclabile a risanare la ferita inferta allora. Ma almeno sarà una consolazione: la memoria, la conoscenza, la riconoscenza, la riparazione della riparazione.

Fonte: www.mtbsicilia.com

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